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M5S candidati Grassano
M5S candidati Grassano

Grassano (MT) –  Chi si candida ad amministrare un comune come Grassano non può non interrogarsi e esaminare i grandi scandali che nel corso degli anni hanno condizionato il futuro della propria comunità e del proprio territorio. In particolare, lo deve fare una forza politica come il Movimento 5 Stelle che è nata per essere la voce dei cittadini e per osteggiare e denunciare gli errori, le malefatte e le incapacità della vecchia politica. Un tema di notevole importanza, che nel corso dei decenni ha danneggiato Grassano e ha influito pesantemente sul rapporto politica-affari e sul voto clientelare, riguarda i lavori miliardari per la messa in sicurezza del fiume Basento e la distruzione delle fiorenti attività agricole che venivano effettuate a ridosso del fiume nella zona Giardini di Grassano.

Due vicende di malgoverno della cosa pubblica, piene di ombre e di scelte ambigue e scellerate, che hanno investito e investono le responsabilità delle amministrazioni comunali grassanesi e della classe dirigente regionale e nazionale di centrosinistra e di centrodestra degli ultimi venti anni.

Due vicende da brividi, intersecate tra di loro, che si sono sviluppate, a partire degli anni ’80, prima intorno a ben 400 miliardi di vecchie lire di fondi Fio, ed ora, a seguito di un prestito alla Regione Basilicata di altri 250 milioni di euro da parte della Bei (Banca europea per gli investimenti).

Un fiume di denaro pubblico stanziato per la difesa del suolo della Basilicata che, a vari livelli e con poca chiarezza, è entrato nei meccanismi gestionali degli ultimi quattro presidenti della Regione Basilicata: Pittella, Bubbico, De Filippo e il compianto Dinardo. Meccanismi che hanno visto coinvolti anche una decina di governi nazionali, dirigenti regionali e nazionali, progettisti, imprese edili, oltre che, per ragioni diverse, magistratura e altri enti dello Stato: Tar; ex Genio Civile, Università.

Ma, andiamo con ordine e torniamo a Grassano e alla morte delle attività agricole della zona Giardini.

Il crollo delle attività si è verificato per due ragioni principali: per gli interventi nell’alveo del Basento finanziati con i fondi sopracitati e, poi, per la riduzione dell’attività estrattiva di materiale inerte dal fiume, verificatasi dopo la chiusura, avvenuta nel 1995, di un’azienda che estraeva inerti (l’azienda si chiamava Inerco).

Tutti ricordano che negli anni scorsi nella zona Giardini circa cento famiglie grassanesi praticavano un’intensa attività agricola fatta di colture pregiate e frutteti. Un’attività che produceva reddito per tutta la comunità di Grassano e che era stata possibile proprio a seguito del lavoro ininterrotto di manutenzione dell’alveo del fiume assicurato per 30 anni dalla suddetta Inerco (1965–1995).

La Inerco ogni giorno rimuoveva dal letto del fiume il materiale in eccesso che altrimenti avrebbe invaso i terreni verdeggianti e coltivati della zona Giardini. Da quando tali rimozioni non vengono più effettuate, quei terreni non ci sono più e sono stati annientati dai detriti e dall’acqua del Basento.

Ma perché l’Inerco nel 1995 interruppe l’attività? Non è facile individuare il perché, ma stando alle testimonianze e alle documentazioni rese pubbliche dal titolare attraverso gli organi di stampa, sembra di capire che il tutto sia avvenuto perché l’Inerco non era allineata a logiche politiche e di mercato legate al mondo oscuro delle aziende di estrazione di inerti e al sistema di potere che controllava e controlla la Basilicata.

Nel corso degli anni si sono intersecate ragioni legislative, burocratiche, formali, legali e giudiziarie, ma l’Inerco non ha più aperto e, come abbiamo spiegato, i famosi Giardini di Grassano sono ormai pressoché scomparsi.

Se a Grassano ci fossero state amministrazioni comunali autonome e responsabili, forse quanto è accaduto non sarebbe successo e una delle zone agricole più produttive del territorio comunale sarebbe stata salvaguardata. In più, lo stato del Basento sarebbe diversa e non ci sarebbero le pericolose e disastrose inondazioni che durante le piogge torrenziali colpiscono quei territori e mettono a rischio i terreni e la viabilità.

Ma, purtroppo, così non è andata. E non sta andando così neanche per questa nuova ondata di soldi pubblici per il dissesto idrogeologico lucano scaturiti dal prestito che il governatore Pittella ha fatto a febbraio 2016 con la Bei (Banca europea investimenti). Soldi che nessuno ci ha regalato e che i lucani devono restituire.

Soldi sui quali non vorremmo tornare a parlare, tra qualche anno, per le ruberie, gli sprechi e la poca trasparenza rispetto all’utilizzo. E non c’è da stupirsi perché sarebbe solo il prosieguo di quanto accaduto negli anni ‘80 con i 400 miliardi di lire di fondi Fio che dovevano servire anch’essi per la manutenzione del suolo e dei fiumi lucani. Solo per il Basento ne furono spesi oltre 200. Di cui 15 nel tratto Calciano-Grassano: per due interventi da 7,5 miliardi ciascuno.

I fiumi, è bene evidenziarlo, sono il luogo ideale per spendere soldi pubblici senza capire in che modo. Basta un po’ d’incuria e di abbandono ed ecco che, come per incanto, arrivano gli interventi d’emergenza per ragioni di sicurezza. Con l’emergenza scatta lo “stato di calamità” ed arrivano “fondi immediati e straordinari”. Poi, partono gli appalti di somma urgenza e il gioco è fatto.

Inoltre, il fiume si presta molto bene a coprire le malefatte. Basta una buona piena: per cancellare sia gli interventi sbagliati sia quelli non ancora fatti, ma già pagati.

Ovviamente, il M5S non è contro gli interventi per la tutela del suolo e dei fiumi e per il dissesto idrogeologico. E’ contro le ruberie, gli appalti facili e i lavori fatti a metà ma pagati per intero.

Insomma, intorno al fiume Basento, gli affari e la politica hanno marciato per anni e vogliono continuare a farlo.

Solo con il M5S al governo nazionale e regionale e al Comune di Grassano, siamo certi che tutto questo non accadrà più e chi ha sbagliato sarà costretto a darne conto e a pagare.

Lista Movimento 5 Stelle Grassano (Matera)