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Venosa il Re sono IoVenosa, 2013-08-03-  Ritorna il grande teatro nella cittadina oraziana. Nella splendido scenario del castello Pirro del Balzo, in scena la commedia “Il Re sono Io” con Gianfranco D’Angelo e Barbara Bovoli, liberamente ispirato a Plauto, Shakespeare, Moliere, Pirandello… Le scene sono di Mario Amodio, i Costumi: Saverio Galano. Le Musiche: Michele Paulicelli. La Regia: Giacomo Zito. Ecco la trama della commedia “Un esuberante e multiforme Gianfranco D’Angelo è mattatore assoluto in questa commedia, che dalle cronache attuali di questo frangente di crisi prende spunto per raccontare con intelligenza ed ironia le molte sfaccettature di una corrosiva critica al potere, evocando sotto l’aspetto drammaturgico e attraverso riconoscibili citazioni, i più grandi autori teatrali che ne hanno affrontato il tema, da Plauto a Shakespeare, da Calderón a Molière, da Pirandello alle avanguardie letterarie. Sull’onda delle numerose occupazioni segnalate dalla nostra cronaca nazionale, una spiantata compagnia teatrale a conduzione familiare, causa sfratto, si barrica in un teatro. Emergono, in questa condizione di assediati, i conflitti tra padre, moglie, figlia e gli altri attori: l’osmosi tra scena e vita è totale. A tal punto che Aristide Tarallo, il capocomico, non sembra più riconoscerne la differenza.

Forse la stanchezza, forse la voglia di rifugiarsi in un mondo meno spaventoso di quello reale, o il desiderio di proteggere il bambino che ancora vive in lui, Aristide, nell’identificazione con i personaggi che veste, comincia a dare segni di squilibrio. Gli altri, nell’incertezza sul da farsi, lo assecondano, dando vita a situazioni comiche e paradossali, dove i conflitti familiari diventano la metafora di conflitti più estesi. Aristide, nella sua follia visionaria e trascinante, attraverso una irresistibile carrellata di celebri personaggi storici, mette alla berlina con comicità arguta e ironico disincanto, la lunga teoria di vizi e di miserie degli esseri umani, condannati all’infelicità dall’ambizione e dal potere. Ma la realtà bussa alle porte del teatro…”.

l.z.