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Appuntamento per il 13 agosto alle ore 21.00 in Piazza SS. Maria d’Anglona dove verrà proposto da parte del Laboratorio Artistico “Tribalarte” (con il patrocinio dell’Amministrazione comunale) lo spettacolo teatrale “La leggenda del Palazzo Brancalasso”.

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Tursi-Foto dal web

Sceneggiatura e regia sono di Luigi Caldararo mentre la scenografia, curata da Antonio Farina viene montata con la collaborazione Gerolamo Bruneo. Tecnico delle luci è Gino Ragazzo. I costumi sono di Vincenza Gentile e Maria Santagata. Sul palco 50 elementi (con la voce fuoricampo di Enzo Lapolla a cucire le diverse storie); oltre ai 13 attori amatoriali (Manuel Santagata, Egidio Tricarico, Alda Viviano, M. Antonietta Tarantino, Cettina Mormando, Anna Di Scipio, Giambattista Nuzzi, Giovanni Costantino, Federico Lasalandra, Pino Targiani, Filippo Digno, Davide Padula, Clelia Potenza) che interpreteranno i diversi personaggi, i due gruppi folklorici tursitani “Anglona” e “La famiglia” e gli allievi della Scuola di ballo “Free Spirit School” di Antonella Targianni che ci riporteranno indietro di qualche secolo, tra musiche, canti e danze, molte del passato, alcune completamente rielaborate ed alcune scritte da Luigi Caldararo.

Il Palazzo Brancalasso (indicato molto più semplicemente come il Palazzo del Barone) è situato nel vecchio centro storico e si affaccia su piazza Plebiscito. Una via stretta (“U strittl’l du barone” da un canto danzato sotto forma di tarantella da Luigi Caldararo) lo separa dalla casa di Albino Pierro.

I Brancalasso, famiglia di origini lombarde, sono presenti a Tursi dalla fine del ‘500. Lo spettacolo prende spunto dalle diverse leggende che avvolgono la storia di questo palazzo, ad iniziare da quella che narra della sua edificazione avvenuta in una sola notte e che a costruirlo furono “demoni e spiriti degli inferi, i quali, non potendo fare ritorno in tempo nel loro regno, si materializzarono alle luci dell’alba sul tetto dell’edificio, sotto forma di statue”.

In realtà, niente di tutto questo. “Ad una analisi accurata sono risultate –sottolineano Mario e Luigi Caldararo- tre figure femminili in costume; la prima stringe nella mano una piuma ad indicare la Sapienza, la seconda un pugnale e quindi la Giustizia mentre la terza il cuore di Gesù da leggere come la Misericordia”.

La rappresentazione prende il via con la discesa delle tre statue (tre fanciulle) che si materializzano ed iniziano con un particolare fraseggio il primo dei diversi racconti (o meglio leggende) che depositarie del tempo trascorso ci riporteranno indietro in un lontano passato.