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TOMMASO RICCI E MARINA BUTTIGLIONE
TOMMASO RICCI E MARINA BUTTIGLIONE

Potenza, 2014-08-25 – Il legame della gente con la storia, le tradizioni, la cultura del proprio territorio evoca una dimensione da cantastorie che fa della Basilicata uno straordinario romanzo da leggere tutto d’un fiato”. Così identificano la Basilicata i giornalisti Tommaso Ricci, capo della redazione cultura e spettacoli del Tg2 e responsabile della rubrica di approfondimento culturale del Tg2 “Mizar”, e Marina Buttiglione Ricci, storica vaticanista del Tg5. Durante il press tour organizzato dall’APT nell’ambito del progetto “Basilicata Sacra”, in collaborazione con l’Opera Romana Pellegrinaggi, dal 21 al 24 agosto hanno attraversato la regione: da Matera a Miglionico, fino a Montescaglioso, proseguendo alla volta di Viggiano, Sant’Arcangelo e Aliano, con una tappa anche a Brindisi di Montagna, per assistere al Cinespettacolo “La storia bandita”.

“Questa regione si può anche non conoscere, ma se si arriva e ci si guarda intorno è difficile possa non piacere” – esordisce Marina Buttiglione Ricci. Per lei Matera “è una città in cui ti ritrovi ad ascoltare il rumore del silenzio, non vuoto ma ovattato, che ti guida su sentieri sacri e concilia l’anima con i luoghi che visiti. Io sono salentina – prosegue – ma, dopo averla vista, credo che per le altre città la competizione sia davvero dura nella corsa a Capitale Europea della Cultura 2019. Penso inoltre che, mentre tra le altre candidate, tutte bellissime, possiamo individuare affinità, Matera sia un “unicum” di fascino.

Tommaso Ricci, invece, ricorre a una similitudine: “È come assistere ad un concorso di bellezza in cui sfilano sei belle fanciulle che mostrano i loro gioielli più preziosi, tra queste, però, Matera ci invita a guardarla per quello che è prima ancora che per quello che ha”.Poi aggiunge: “Quanti hanno contribuito alla costruzione di questa città, aiutandola ad uscire dalla condizione di ‘vergogna’, sono diventati artisti inconsapevoli e fautori della candidatura a Capitale Europea”.

La “timidezza” spesso attribuita alla Basilicata per i due giornalisti “è un valore aggiunto”, perché nasconde “risorse incomparabili”, come accade “quando da Aliano intravedi il Santuario di Santa Maria d’Orsoleo, a Sant’Arcangelo, basta attraversare la valle e cambia tutto” – riprende Marina. Ammirando il Crocifisso di Frate Umile da Petralia, esposto all’interno della chiesa di Santa Maria Maggiore a Miglionico, la giornalista ha avuto la sensazione di “riconoscere le caratteristiche di certi crocifissi spagnoli, molto simili per la suggestione suscitata dalla crudezza della raffigurazione, così realistica nella postura e nella resa delle ferite”. C’è poi un simbolismo, in Basilicata, che ti consente di ritrovare radici solide, come davanti alla statua “ambrata” della Madonna di Viggiano con il Bambino.

Chi la guarda è colpito in modo commovente dalla somiglianza così netta nelle fattezze del volto tra la Madre e il Figlio – dice. “Un gesto artistico per raccontare la fede in maniera umana”. E poi “è sorprendente la devozione che muove il pellegrinaggio in onore della Madonna Nera, magnete spirituale per il paese, per la Basilicata intera e per terre extra lucane, per non parlare dei figli di Lucania sparsi per il mondo – interviene Tommaso Ricci -. E dopo la impegnativa ascensione, sulla via della discesa “si ha pure l’impressione visiva di ammirare una piccola muraglia cinese, un luogo di devozione popolare che costituisce un prezioso collante sociale”.

“Qui c’è l’oro vero, non l’oro nero – sorride Marina – che scopri nei volti e nella cortesia di chiunque incontri, in qualunque borgo attraversi, e lo pensi guardando luoghi come l’Abbazia di Montescaglioso, uno scrigno di suggestione e verità, o il complesso di Santa Maria D’Orsoleo, in cui viene voglia di sapere sempre di più, tra i meravigliosi affreschi già ripuliti, provando ad immaginare come saranno gli altri quando il restauro li renderà fonte di nuovo stupore”.
“Il piccolo spazio che delimita la Basilicata va scoperto ancora e ancora – entrambi sono d’accordo – perché, con discrezione, emana un fascino incessante di cui si indovina la profondità sorgiva. Sensazioni difficili da scrollarsi di dosso che suscitano il desiderio e la certezza di ritornare.”