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SATRIANO DI LUCANIA – Ricordava Gian Maria Volontè che “la lavorazione del film Cristo si è fermato a Eboli è stata dura e faticosa, ogni giorno per andare e tornare da Matera ai paesi dove giravamo, che erano privi di alberghi, facevamo tantissimi chilometri. Un tragitto pesante specie dopo nove-dieci ore di un lavoro accurato e spigoloso . Tuttavia abbiamo costruito in questi luoghi della Basilicata un rapporto bellissimo, trovato persone straordinarie, di grande comunicativa e con un forte interesse verso quello che facevamo. Levi in questa terra è una cosa ben precisa, è ricordato ed amato. Questo vuol dire che il suo libro ha proprio agito in profondità, ha lasciato un segno fortissimo che, stando lì si sente avverte eccome.

cristo si è fermato ad eboli
Cristo si è fermato ad Eboli-foto dal web

Il suo romanzo è proprio la sintesi di un’esperienza profondissima”. Tratto dall’omonimo capolavoro di Carlo Levi in cui lo scrittore e pittore torinese rievoca la sua vicenda umana di confinato in Lucania durante il fascismo, “Cristo si è fermato a Eboli” (1979) di Francesco Rosi viene presentato questa mattina (ore 10.00) nell’Istituto Comprensivo per la seconda giornata di “Frammenti autoriali”, rassegna curata da Mimmo Mastrangelo, promossa dallo stesso Istituto Comprensivo insieme a Lucana Film Commission e Regione Basilicata. Pellicola in cui Francesco Rosi pone più in risalto gli aspetti sociali e politici piuttosto che quelli antropologici e magici contenuti nel romanzo, ma è sopratutto il paesaggio lucano (Aliano, Matera, Guardia Perticara) è dare alle immagini un tocco di lirismo. Una superba prova d’attore è quella di Gian Maria Volontè che nella prima parte del film parla pochissimo, una trovata registica questa finalizzata a lasciare che il pubblico si identificasse con l’attore nell’osservazione, nella scoperta della Basilicata del tempo. E’ forte l’impatto che il Levi di Gian Maria Volontè ha con un Sud in cui l’orologio del tempo sembra che si sia fermato, ma vi si accosta ad esso con discrezione e lentamente se ne affeziona, prova a sentirsi dentro a quel mondo primitivo comunità rassegna al proprio disgraziato destino. Accanto ad un Gian Maria Volontè, introspettivo e sommesso, ci sono attori non professionisti che recitano con una naturalezza sorprendente. Il film fu sceneggiato oltre da Rosi, dagli scrittori Raffaele La Capria e Tonino Guerra.

Curata dal cinecronista Mimmo Mastrangelo, la Regione Basilicata e la Lucana Film Commission presentano la prima edizione di FRAMMENTI AUTORIALI

camminamenti nel cinema d’autore e sconfinamenti lucani, con proiezioni di film di René Clair, Pasquale Festa Campanile, Francesco Rosi, Giuliano Montando e Alberto Lattuada e schermi a Spinoso e nelle scuole di Moliterno, Satriano e Tramutola. Sotto le presentazioni in brochure dell’ iniziativa di Paride Leporace, direttore della Lucana Film Commission e del curatore Mimmo Mastrangelo.

La missione doppia della Lucana Film Commission. Se da una parte il nostro principale compito è quello di promuovere nel mondo il marchio “Basilicata set naturale e terra del cinema”, di portare sui nostri territori un numero sempre crescente di produzioni cinematografiche e mettere a disposizione delle stesse (produzioni) le professionalità del posto, i servizi e tutti i necessari supporti materiali, dall’altra parte ci siamo posti l’obiettivo di sostenere e stare dalla parte di tutti quei contenitori che vengono ideati in Regione ed hanno come finalità la promozione di un cinema di qualità. Per questo la Lfc, insieme alla Regione Basilicata, ha inteso sostenere le motivazioni di fondo di FRAMMENTI AUTORIALI in quanto riteniamo che sia importante ritornare a concedere più spazi (più schermi), più attenzione a quei film e quegli autori che hanno reso nobile l’arte delle immagini in movimento. Una bella cinquina di nomi sono sicuramente René Clair, Francesco Rosi, Alberto Lattuada, Giuliano Montaldo e Pasquale Festa Campanile, le opere di questi registi inserite nel breve ciclo di proiezioni vengono a rappresentare la meraviglia di un cinema la cui sintassi narrativa ed estetica può sicuramente tradursi nella potenza di un pensiero etico.

Paride Leporace
direttore della Lucana Film Commission

Una domanda appare scontata: quale filo rosso unisce i registi messi in locandina in questo breve viaggio di proiezioni? Sicuramente Alberto Lattuada, Giuliano Montaldo, Francesco Rosi e Renè Clair rappresentano quel cinema cosiddetto d’autore che, pur affermatosi dentro un sistema industriale, si identifica per la poetica personale e l’originalità tematica, linguistica e stilistica. Nel caso di René Clair, però, non bisogna dimenticare che egli ha rappresentato (almeno per quel che riguarda le sue prime produzioni) anche un “cinema (a)narrativo”, stilisticamente e concettualmente connesso all’esperienza dell’avanguardia parigina degli anni venti del secolo scorso. Un discorso a parte merita, inoltre, Pasquale Festa Campanile: il film “Le voci bianche” vuole essere sì un omaggio per il trentennale della sua morte, ma, ancor di più, un forte desiderio di strappare all’oblio una delle opere più riuscite del regista e scrittore lucano (originario di Melfi). “Le voci bianche”, pur seguendo lo stile della commedia di costume, fa un ritratto spietato e spregiudicato della Roma papalina del settecento. Si può affermare, inoltre, che con Pasquale Festa Campanile entra in gioco la Basilicata, ma anche con gli altri film in programma c’è un diretto (o indiretto) sconfinamento in terra lucana. ” Quartiere dei Lillà” di Clair è l’unico film in cui veste i panni di attore Georges Brassens, il massimo degli chansonniers francesi le cui origini sono lucane (i nonni materni partirono da Marsico Nuovo alla fine dell’ottocento per trasferirsi nella Francia del Sud), in “Cristo si è fermato a Eboli” viene ricostruita tutta la vicenda del confino a Grassano ed Aliano di Carlo Levi, infine ne “Il Cappotto” di Lattuada collabora alla cura della sceneggiatura anche il poeta di Montemurro Leonardo Sinisgalli. Va detto, comunque, che le sei proposte di “FRAMMENTI AUTORIALI costeggiano lo scoglio di un cinema italiano (anzi europeo) che non ha alcuna timidezza nel dichiararsi politico (il “Sacco e Vanzetti” di Montaldo), ritagliarsi una dimensione antropologica e magica (posare lo sguardo nelle pieghe del “Cristo si è fermato a Eboli”), calcare sul lirismo dei rapporti umani (“Quartiere dei lillà”), punteggiare su alcuni tratti ironici e satirici (“Il cappotto”) . Un cinema che attraversa un magico ventennio del secolo scorso e le cui immagini e storie, “disperse nel buio”, sembrano volersi (ri)conquistare una nuova luce, un più duraturo diritto allo schermo.

Mimmo Mastrangelo
curatore