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Il territorio del Vulture rappresenta attualmente il primo motore di crescita dell’economia in Basilicata. Il comparto delle produzioni agroalimentari, rappresenta il 27 % del totale delle produzioni lucane, per un valore di 159 milioni di euro. Aggiunto a questo comparto agroalimentare, esiste un comparto industriale formidabile (SATA e indotto) che produce un fatturato valutabile in 7 miliardi di euro annui e che porta quindi, di gran lunga al primo posto, in Basilicata, il fatturato totale delle produzioni in questa area.

Il reddito pro capite netto nella zona del Vulture nel 2015 è pari a 20.450 euro, risultato che pone al primo posto in Basilicata le popolazioni residenti.
Con questi dati positivissimi LA PROGRAMMAZIONE del legame tra Turismo, Agricoltura, Servizi e Industria rappresenta il punto centrale per la creazione di valore delle imprese, dei commerci e dello sviluppo programmato del territorio. Il Vulture deve diventare un territorio dove attuare un modello di sviluppo sostenibile fondato sul rafforzamento programmato dei legami tra agricoltura, attività economiche, territorio e ambiente.

Tale modello di sviluppo si deve fondare sulle produzioni tipiche (DOC e DOOP), sui servizi di qualità, sulla rinnovata cultura industriale mutuata dagli insediamenti industriali, sul rispetto del paesaggio e delle risorse naturali, sul capitale storico e quindi turistico, sulle risorse idriche e sulle bellezze naturali come i laghi di Monticchio.

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foto dal web

Il settore Agroindustriale del Vulture rappresenta una ulteriore opportunità di crescita per tutta l’economia del territorio, in una logica di “sistema” che punti a superare le attuali debolezze legate, alla piccola dimensione delle imprese commerciali, artigianali, alla scarsa propensione agli investimenti in ricerca e sviluppo, all’inadeguato sostegno al marchio e alla distribuzione, senza tralasciare l’auspicio di un necessario cambiamento culturale che tenda a favorire l’integrazione e l’internazionale delle aziende locali.

Naturalmente, in una ottica programmatoria, secondo i principi dello spostamento degli investimenti dalle persone alle cose, diventa sempre più necessario agire secondo un piano socioeconomico strutturato che possiamo così definire:
“ottenimento del risultato, raggiungendo una meta prefissata, in un tempo certo”.
Con questo vogliamo dire che la socioeconomia di un progetto di sviluppo può solo essere costruito da un piano economico che abbia nell’obbiettivo prefissato il suo successo o il suo fallimento.
Facciamo due esempi concreti:
1) PROGETTO PARCO DI MONTICCHIO E SUO UTILIZZO TURISTICO. La giunta regionale della Basilicata ha approvato, con decenni di ritardo, il disegno di legge per l’istituzione del Parco naturale regionale del Vulture. L’area protetta, dovrebbe comprendere i comuni di Melfi, Rionero in Vulture, Rapolla, Barile, Ripacandida, Ginestra, San Fele, Atella e Ruvo del Monte, in provincia di Potenza, e sarebbe costituito da un’area centrale, che corrisponderebbe con la Zona di conservazione speciale e Zona di protezione speciale del Monte Vulture.

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CONSIDERAZIONI: A) Ritardo mostruoso nella istituzione del Parco. B) Nessun progetto concreto di uso del Parco e tempi di realizzazione. C) Nessuna programmazione e progetti sul miglioramento della fauna, flora, acque, aree turistiche per infrastrutture, aree edificabili protette e per ricettività, attività ludiche (golf), aree di divertimento e tempo libero, creazione di spiagge artificiali protette (piscine lacustri), piste ciclabili, sentieri montani, funivia, depurazione e smaltimento delle acque, sistema viario, ecc.

CONCLUSIONI: è venuto meno il principio dell’ “ottenimento del risultato, raggiungendo una meta prefissata, in un tempo certo”. Quindi ?? Nessuna realizzazione così come descritto sarà realizzata nei prossimi 10 anni, quindi, NESSUN RISULTATO.

2) PROGETTO VALORIZZAZIONE PARCO INDUSTRIALE DI SAN NICOLA DI MELFI CON RELATIVA INTEGRAZIONE, TRA INDUSTRIA, RICERCA, SCUOLA E TERRITORIO. E’ passato più di un ventennio da quando esiste il più avanzato complesso industriale produttivo d’Europa nel Vulture che ha portato modifiche nella struttura sociale ed economica della zona intera. Straordinario evento che solo è stato usato come luogo di lavoro, ma che non è stato inserito in un contesto socioeconomico di integrazione culturale e sociale di sviluppo. Bisogna domandarsi se occorreva prestare una maggiore attenzione a questo investimento ?? Bisognava pensare in termini di turismo industriale ?? Bisognava istituire a cura delle amministrazioni pubbliche di concerto con FIAT un museo delle prime serie di ogni auto o modello costruito in SATA? Bisognava integrare sempre di più e sin dai primi anni le scuole con il Parco Industriale ?? Bisognava rendere sempre più “bello”, dal punto di vista strutturale e viario, il Parco Industriale e non lasciarlo per anni con strade piene di buche, senza alberi ornamentali e giardini, al fine di umanizzare l’ambiente ?? Bisognava creare aree di parcheggio meglio servite ?? Bisognava realizzare dibattiti e simposi culturali motivazionali sulla presenza della SATA e del suo indotto ?? Bisognava conoscere e far conoscere di più da parte delle istituzioni e verso le popolazione delle potenzialità disponibili di questa grande presenza sul territorio ??? Bisognava concludere 15 anni fa, il raddoppio della POTENZA – MELFI – OFANTO? la costruzione della strada detta “Oraziana” (Rionero – Venosa – Bradanica) e della stessa famosa Bradanica, progettata nel 1969 e ancora oggi non ultimata ??? NON ULTIMATA IN BEN 47 ANNI.

