CONDIVIDI
Stigliano.Chiesetta di San Vincenzo
Stigliano.Chiesetta di San Vincenzo

Stigliano, 2013-12-21 – Assodato che la chiesa di San Vincenzo non sarà mai più aperta al culto (amen!), rimane comunque una struttura, un fabbricato retaggio e memoria importante del passato di Stigliano e degli stiglianesi. Recuperarla materialmente è un dovere morale e civile; destinarla ad altri usi è un modo intelligente e pratico per riutilizzarla. Ponendosi di fronte alla chiesa, sulla destra si pùo notare una vecchia abitazione di cui oggi rimane soltanto il muro della facciata, un balcone con ringhiera in ferro battuto e l’accenno di un cornicione. Il tetto è inesistente.

Eppure quell’antico scorcio, che è stato riportato alla pietra originale “ a faccia vista” con “stellatura” (un po’ come dire che il grigio va con tutto), cattura piacevolmente lo sguardo e abbellisce la piccola piazzetta antistante. Per inciso, nella Chiazza si comincia a notare e ad apprezzare un certo risveglio urbanistico, pur trattandosi di pochi casi e di un restayling (voluto da privati) a “macchia di leopardo”.

Sottoponendo anche la chiesa di San Vincenzo, sia internamente che esternamente, ad un simile restauro – e chissà, con il tempo, anche il resto delle abitazioni vicine – si creerebbe un “salottino”, una piccola gemma incastonata nel contesto più ampio del centro storico, fruibile e vivibile da parte degli stiglianesi e dei turisti: proviamo a immaginare in quella piazzetta un ristoro non permanente con sedie e tavolini che d’estate serve bibite, aperitivi e quant’altro.

Una piccola e tranquilla oasi di pace. In quanto alla “recuperata” chiesa la si potrebbe utilizzare come spazio vuoto per ospitare temporaneamente mostre artistiche e didattiche, sala riunioni e piccoli convegni, come luogo logistico per le manifestazioni che d’estate si svolgono nella vicina Chiazza, e ancora per qualcosa d’altro che al momento non riesco a immaginare.

Invito il sindaco e gli amministratori attuali a distaccarsi dalla logica distruttiva che ha caratterizzato fin dalla fine del 1800 tutte le nostre amministrazioni sotto l’imperativo che ciò che è vecchio non serve e quindi può essere distrutto.

Dobbiamo conservare quanto abbiamo, valorizzarlo, creare un’attrattiva e permetterne la fruizione (non devo certo ricordare – ma lo faccio – i benefici turistici ed economici  di cui sta godendo Guardia Perticara, dove le abitazioni sono state in molti casi rifatte di sana pianta e abbellite con elementi architettonici originariamente inesistenti). Dobbiamo avere un pò di lungimiranza e credere in questo tipo di investimenti, per così dire, a lungo termine.

Dobbiamo andare nella direzione che, oggi più che mai, vede nel binomio cultura-turismo una delle poche risorse economico-sociali su cui ancora possiamo puntare e sperare per la futura sopravvivenza di quel poco che rimane del nostro paese. 

 Salvatore Agneta