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Roma, 2012-11-20 – La Società Dante Alighieri dedica una giornata di studi al poeta lucano Vito Riviello (Potenza, 1933 – Roma, 18 giugno 2009), protagonista del rinnovamento del linguaggio poetico del Novecento. All’incontro di studi “La poesia come volontà e rappresentazione”, previsto mercoledì 21 novembre alle ore 17, presso la sede della Società Dante Alighieri (Palazzo Firenze, P.zza Firenze, 27), interverranno – dopo i saluti di Donato Tamblè, Soprintendente archivistico per il Lazio – Giulio Ferroni – critico e Ordinario di Letteratura Italiana presso l’Università La Sapienza – Francesca Bernardini – Ordinario di Letteratura italiana moderna contemporanea e Direttore dell’Archivio del Novecento presso l’Università di Roma La Sapienza – Aldo Mastropasqua, Ricercatore di Letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza – Brunella Antomarini – Docente di Estetica e Filosofia contemporanea e traduttrice presso la J. Cabot University of Rome – Elisa Davoglio – poetessa – Paolo Ragni – scrittore e giornalista – e Annamaria Riviello, vicedirettore della rivista Decanter.

Seguirà la lettura di alcune fra le poesie più significative di Vito Riviello a cura del poeta Giacomo Trinci.

In occasione della manifestazione sarà allestita una mostra documentaria sulla produzione del Poeta.
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“Vito Riviello è uno dei poeti più significativi del Novecento, con il suo originario senso della sproporzione ha preso di petto i singoli frammenti della evanescente realtà verbale e fisica in cui siamo oggi immersi, facendo sprigionare scintille del suo vuoto e giocando con l’assurdità del suo indifferente apparire; ha manipolato comicamente i nostri linguaggi più normali e onnivalenti, che percorrono i media in tutte le direzioni, da Roma a Parigi, da New York a Potenza ( da quello del dibattito culturale a quello della politica, della cronaca, dello spettacolo, della pubblicità, della televisione. Attraversando così, tutto il Novecento, e la rarefazione dei linguaggi del postmoderno ci ha lasciati una immagine della realtà e della nostra storia italiana assolutamente unica e inimitabile”. (Dall’introduzione al volume antologico “Assurdo e Familiare” di Giulio Ferroni)