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spreco_alimentareBologna – La best practice fondata sulla collaborazione con Università e Servizio di Igiene e Nutrizione. Ridurre lo spreco alimentare al fine di mettere in atto un cambiamento che vede da un lato persone abituate a gettare via il cibo, dall’altro persone che non riescono neppure a fare la spesa. È a fronte di questa situazione che nel Comune di Bologna sono state presentate alcune iniziative inerenti lo spreco alimentare di cibo, anche in vista dell’importante appuntamento che quest’anno coinvolgerà l’Italia tutta e Milano in particolare: l’EXPO 2015. La Carta di Bologna. Stop food waste, feed the planet, è questo il messaggio lanciato il 24 novembre a Bologna per la presentazione della Carta di Bologna contro lo spreco alimentare, un documento che ha lo scopo di presentare all’EXPO 2015 un documento di intenti e di impegni condiviso dai governi europei al fine di favorire una concreta attuazione alla lotta contro lo spreco di cibo.

Waste Watcher

Presso l’Università di Bologna, in collaborazione con Swg (Società di ricerche di mercato) e il Dipartimento di Scienze e tecnologie agroalimentari dell’Università di Bologna (Distal), nasce Waste Watcher, il mezzo tramite il quale vengono forniti a tutti strumenti di comprensione delle dinamiche sociali, comportamentali e degli stili di vita che portano alla generazione dello spreco alimentare delle famiglie, al fine di costituire una base di conoscenza comune e condivisa, in grado di orientare le politiche e le azioni di prevenzione dello spreco alimentare sia pubbliche che private.

L’Osservatorio sugli sprechi alimentari domestici Waste Watcher ha strutturato l’indagine in quattro sezioni:

· l’approccio allo spreco alimentare

· le abitudini alimentari degli italiani

· la misurazione dello spreco alimentare domestico

· gli strumenti per contrastarlo

In termini generali, lo spreco emerge come uno dei terreni più sentiti dagli italiani quando riflettono sulle caratteristiche desiderabili dell’Italia del futuro ed è forte la loro attenzione a ridurlo in particolar modo quello alimentare. Interessante notare che lo consumo inutile domestico in Italia è di gran lunga inferiore rispetto a quello rilevato in molti altri paesi europei. Tutto ciò ci fa quindi riflettere che i consumatori sono pronti e recettivi nei confronti di campagne di sensibilizzazione e di educazione rispetto all’ampio mondo degli sprechi, in particolare quelli alimentari. È dunque necessario che le Agenzie Sanitarie internazionali facciano proprie queste necessità ponendo la giusta attenzione agli aspetti igienico-nutrizionali dell’alimentazione e alle sue conseguenze in termini di salute.

L’apporto tecnico scientifico del SIAN (Servizio di Igiene e Nutrizione)

Dal 2000 sempre a Bologna il Servizio di Igiene e Nutrizione (SIAN) in collaborazione con l’Università sta seguendo progetti di recupero alimenti invenduti e ancora commestibili. Al di là dell’importanza del recupero di cibo inutilizzato, è di fondamentale importanza anche che questi alimenti siano sicuri. Pertanto il Sian, in veste di Autorità competente territoriale al controllo ufficiale in tema di sicurezza alimentare, è impegnato a conciliare la legge 155/03 (del “buon samaritano”) coi Regolamenti (UE) di sicurezza alimentare attraverso:

– la verifica di fattibilità del riutilizzo a fini benefici dei prodotti alimentari invenduti presso grande distribuzione organizzata, laboratori, piccola-media distribuzione, ristorazione (mense, ristoranti)

– l’assistenza tecnica nello stabilire rigorosi criteri di selezione e conservazione degli alimenti condivisi con donatori (imprese alimentari) e riceventi (volontariato solidale, enti di assistenza) che li hanno fatti propri

– la formazione in tema di sicurezza igienica e nutrizionale per gli operatori delle associazioni beneficiare che ricevono e distribuiscono alimenti ai sensi della L. 155/2003.

L’esperienza sinora esperita a Bologna e in altre realtà italiane evidenzia l’utilità del supporto tecnico scientifico dei Servizi di igiene degli alimenti e nutrizione del Dipartimento di prevenzione come contributo alla redazione di prassi igieniche idonee nell’ambito dei protocolli di intesa tra le imprese donatrici e le Onlus riceventi. Ciò conferma l’utilità che la Sanità pubblica partecipi alla governance in tema di ridistribuzione delle eccedenze alimentari attraverso azioni intersettoriali tese a ridurre le diseguaglianze nell’alimentazione in coerenza con le politiche per la riduzione dello spreco alimentare utili a salute, economia e ambiente.