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VENOSA. 25 LUGLIO 2015. CASTELLO PIRRO DEL BALZO.UN SUCCESSO L’EVENTO “EL TANGO”. POESIA, MUSICA E BALLO SI SONO UNITI IN UNA SERATA STELLARE. L’ATTORE HABER SUGLI SCUDI CON LA SUA GRAVITA’VOCALE.

Venosa i protagonisti di El Tango
Venosa i protagonisti di El Tango

Venosa (PZ) – Lo scorso 25 luglio nell’atrio del castello Pirro del Balzo, tra gli eventi estivi, inseriti nel cartellone: “Un’estate fuori dal Comune” a cura dell’assessorato ai Beni Culturali e Spettacoli, un successo ha riscosso lo spettacolo “El Tango”:Poesia, musica e ballo si sono abbracciati nel segno di Libertango di A.Piazzolla. L’ironico attore ed immortale Alessandro Haber ( bravissimo, come sempre, ha ringraziato i presenti e non ha giustificato gli assenti, si è lamentato per le brutte strade che conducono a Venosa ed ha apprezzato Venosa, una bella città d’arte e monumentale, non vi aveva mai messo piede), accompagnato dalle note musicali del violoncello di Giovanna D’Amato, presidente dell’associazione Ateneo Musica Basilicata, della fisarmonica di Pasquale Coviello di Pz e del violino di Gennaro Minichiello di Salerno e dal balletto di Gioia Abballe e Simone Facchini, ballerini, campioni del mondo di Tango, originari di Sora (Fr), ha regalato un Reading poetico sul “Tango”.

Ha raccontato Piazzolla a passo di danza e note musicali. Un successo. Il pubblico, anche se non numeroso, ha gradito la performance dell’attore Haber, la bravura musicale dei tre musicisti ed il balletto dei due campioni mondiali. Rosa Dinardo ha commentato questa splendida serata: “ lode agli artisti, agli organizzatori, assessorato alla Cultura e Spettacolo nella persona di Carmela Sinisi. Una serata nella quale mi sono delicatamente inchinata all’arte,intrecciata fra visioni, pensieri, ricordi, emozioni. La gravità vocale di Haber su colline di suoni di violini ,fisarmonica e passi invisibili poggiati nel vuoto, volteggi di tango, sensuali. Le loro ombre giganti erano un film su pareti, e il tetto blu non ha trascurato l’idea di luminari celesti e…stelle cadenti!”.
Lorenzo Zolfo