CONCLUSIONI: è venuto meno, anche qui, il principio del “ottenimento del risultato, raggiungendo una meta prefissata, in un tempo certo”, quindi, nessuna realizzazione concreta nei prossimi 5 anni.

Quindi diventa inutile parlare di progetti, di pianificazione territoriale, di brand territoriale, di marketing territorio/prodotti, di sviluppo del turismo, di aumento del PIL territoriale con ricadute sul reddito pro capite, su una maggiore integrazione culturale socioeconomica espressa dal concetto “TERRITORIO, PRODUZIONI, OBBIETTIVI DI BREVE E MEDIO PERIODO.
La stessa incapacità programmatoria territoriale, porta a un sentiment di abbandono, a un sentiment di insicurezza degli investimenti personali, a un sentiment del “meglio andare via che rimanere”, a un sentiment “che è meglio vivere straniero fuori che residente in patria, che residente nel territorio di nascita”. Ecco, tutto questo solo perché, anziché concentrarsi su pochi obbiettivi di natura economica moltiplicativa, ci si concentra su una vecchia politica di gestione del territorio vetusta e cieca, portata verso l’uso strumentale indirizzato verso le persone e non verso le cose (infrastrutture, progetti, programmazione, mete, obbiettivi in TEMPI CERTI).
In sintesi, su un territorio dove vivono 75.000 individui, si dovrebbero portare a conclusione come armonica e unica opera degli amministratori pubblici, politiche socioeconomiche studiate sul territorio e realizzate secondo i principi dell’economia del tempo, con nessun spreco di risorse pubbliche a servizio delle persone, ma dell’utilizzo di tali risorse al servizio delle cose, degli obbiettivi sociali, strutturali e di progetto. L’obbiettivo di tutto questo è il raggiungimento di un incremento sostanziale del PIL territoriale, di una maggiore qualità della vita, di una attrazione di menti riducendo la fuga delle stesse, ed infine, un uso equilibrato del territorio e delle sue ricchezze.
La classe politica e l’amministrazione dello stato, dovrebbero avere come unico obbiettivo di lavoro, il miglioramento programmato del territorio di appartenenza e non solo con una visione del proprio campanile se non in una ottica di territorio. Questo vuol dire, uscire dagli stereotipi educativi, culturali e di bassa politica ai quali siamo abituati e cominciare a ragionare, seppur con grande ritardo, in forma macroeconomica ed iniziare ad amministrare secondo tecniche di socioeconomia programmate del territorio. Ripeto il concetto: è veramente antico pensare di fare il “sindaco del campanile” o l’amministratore del quartiere o avere una amministrazione pubblica capace, solo, di gestire senza brillare in nulla il minimo indispensabile, in una visione di bassa efficacia ed efficienza economica.
Essere capaci di spostare gli investimenti dalla persone alle cose per la creazione di valori economici nuovi è la grande sfida culturale di una nuova classe dirigente che pensa in forma diversa. Una classe dirigente colta e preparata, con formazione e motivazione legata all’amore del territorio, con una forte responsabilità sui problemi della crescita e diciamolo pure con una buona preparazione culturale di macroeconomia territoriale e conoscenza geografica, economica e orografica della zona e quindi conscia delle enormi potenzialità.
La vera sfida è portare il territorio ad avere un parco Nazionale sfruttabile dal punto turistico, infrastrutture viarie di tipo europeo, integrazione SATA con territorio (museo dell’auto, rally del Vulture Prima Categoria, scuola per la ricerca sulla trazione elettrica), servizi infra comunali integrati (smaltimento, acque, trasporti, scuole), urbanizzazione territoriale e integrazione comunale, valorizzazione con brand unico dei prodotti tipici, creazione del prodotto Vulture (Acqua, Olio, Vino). Quindi programmi economici e di studio del territorio utilizzanti le moderne tecniche di mix marketing in un concetto di efficienza, efficacia e di gestione e uso del tempo, per ottenere il salto di qualità e portare la qualità della vita, i servizi e il territorio a livelli di efficienza e standard europei. L’obbiettivo per tutto questo, è recuperare il tempo e il terreno perso e portare ad un aumento del PIL delle popolazioni del Vulture, con una ricaduta sul reddito pro capite dagli attuali 20.450 euro ad almeno 30.000 euro pro capite che rappresenterebbe un traguardo medio europeo di sicuro interesse.

Prof. Antonio ROMANO
Progetti di Socioeconomia Applicata