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Andrea Arcà, Vito Sabia, Ivan Mecca e Lorenzo Montin durante la visita
Andrea Arcà, Vito Sabia, Ivan Mecca e Lorenzo Montin durante la visita

Filiano (PZ) – L’attività principale di una Pro Loco è la promozione e la valorizzazione del territorio. La Pro Loco di Filiano opera in un paese che ha diverse risorse attrattive da promuovere e valorizzare.

La Riserva antropologica “I Pisconi” e le pitture rupestri di Riparo Ranaldi sono, difatti,  i noti fiori all’occhiello del territorio filianese, che diversificano l’offerta turistica in più settori: da quello storico a quello archeologico, da quello antropologico a quello ambientale.

Ciò comporta, quindi, un continuo lavoro innanzi tutto di pubbliche relazioni, di  marketing e di “visibility-building”, ma anche di sostegno agli studiosi dei vari settori.

In questa ottica di rafforzamento dell’immagine del territorio – operata dalla Pro Loco Filiano in sinergia con l’Amministrazione Comunale di Filiano e diverse Associazioni del territorio – incrementandone la visibilità e la commerciabilità a favore del turismo culturale ed ambientale, si inserisce la visita alle pitture rupestri di Riparo Ranaldi del dottor Andrea Arcà, archeologo dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze.

Nei giorni scorsi, accompagnato da Vito Sabia, fondatore della Pro Loco di Filiano, da Lorenzo Montinaro, Presidente della Protezione Civile di Filiano, e da Ivan Mecca, volontario di Servizio Civile delle Pro Loco Filiano, lo studioso ha visitato – insieme alla moglie – il Riparo Ranaldi, altresì noto come Tuppo dei Sassi, trascorrendo – come da lui dichiarato – «un pomeriggio interessante, piacevole e soprattutto istruttivo, per gli interessi specifici che coltivo nel campo dell’archeologica rupestre preistorica».

L’archeologo Arcà ha avuto modo non solo di poter osservare con attenzione la parete dipinta, scattando varie fotografie ad alta risoluzione, anche ravvicinate, che ha successivamente trattato con filtri digitali di esasperazione cromatica per poter meglio evidenziare le figure e le scene presenti, ma anche di constatare l’ottimo allestimento museale all’aria aperta, che permette un facile accesso mediante una gradevole camminata di una ventina di minuti, proteggendo altresì il sito tramite rete e cancello metallici, consentendo quindi l’effettuazione di visite guidate in completa sicurezza.

Secondo l’archeologo: «Le pitture del Riparo Ranaldi sono un bene archeologico e rappresentano un patrimonio culturale di estremo valore e rarità. Unitamente quelle della Grotta dei Cervi a Porto Badisco (Otranto) e della Grotta del Genovese nell’isola di Levanzo fanno parte di quel ristrettissimo numero di siti che solo a séguito di delicate e irripetibili condizioni di conservazione hanno potuto trasmetterci le preziose immagini del nostro lontano passato.

Uno spiraglio sulla preistoria che non ci è concesso intravvedere in altro modo. Dal Paleolitico all’età del Ferro sono pochissimi in tutta Italia i siti con pitture rupestri preistoriche, tanto meno quelli all’aperto, anche se sotto riparo. Il loro studio e la loro valorizzazione sono un dovere dell’archeologo e un’opportunità per le comunità locali, che possono trovare nelle loro radici l’espressione migliore e più preziosa del loro patrimonio culturale.»

Sempre Arcà: «Lo stile delle figure presenti al Riparo Ranaldi è schematico, con i corpi degli animali, cervi e cani, resi tramite segmenti a bastoncello, mentre il profilo delle figure umane si mostra simmetricamente polilobato, indicando, oltre agli arti, la presenza di un probabile copricapo a larga falda, forse a funzione cerimoniale.

Vito Sabia (a dx) consegna il volume a Andrea Arcà (a sx)
Vito Sabia (a dx) consegna il volume a Andrea Arcà (a sx)

Significativi i richiami stilistici con le pitture di Porto Badisco, per quanto riguarda lo schema delle figure di cervo, con quelle di Levanzo, per le figure umane a idolo, e con i ripari di Les Oullas e del Rocher du Château nelle Alpi occidentali per le figure ramiformi e pettiniformi, propaggine orientale dell’arte rupestre schematica della penisola iberica e del sud della Francia, e quindi dell’arco mediterraneo.

In tutti questi siti si palesa una cronologia che spazia dal Neolitico Medio alla transizione con l’Eneolitico, tra il V e il IV millennio a.C., fasi cronologiche alle quali sembra opportuno riferire anche le pitture del Riparo Ranaldi, pur in assenza di datazioni dirette archeometriche, peraltro raramente ottenibili ed ottenute».

Nel corso della visita è stato consegnato al dottor Arcà l’interessante volume “Le pitture rupestri di Tuppo dei Sassi – Riparo Ranaldi – Filiano”: raccolta di scritti – promossa dalla Pro Loco di Filiano con il patrocinio del Comune di Filiano – uscita da circa un anno e attentamente curata da Vito Sabia della Pro Loco Filiano.

L’opera, dedicata alla memoria dell’archeologo Francesco Ranaldi, scopritore del sito, è – a detta di Arcà – «assolutamente meritoria e degna di diffusione, in quanto raccoglie in un solo volume tutti gli scritti specialistici e divulgativi pubblicati sul riparo dal 1965 ad oggi, anche con la documentazione degli scavi condotti da Edoardo Borzatti von Löwenstern, tra i più attenti studiosi dell’area.

Il volume, che contiene una ricca sezione fotografica, specifica e di ambiente, è corredato di documenti inediti, quali un dattiloscritto di Francesco Ranaldi, e raccoglie in appendice gli atti relativi alla costituzione della Riserva Antropologica “I Pisconi”, all’interno della quale si trova il sito».

Il dottor Arcà si è congedato da Filiano con l’auspicio che «il Riparo Ranaldi possa ancora nel futuro essere oggetto di studio, sì da permettere un’attribuzione cronologica certa e da completarne il percorso esegetico, e continuare a svolgere un ruolo di importante fruizione culturale, nel campo didattico per avvicinare le nuove generazione alle radici del nostro patrimonio culturale e nell’àmbito della promozione turistica per la valorizzazione delle risorse di questo magnifico territorio».