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VENOSA Una Ode al Certamen HoratianumVenosa (PZ), 2014-04-25 – Il 28° Certamen Horatianum organizzato dall’I.I.S.S. “Quinto Orazio Flacco” sarà ricordato come quello che ha portato delle novità.”Da quest’anno-riferisce il dirigente scolastico, prof.ssa Mimma Carlomagno- abbiamo esteso la prova anche ai Licei scientifici, Scienze Umane e Licei artistici. Nonostante i tanti Certamen, il nostro continua ad avere tante scuole partecipanti, oltre 40 scuole hanno aderito. Abbiamo anticipato la data perché quest’anno a Palermo ai primi di maggio partecipano i vincitori dei Certamen”. Il prof. Paolo Fedeli, presidente del Comitato tecnico-Scientifico, ha aggiunto: “quest’anno ricore il bimillenario della morte di Augusto ed Orazio era un cantore del periodo augusteo. La presenza di scuole straniere esalta di più questa prova”. E’ stata assegnata ai candidati italiani la Ode 14 del libro IV Cad Augusto per le vittorie di Tiberio. Tre le domande ai quali i candidati dovevano rispondere. Il Candidato illustri i principali motivi dell’ideologia augustea presenti nel carme. Il candidato individui in quali parti del carme Orazio ricorra al formulario religioso.
 
Il candidato individui le principali figure retoriche presenti nel carme. Ecco la traduzione del testo della prof.ssa E.P.( cui si allega): “Quale atto dei senatori o dei cittadini, o Augusto, potrà mai degnamente eternare nei secoli i tuoi meriti, con l’onore di epigrafi o di annali scritti in memoria, tu che di tutti principi tu sei il piu’ grande, ovunque splende il sole su terre abitate? Quanto tu potessi in guerra, i vindelice, non soggetti ancora alla legge latina, l’hanno ora imparato. Con i tuoi soldati druso, rendendo con forza il doppio dei colpi, abbattè i genauni, gente indomabile e i breuni veloci, con i loro castelli che si arroccano sulle Alpi spaventose; poco dopo il figlio maggiore di Nerone scatenò battaglia con auspici favorevoli, respinse i barbari reti, ammirabile nella scherma della guerra, mentre con furia inarrestabile stremavo quei petti votati alla morte, quasi come l’austro incalza le onde furiose, quando il coro delle pleiadi squarcia le nubi, instancabile colpiva lo stuolo avverso e lanciava il cavallo fremente in mezzo ai fuochi.
 
Come irrompe l’aufido dal capo taurino, che attraversa nell’Apulia il regno di Dauno, quando è preso da una furia e medita il diluvio (di inondare) i campi coltivati, così Claudio abbattè con impeto violento le schiere dei barbari coperte di ferro e falciando i primi e gli ultimi da vincitore, senza stragi, ricoprì la terra; ma tu gli offrivi truppe, senno e buoni auspici.Infatti il giorno in cui Alessandria da supplice ti spalancò i suoi porti e la reggia deserta, la fortuna propizia ti diede nel terzo lustro l’esito favorevole di questa guerra. E aggiunse lode e onore alle imprese compiute. E i Cantabri, prima non domabili,i Medi, gli Indi e gli Sciti erranti guardano a te, difesa vivente di Italia e del dominio di Roma. Il Nilo che cela le origini delle sorgenti e l’istro, il rapido tigri e l’oceano popolato da mostri percuote le rive remote dei Britanni, e i Galli che non temono la morte e la terra di Iberia bellicosa ascoltano te, e i Sigambri che godono delle stragi, dopo aver deposto le armi, ti venerano”. Le scuole straniere presenti con studenti provenienti dall’Austria, Germania, Romania e Portogallo hanno tradotto il famoso testo di Orazio: “Nunc est Bibendum-E’ ora di Brindare).
 
Mentre i candidati del Liceo Artistico, provenienti da Potenza,Barletta, Bari, Tricarico e Putignano, dovevano svolgere un’opera d’arte tenendo presente un pensiero di Orazio: “ “Vedi come si erge candido d’alta neve il Soratte! I boschi al peso non reggono, fiaccati, e per l’acuto gelo si sono rappresi i fiumi. Dissipa il freddo deponendo legna sul focolare, in abbondanza, e mesci da un’anfora sabina a doppia ansa, o Taliarco, vino di quatt’anni! Lascia il resto agli dei, che appena placano i venti in lotta sulla ribollente distesa, non più ondeggiano i cipressi né con essi agitati i vetusti orni. Cosa accadrà domani, tu  non chiedere. Se un altro giorno ti darà la sorte, ascrivilo a guadagno e non spregiare, ora che sei giovane, le danze e i dolci amori, mentre è lontano dal tuo verde il tedio della vecchiaia. Adesso il Campo e le piazze; ora prima che annotti si ripeta il lieve sussurro dei convegni, ora il gradito riso ti svela da un angolo segreto ove si celi la tua fanciulla, e il pegno strappato dal polso o dal dito che resiste appena”.