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Venosa Boreano foto di Martina Leo
Venosa Boreano foto di Martina Leo

Venosa, 2013-08-22 – La vicenda di tanti uomini, che ogni anno in estate giungono nelle zone di Boreano (Contrada di Venosa) per la raccolta dei pomodori, va avanti ormai da quattro anni, tanti, troppi anni! In case diroccate di 80 mq vivono dai 20 ai 35 immigrati di nazionalità del Burkina Faso, del Mali e del Ghana per lo più giovani che sono alla ricerca di un lavoro rifiutato dai nostri braccianti e sono una risorsa per i nostri agricoltori. Nella zona in cui stazionano non vi sono servizi (acqua, energia elettrica, bagni, ecc.). Nel momento topico della raccolta vi saranno oltre 800 immigrati privi quasi di tutto il necessario per affrontare la difficile vita nelle campagne.In occasione della giornata del rifugiato a Potenza, presso la sala consiliare della Provincia,vi è stata la partecipazione di tanti soggetti interessati a gestire la cosa pubblica, l’accoglienza, la solidarietà.

A preoccuparsi di questa situazione è il direttore della Caritas Diocesana di Melfi-Rapolla e Venosa, dott. Peppino Grieco: “Ognuno ha rappresentato quello che grazie alla “sua” opera o a quella della propria associazione o gruppo di appartenenza, è riuscito a fare in questi anni per queste persone e poi, per ciascuno, per ogni parola, per ogni idea, per ogni proposta, per ogni disponibilità, applausi a cascata, applausi per tutto e per tutti. Anche per noi che siamo in prima linea. In quella sala mi sono chiesto: cosa succederà domani dopo questa occasione? Che cosa accadrà il prossimo agosto, Settembre ed Ottobre?È una storia che va avanti da troppi anniper essere ancora oggi, ai “blocchi di partenza”, “decidere quale accoglienza offrire”, “come”, “dove”.

Unica e sola certezza di ogni anno è il loro arrivo!

Unica emergenza ormai solo quella da parte nostra, che ci trova sempre, “tutti” impreparati!

… quali e quanti passi si sono fatti in questi anni?

Siamo tutti pronti a elencare quanto abbiamo fatto! Poco! Veramente poco da parte di “tutti”.

Se iniziassimo a elencare quello che avremmo dovuto fare e che non abbiamo fatto, sicuramente avremo poche cose per le quali applaudire.

In questi anni, quanti incontri, quante riunioni intorno a “tavole rotonde” in luoghi ufficiali e non, per sentir ripetere ogni volta, ogni anno, sempre lo stesso ritornello: stanno per arrivare! sono alle porte! che cosa facciamo! dove li mettiamo!

E puntualmente i nostri amici sono arrivati.

Parliamo di accoglienza, credo che questa parola non dovremmo neppure pronunciarla per amore e rispetto delle persone che diciamo di accogliere e del significato forte, vero e profondo della stessa parola, “accoglienza” !

A volte mi chiedo se in noi ci sia davvero la volontà di accogliere queste persone.

Parlano i fatti e i fatti dicono che per loro, per questa gente, si sono riservate, utilizzando le parole di Papa Francesco, le periferie … da sempre!

Loro, non sanno se avranno un luogo dove poter dormire o dove mangiare, non sanno se avranno la possibilità di fare una doccia dopo una giornata di lavoro quando il lavoro c’è, non sanno se troveranno una mano amica.

È vero anche che c’è bisogno di tante forze, di tanto impegno, di tante mani, di tanta volontà per accogliere le sette-ottocento persone.

Ciascun soggetto deputato o meno alla gestione dell’accoglienza, da solo non potrà farcela nel tentativo di offrire un minimo di ospitalità, le persone da accogliere sono davvero tante!

Qualcuno ancora oggi, chiede di far conoscere questo fenomeno … “se ne deve parlare”, “occorre che la gente sappia”, (la conoscenza è doverosa, ci mancherebbe altro)!

Ma in virtù proprio di questi anni trascorsi, mi chiedo come mai ad oggi di questo fenomeno se ne sappia ancora davvero così poco!

Forse non abbiamo voluto vedere, forse non abbiamo voluto sapere, forse non abbiamo voluto interessarcene, forse non abbiamo avuto i mezzi e le possibilità per tentare di prenderci cura dei nostri fratelli… forse!

È una storia troppo lunga, quella di tanti uomini che ogni anno con la speranza nel cuore, giungono nelle nostre zone solo con tanta voglia di lavorare, per assicurare, come fa ogni buon padre, il pane per i propri figli. È una storia troppo lunga, quella di tanti uomini che con le lacrime agli occhi e il dolore nel cuore, lasciano la loro amata terra per andare a cercare altrove la vita!

Affinché non siano solo pensieri di una sera di festa d’estate …d’intesa con il nostro Vescovo Mons. Gianfranco Todisco, chiediamo a tutte le parrocchie della Diocesi di prendere a cuore la situazione di Boreano e di voler contribuire a rendere meno drammatica la condizione di vita di tante persone che cercano di trovare il minimo per vivere.

Vi elenchiamo ciò di cui hanno bisogno:

VIVERI: latte, fagioli, riso, pasta, tonno, lenticchie, pelati, biscotti, olio, zucchero, ecc.;

INDUMENTI: pantaloni, giacche, felpe, ecc.

COPERTE, MATERASSI o altro materiale similare.

SCARPE: dai numeri 43 in poi.

A partire dal 20 Agosto tutto il materiale raccolto va portato presso il salone del S. Cuore di Venosa dove i volontari provvederanno a distribuirlo ai migranti di Boreano. E’ anche possibile, per chi desiderasse recarsi a Boreano, contattare il CDA di Venosa e concordare la distribuzione presso i casolari.

Il numero da contattare è quello del Centro di Ascolto di Venosa -cell. 393.93471454 a cui risponde Anna Minutiello, responsabile della raccolta e distribuzione viveri per i migranti.

I ragazzi africani di Boreano vi ringraziano in anticipo per la generosità con la quale accoglierete l’invito della Caritas Diocesana e per la sensibilità che dimostrerete nella raccolta dei materiali elencati.

Grazie per l’impegno e per la vostra disponibilità restando a disposizione per ogni utile informazione relativa all’accoglienza dei migranti”.

Lorenzo Zolfo