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Ripacandida, 2012-11-12 – Martedì 13 novembre il consiglio regionale, dopo due sedute andate a vuoto, dovrebbe prendere(usiamo il condizionale, visto che niente è sicuro oggigiorno) una decisione su alcune delimitazioni territoriali, tra queste quelle che interessano i Comuni di Ripacandida e Rionero.E’ noto che in prossimità dell’abitato di Rionero ci sono tre contrade (San Francesco, Cappa Bianca e Frascolla)che fanno parte del territorio di Ripacandida. Il Comune di Rionero alcuni mesi ne ha  fatto richiesta, ricevendo in cambio risposta negativa. Ecco la storia di queste contrade, raccontata dal Movimento Protezione Territoriale Ripacandidese, presieduta da Michele Disabato:

– “Dai primi anni del secolo scorso il Comune di Ripacandida e non solo (Melfi, Barile, Atella) è sottoposto ad una sistematica, coordinata, ininterrotta ed iniqua aggressione da parte del vicino Comune di Rionero in Vulture il quale chiede unilateralmente ed arbitrariamente l’annessione di una cospicua parte del territorio Ripacandidese, guarda caso, la più appetibile da un punto di vista economico, spoliando, di fatto, quest’ultimo di ogni proprio diritto su questo suo legittimo territorio. Aggressioni, giustamente e puntualmente dimostratesi infruttuose, FINO AD OGGI.

– Il 22 ottobre 1932, l’allora podestà di Rionero avanzava l’ennesima pretesa al governo del Re definendo la stessa come “un atto di giustizia, reso ad una patriottica e fascistica cittadina”. Sicuramente il podestà fu intellettualmente più corretto, rispetto agli attuali amministratori, perché motivò la richiesta con motivazioni economiche. Le equilibrate e irreprensibili contromotivazioni dell’allora Podestà del Comune di Ripacandida furono “tale atto, definito di giustizia dal sig. Podestà del Comune di Rionero, non deve ingenerare un atto indiscutibilmente di ben più conclamata ingiustizia ai danni di Ripacandida”.

– Veniamo, quindi ai giorni nostri. Diversi cittadini di Rionero in Vulture negli anni settanta, in considerazione del fatto che le norme urbanistiche del loro Comune, rendevano estremamente difficoltosa ed onerosa la costruzione di nuove case, si rivolgevano al Comune di Ripacandida affinchè agevolasse la realizzazione del loro più grande sogno, la costruzione della propria abitazione anche se sul territorio di Ripacandida. Il Comune di Ripacandida, sensibile alle valide richieste di queste persone, anche penalizzando i propri cittadini (lotto minimo 10.000 mq., abbassamento della cubatura realizzabile in zona agricola) cercò, nel limite del possibile, di rendere concretizzabili i loro sogni, con immensa graditudine da parte di costoro. Oggi troviamo gli stessi, o magari i loro eredi, quali componenti di chimerici comitati cittadini che reclamano assurde pretese.

– Fino a che è stato possibile, e le leggi l’hanno consentito, il Comune di Ripacandida non ha mai obbligato costoro a trasferire la propria residenza, come sarebbe stato corretto e giusto pretendere, trasferimento, per altro, messo in atto, in maniera del tutto autonoma e con grande soddisfazione, da parte di numerosi (28) cittadini prima iscritti a Rionero.

“ Con sempre maggiore fatica-continua Michele Disabato, presidente del Movimento Protezione Territorio Ripacandidese-, cerchiamo di non credere alle voci, secondo le quali, il territorio per il quale viene avanzata pretesa di annessione (700.000 mq., quindi, non solo l’area abitata), negli ultimi anni, è stato oggetto di enormi investimenti finanziari, dove gruppi di potere hanno investito ingenti capitali, non vorremmo che fosse carpita la buona fede di alcuni ignari cittadini, pur di perseguire più da vicino o meglio ancora direttamente i propri interessi.

– Il vasto territorio preteso dal Comune di Rionero in Vulture è il più economicamente prestigioso per il comune di Ripacandida, quello nelle immediate vicinanze della stazione ferroviaria, quello dove è allocato lo svincolo della superstrada Candela/Potenza, quello dove sono ubicati le maggiori e più importanti realtà economiche e produttive, in poche parole il presente ma soprattutto il futuro del nostro comune.

-Analoga pretesa potrebbero avanzarla nostri concittadini che avendo proprietà terriere nei comuni di Venosa, Maschito, Rapolla hanno su queste loro legittime proprietà costruito le proprie abitazioni, senza mai, però, muovere doglianze. Ancora peggio, sfruttando una legge regionale, in fase di redazione, (un illuminato uomo politico del Nord non avrebbe saputo pensare una “porcata” peggiore), i cittadini di Ripacandida potrebbere avanzare pretese sull’intero paese di Ginestra, oppure il comune di Filiano su altre aree del territorio di Ripacandida. Una legge che andrà a scatenare una serie di contenziosi in numerosi comuni della regione Basilicata (Avigliano, Tolve, Potenza, Pisticci, Rionero stesso, Atella, San Fele, Melfi, etc.), contenziosi che certamente i comuni vorrebbero fare a meno soprattutto in questa fase di grande transizione, dettata dalle nuove leggi e regole sul riordino delle governance locali.

– Lungi da noi innescare sciocche ma perigliose miscele esplosive, come Movimento Protezione Territorio Ripacandidese ci auspichiamo comunque che le due amministrazioni, Rionero e Ripacandida lavorino alla risoluzione di eventuali concreti problemi evidenziati dai cittadini che vivono nelle zone adiacenti al Comune di Rionero ma sul territorio di Ripacandida. Soprattutto alla luce del fatto che si viaggia e si discute con una mentalità europeista e non portano a niente antiche e sterili guerre di campanili. Essere cittadini di Ripacandida (paese di santi, d’illustri uomini di cultura e tantissime persone perbene) non ha mai fatto sentire nessuno emarginato, discriminato, anzi, come anche per altre appartenenze è sempre stato motivo di grande orgoglio.

– Concludiamo, rivolgendoci ai passionari  vertici amministrativi dei due comuni, esortandoli in tempi nei quali il governo italiano sta spingendo gli enti territoriali, comuni in primis, ad associarsi, se non addirittura ad unirsi, il tutto al fine di rendere più efficienti, efficaci ed economici i servizi verso le proprie popolazioni, a mettere da parte infeconde diatribe populiste e concentrare le loro risorse intellettuali sulla risoluzione dei tanti problemi che attanagliano  l’intera popolazione da loro amministrata”.

Lorenzo Zolfo