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Ripacandida (Pz), 2012-10-02 – Domenica 30 settembre 2012 si è tenuto nel salone del convento del Santuario     di S. Donato in Ripacandida un incontro, organizzato dall’Associazione Amici         di Padre Pio – Suor Maria di Gesù – avente per tema: “Gli Scritti di Francesco d’Assisi e di Padre Pio -introduzione alla lettura-”. L’incontro è stato introdotto dal Presidente dell’Associazione Aldo Anastasia cui è seguito l’intervento del  Socio Michele Labriola e la  conclusione di Don Francesco Distasi, parroco di Ripacandida.

San  Francesco  d’Assisi  e  San  Pio  da  Pietrelcina  sono  stati  doni  di   Dio  alla  Chiesa  e  all’umanità  e  sono  ancora  oggi  testimoni  della  perennità  del  Vangelo.

Francesco non è un personaggio del passato. Lo si percepisce come un vivente,   lo si accosta come un amico, un compagno fidato di viaggio, suggeritore di una    vita  diversa  da  quella  che  oggi  spesso  ci  intristisce,  una  vita  sognata  di  fratellanza,  di   pace  e   finalmente  di  gioia.

Padre Pio, vestendo  i  panni  di  Francesco  e  seguendone  le  orme,  da  più  di  un  secolo  è   punto  di  riferimento  di  una  vastissima “clientela  mondiale”  come  ha  definito  Paolo  VI  i  suoi  numerosissimi  devoti.  Tanti   restavano  colpiti  dal  fervore  con  cui  egli  riviveva  la  Passione  di  Cristo  in  ogni   celebrazione   eucaristica.  Ha  riunito  intorno  a  sé  delle  persone,  figli  spirituali, impegnandoli  nella preghiera  e  nella  carità. Molti  indifferenti  e  lontani  dalla  Chiesa  se  non  addirittura  contrari, venuti  a  contatto  con  Padre  Pio, hanno  cambiato  vita,  ne  hanno  seguito  le  orme  e  hanno  fatto  un  cammino  di  santità.

Nel  1977  la  pubblicazione  delle  Fonti  Francescane  ci   consegna   gli   Scritti   autentici  di  Francesco. Le  Fonti  Francescane si dividono in: Scritti e Biografie.  Gli Scritti ci mostrano gli insegnamenti di Francesco, le sue parole, il suo volere,  le  sue  intenzioni.  Le  Biografie  ci  presentano  la  sua  vita  e  le  sue  opere.

Il  “vero”  Francesco  scaturisce  dai  suoi  Scritti.  Qui  traspaiono  la sua  interiorità  ed  i  suoi  progetti  di  vita  evangelica  che  mettono  in  crisi  le  nostre  “certezze”   e   costituiscono   una   continua   provocazione.

Il vangelo fu per Francesco il centro e la ragion d’essere dell’impegno personale  e  comunitario  nel  suo  tempo,  letto  e  interpretato  attraverso  la  Parola  di  Dio.

Gli  Scritti  sono  una  incarnazione  eloquente  del  vangelo nella vita di  un uomo,  che  ha  voluto,  tener  fede  alla  sua  vocazione semplicemente   evangelica.

Gli  Scritti  ci  danno  l’immagine “vera” e “completa” di  Francesco  d’Assisi,  illuminando  così  il  lavoro  dei  suoi  primi  biografi.

Francesco possedeva una certa cultura.  Rivela  conoscenze  storiche, giuridiche, religiose. Rivela una cultura superiore  alla  media  del  suo  secolo. Da ragazzo  imparò  a  leggere  e  a  scrivere  non  solo  l’italiano, più precisamente  il  volgare,  ma  anche  il  latino. Aveva conoscenze del Diritto.  Sapeva   preparare  i  contratti.    Conosceva la lingua francese. Tommaso  da  Celano  e  S. Bonaventura  scrivono  che  era  molto intelligente e possedeva una buona memoria.

     Come  sono  nati

Francesco, a causa delle sofferenze fisiche non può più permettersi un contatto diretto con il pubblico. E’  costretto  a  servirsi  dello  scritto  per  arrivare  a  tutti. Sentiva  come  suo  dovere  particolare  scrivere  “le  fragranti  parole  del  Signore”. Era  cosciente di essere uno strumento nelle mani di Dio per portare       “lo Spirito e la Vita”. La caratteristica è la semplicità. E’ la semplicità del Vangelo incarnato in quest’uomo.

Sono state brevemente presentate le Regole  ed  esortazioni. In esse Francesco detta per sé e la sua fraternità le norme di vita comune e la  forma di vita attinta    dal Vangelo. Sono state sottolineate la Regola non bollata e la Regola Bollata. La prima  è  il  documento  spirituale  e  storico  più  prezioso  per  capire  e  stimolare  la  vita  francescana  autentica.  E’  la  storia  vibrante  e  puntuale  di  quella  vita  evangelica  che  Francesco  ed  i  suoi  hanno  condiviso  in  Cristo  per  oltre  dieci  anni. La seconda è quella definitiva, più breve e più adatta ad una fraternità in  piena  espansione. Qui  il  carisma  di  Francesco  è  vivo  e  pienamente espresso  ed  ha  la  possibilità  di  comunicare  vita  a  quanti saranno chiamati. Osservanza     del santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo. Povertà assoluta, individuale        e comunitaria, in  forza  della  povertà  di  Cristo,  fedeltà  alla  Chiesa,  madre,  carità  fraterna,  espressa  nell’unità  della preghiera, nell’impegno apostolico e missionario,  nell’autorità  come  servizio,  nella   gioia   di   ritrovarsi   insieme.

