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Pierfranco Bruni
Pierfranco Bruni

Taranto, 2013-04-04 – Dopo “Versi e musica della Settimana Santa tarantina” e la cartella dei Santi Meridionali con uno studio su sant’Egidio di Taranto, I Venerdì culturali di Presenza Lucana si arricchisce di un nuovo testo poetico, della cartella “Poesia Contemporanea”, autore Pierfranco Bruni, dal titolo chiaramente sciamanico “Come un volo d’aquila”, edito da Nemapress di Roma e in distribuzione nelle librerie italiane da pochi giorni. L’appuntamento si svolgerà Venerdì 5 Aprile, con inizio alle ore 18.15, presso la sede di Via Veneto 106/A. Moderatore dell’incontro Michele Santoro, introduzione di Marilena Cavallo; letture liriche di Angela De Bellis e Imma Naio; musica Zaira Bruno (Arpa), Maria Di Maggio (Viola) e Francesca Cacciotta (Violino). Le riflessioni finali sono affidate all’autore Pierfranco Bruni. Nasce dallo sconforto di un distacco l’ultimo libro di Pierfranco.

Un uomo di novant’anni che abbandona il percorso terreno in un paesino della Calabria: San Lorenzo del Vallo. Un figlio che medita e cerca di raccogliere tutto quello che il suo dialogare continuo con il padre ha prodotto. Una lunga notte, fatta di ricordi, che diventa memoria tanto cara ed essenziale al vivere quotidiano e che rappresenta la vera àncora per continuare a viaggiare. Due uomini s’incontrano, il primo con sguardi assenti “nell’ora del freddo”, il secondo per cercare di “ascoltarlo” ancora e ricordare i segni, le parole, i sussurri, gli insegnamenti ricevuti in un lungo colloquiare di una vita fatta di partenze e di ritorni. Quello dell’autore è un raccontare e raccontarsi il dolore dell’assenza del padre, nella consapevolezza che solo la memoria può riempire i distacchi. In un’intervista Bruni afferma che la società moderna è afflitta come da un virus che si chiama “dimenticare”: per questo i nostri figli non sanno quanto di affascinante ci sia nella memoria, “indefinibile magia che non è solo una conchiglia che raccoglie i ricordi ma è testimonianza di vita”.

“Come un volo d’aquila” è un viaggiare tra la poesia e i simboli lungo i percorsi di un linguaggio tutto giocato intorno a metafore e a codici, il cui elemento portante è l’incontro tra la memoria, il mistero e la forza della magia della parola e dell’immagine”. “L’aquila, del titolo, è un simbolo che ha una tradizione ben precisa, come le tredici lune scavate nel guscio della tartaruga, come il silenzio stesso dello sciamano”. (Nemapress) Il libro si compone di ventuno poesie, due poesie-preghiere, due racconti. Nel primo brano “Lettera a mio padre che non ha avuto la pazienza di aspettarmi” e l’io narrante del poeta-scrittore che attrae con l’immediatezza del suo linguaggio: un discorrere continuo con il padre fatto di domande e di risposte date a se stesso!

Tu padre “Mi chiederesti perché?”

“Forse non accetteresti neppure questo mio dire”.

Nel secondo brano, “Le radici antiche di mio padre”, è il viaggio che si snoda attraverso un percorso storico, quando comunità di albanesi si stabilirono in Italia meridionale, portando cultura, fatta di tradizioni e linguaggi che seppure attenuati ed ingialliti dallo scorrere del tempo, sono ancora vivi nelle popolazioni di quei paesi di origini albanesi.    Quello di Bruni di sentirsi arbereshe, la nonna Giulia lo era di Spezzano Albanese, è un punto di partenza ma è anche un attaccamento fatto di studi e ricerche per trovare, al pari di altre minoranze linguistiche, dei punti concomitanti. Bruni è un personaggio del mondo culturale contemporaneo che porta, dentro il sangue, la sua “arbrescità”. “Il mondo arbereshe è un mio vissuto e una mia identità.” Il libro si avvale di un sottotitolo ben definito: “Mio padre mi diceva di amare con la passione di un guerriero”, un’altra nota che rimanda al mondo della contemplazione sciamanica.

Articolo di Michele Santoro