CONDIVIDI

Venosa – Nell’aula magna dell’I.I.S.S. “Quinto Orazio Flacco”, durante il 26° Certamen Horatianum, prova di latino riservato a centinaia di studenti provenienti da ogni parte d’Italia, alcuni anche dall’estero, si è tenuto un convegno di cultura su Orazio. A portare i saluti, il prof. Mario Lasala, dirigente scolastico della scuola. Presenti il prof. Paolo Fedeli, Accademico dei Lincei e presidente del Comitato tecnico-scientifico del Certamen, docenti ed alunni delle scuole partecipanti. A tenere una relazione su Orazio e la memoria del passato, il prof. Arturo De Vivo, Preside della Facoltà di Lettere dell’Università “Federico II” di Napoli.La sua relazione è stata imperniata sull’analisi storico-filologico di due Odi di Orazio, tratte entrambe dal II libro n° I-VII), permeate dalla memoria storica. Lo scenario è il “bellum civile”, lo scontro epocale tra i difensori di Cesare e i cesaricidi….conclusioni con la battaglia di Azio. Nell’Ode II, 1 il poeta venosino si rivolge all’amico Pollione, “pericolosamente” intento all’elaborazione di un’opera storiografica che svela i retroscena scomodi del conflitto tra il fronte di Ottaviano e quello di Bruto. Orazio vorrebbe dissuadere l’amico dal “riprodurre” momenti e atmosfere che rievochino lo spargimento del “Cruor (sangue) romano….Ma finisce col farsi fagocitore delle suggestioni della guerra, che pure aveva sperimentato…Nell’altra Ode II, n°7 il contenuto è lo stesso, ma cambia il destinatario (“rime sodalium”) Pompeo Varo, un amico ritrovato, forse beneficiario della stessa amnistia… che integrerà il nostro poeta nel circolo del caro Mecenate. Lo scenario è più intimo con un coronamento conviviale, in cui si riscalda gli animi e li sfrena in una sorta di girandola orgiastica…che dilegua, temporaneamente, il proposito dell’ “Aurea Mediocritas”. L’altro relatore, il prof. Luca serianni, Ordinario di Storia della lingua Italiana, presso l’Università “la Sapienza” di Roma effettua un’analisi contrastiva molto ben documentata tra le traduzioni elaborate in tempi diversi da T. Gargallo, E.Romagnoli,A.Guidi, L.canali e G.Nuzzo, dalla più remota risalente al 1800 a quella recensiore, datata 2009. I passi considerati sono gli “evergreen” della produzione oraziana; tra tutti psicca l’invito a Leuconoe e non porsi quessiti inutili…Si scopre che il testo latino è portatore di valori e che l’operazione del traduttore è arduo, un’impresa mai definitiva e risolutiva. Infatti, “restituire” la ricchezza semantica e il contesto originale richiede una sensibilità non indifferente. L’emerito prof. Serianni suggerisce di accostare gli studenti ai versi dei poeti latini senza remore e pregiudizi.
Lorenzo Zolfo
La foto ritrae il dirigente scolastico tra i prof. De Vivo e Serianni.