Sono state poi brevemente presentate le Lettere che delineano molto meglio la personalità di Francesco, che si presenta come padre, fratello, amico, consigliere     e documentano  la  sua  ansia  apostolica per  comunicare  le  meraviglie  di  Dio.   E’  stata in particolare sottolineata  la Lettera ad un ministro: una delle più belle lettere. La misericordia e il  perdono  devono  permeare  i  ministri  nel  servizio  loro  affidato. L’uomo cristiano, plasmato dall’esperienza personale di Dio come Padre  della  misericordia  e  del  perdono, deve  essere  sempre  disposto  ad  accogliere     chi ha peccato, a perdonare umilmente e generosamente, presentando un volto      che  sia  riflesso  del  Padre. E’  un  capolavoro  e  documento  unico  dell’anima  di  Francesco.

Sono state infine brevemente presentate le Laudi e preghiere che sono la testimonianza di come Francesco si rivolgeva a Dio, a Cristo, a Maria.  Non  viene  escluso  il  creato “sacramento” della  presenza di Dio nel mondo.

Ci consentono di penetrare nel profondo segreto della sua anima e nella  sublimità  della  sua  singolare  esperienza  cristiana. E’ stato sottolineato il Cantico di  frate  sole: il  capolavoro  della  nascente  letteratura italiana.  È  lode  a  Dio  attraverso  le  sue  creature.  Francesco  dopo una notte  di  indicibile  sofferenza  chiama  i  confratelli e  canta  la nuova lode.   Al  sole,  la  luna,  le  stelle,  il  fuoco,  il  vento,  la  terra, l’acqua  aggiunge  il  perdono  e  la  morte  sorella,  che  è  porta  della  vita. Un  canto  dell’universo  redento,  pacificato  e  salvato  in  Cristo, vero canto  pasquale  del   mondo   nuovo,  che   Cristo   riconsegnerà   al  Padre.

Sono state presentate brevemente le Fonti di Padre Pio. Il carteggio con i suoi padri spirituali e il carteggio con diverse anime, costituiscono le Fonti di Padre   Pio. Gli  scritti  di  Padre  Pio sono  divisi  in  tre  gruppi: i  quattro  epistolari,  il  volume  Dolcissimo  Iddio,  e  i  componimenti   scolastici.

Per  conoscere  bene  S. Pio  è  necessario  fare  riferimento  a  queste  sue  fonti.  Il  popolo  di  San Pio  si  è  nutrito  più  di  aneddotica  che  di  queste  fonti. Bisogna che a questo popolo sia dato cibo solido e questo è possibile soltanto  riscoprendo  la  ricchezza  e  la  bellezza  delle  fonti  dirette.

Non ci troviamo di fronte ad un trattato di teologia sistematica. I vari luoghi teologici, le fonti bibliche, la spiritualità francescana sono abbondantemente  presenti  e  diventano  punti  di  riferimento  certi  a  situazioni  particolari  delle  anime  con  cui  P.  Pio  entra  in  contatto.  Possiamo  dire  che   nelle  lettere  la   stessa   teologia   è   vita.

A conclusione sono state rilevate alcune Convergenze e diversità. Francesco        d’ Assisi e P. Pio si sentono parte della Chiesa, hanno obbedienza sincera al papa,   ai  vescovi,  sottomissione  ai  ministri  o  ai guardiani   che  il  Signore  loro  donerà.

Comune è l’assimilazione al mistero pasquale, alter Christus anche nel corpo     con  la  stigmatizzazione,  l’annuncio  gioioso  del  mistero  di  Cristo  alle  anime,  l’attenzione  ai  poveri  e  ai  sofferenti  sono  realtà  vissute  sia  da  Francesco che  da  Padre  Pio. Come Francesco anche Padre Pio non è solamente padre, ma    anche  umile  discepolo  che  sa  mettersi  in  ascolto.

Il  contesto  storico  è  diverso.  La  società  di  Francesco  era  sostanzialmente  religiosa. Le tensioni avvenivano all’interno di un discorso religioso. La società       di  S. Pio, la nostra è materialista, edonistica, relativista, ideologizzata.

Padre Pio non è fondatore di un ordine religioso, ma ha creato i  presupposti perché alcune anime da lui incoraggiate fossero gli iniziatori di un movimento:          i  Gruppi   di   preghiera   ormai  diffusi  in  tutto  il  mondo, e  dal  suo  amore  ai  poveri  nasce  Casa  sollievo  della  sofferenza. Padre Pio non ha scritto preghiere ma tutta la sua vita è stata una  preghiera,  tanto  da   definirsi  “un  povero   frate   che   prega”.

Al di là di queste sfumature la risposta di Francesco e Padre Pio è la stessa e vincente: annuncio e testimonianza sincera del Vangelo, buona  notizia, portata da   Cristo.

Lorenzo Zolfo

La foto riprende un momento del convegno.