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Nella cantoria del portale maggiore, all’ingresso della Chiesa Madre di Stigliano, è installato un magnifico organo a canne racchiuso in cassa lignea, il quale ormai tace da oltre vent’anni. Fu realizzato nel 1930 da Francesco Consoli di Locorotondo. Nel 1932 l’organo fu dotato di un motore elettrico. Il lavoro fu affidato alla stesso costruttore. Consoli, già dipendente della ditta Vegezzi-Bossi in qualità di manutentore, affinò la sua esperienza tecnica e artistica e divenne a sua volta un distinto organaro e titolare di fabbrica. Con il tempo, la scarsa manutenzione e soprattutto il disinteresse hanno fatto in modo che l’organo a canne “perdesse la sua voce”. Cajkovskij diceva: “La musica è il più bel dono del Cielo, la più alta benedizione elargita all’umanità”. Nella liturgia sacra l’organo a canne è lo strumento che più estrinseca questo dono, questa benedizione. L’organo a canne nacque tre secoli prima di Cristo. L’inventore pare sia stato un certo Ctesibio, un genio alessandrino del terzo secolo a.C. Lo strumento, che allora era a sistema idraulico, ebbe vasta diffusione nel mondo greco-romano. Nonostante la mole e il peso, era portato nel circo e nell’anfiteatro in occasione di spettacoli e feste popolari. Verso il quarto secolo dopo Cristo, il sistema idraulico cominciò a cedere il passo ad altri meccanismi, finchè verso il nono secolo si arrivò all’organo pneumatico. Quasi contemporaneamente cominciò ad entrare nelle chiese, passando gradatamente da strumento degli spettacoli e delle orge pagane a strumento della liturgia e della preghiera cristiana. La Chiesa, già nell’alto Medioevo, recepì questo strumento come naturale invito alla preghiera e alla comunione solidale dei fedeli. Il suono dell’organo, scriveva San Tommaso, è fatto “per elevare l’anima alle somme altezze”. Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione sulla sacra liturgia, raccomanda di tenere “in grande onore l’organo a canne”. La sonorità e la varietà dei suoi timbri, con le ricche possibilità che gli derivano dalla combinazione dei registri, e con l’ampiezza delle sue onde sonore è in grado di esprimere tutte le situazioni, le esigenze e le sfumature della preghiera liturgica. Nelle chiese delle piccole realtà locali come Stigliano questo strumento ha veicolato per secoli l’arricchimento della cultura musicale del popolo. E sono ancora molte le persone le quali ricordano con affetto e nostalgia le melodie e i virtuosismi di Giuseppe Fornabaio (conosciuto come don Pepp l c-quot) accompagnato dalla voce baritonale di Antonio Onorati. Recuperare, dunque, l’organo della Chiesa Madre è doveroso, ma non lo si può fare sperando solo in sovvenzionamenti esterni: occorre una sensibilità e un contributo della comunità che deve sentire questo bene come qualcosa che le appartiene e che fa parte della sua storia e della sua cultura.

Per i cultori della materia e per qualche appassionato qui di seguito inserisco le caratteristiche tecniche dell’organo a canne della Chiesa Madre di Stigliano :

– canne di facciata in zinco disposte in tre cuspidi, canne interne in piombo e di basseria in abete;
– 2 tastiere di 61 tasti (DO1-DO6 con prima ottava cromatica), copertine dei diatonici in osso e dei cromatici in noce tinto, frontalini piatti in osso;
– pedaliera dritta di 27 note (DO1-RE2) con registrazione indipendente;
– trasmissione pneumatico-tubolare con attuatori a borsette per le tastiere, la pedaliera e i registri;

DISPOSIZIONE FONICA

– Annull. Tromba – Viola gamba 8p – Subbasso 16p
– Pieno 4 file – Concerto viole 8p – Ottava 8p
– Decima quinta 2p – Bordone 8p – Violoncello 8p
– Duodecima 2²/3p – Flauto 4p
– Ottava 4p – Flautino 2p
– Unda maris 8p – Tremolo
– Dulcana 8p
– Principale 8p
– Tromba 8p

somieri maestro e di cassiera a canale per registro con attuatori a borsette
registri del II manuale racchiusi in cassa espressiva
2 staffe per il crescendo e l’espressione
pedaletti per le unioni e i richiami di ance e ripieni
3 pistoncini per ogni tastiera per le combinazioni fisse
1 grande mantice a lanterna con azionamento a manovella o tramite ventilatore, sovrastato da un mantice a lanterna più piccolo
elettroventilatore aggiunto negli anni “40

Salvatore Agneta