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Dov’era l’Italia quando quattro “comitatini” in Basilicata rivendicavano il loro diritto a respirare aria pulita? Dov’era tutto questo clamore mediatico quando in silenzio e in solitudine privati cittadini, agricoltori, allevatori, denunciavano sospetti e dubbi presso le sedi competenti, e per tutta risposta venivano querelati, processati o anche licenziati?
Dov’era la pomposità di certi odierni salotti televisivi quando in Basilicata venivano ridicolizzati e trattati con superficialità i nostri giovani che in corteo marciavano per chiedere un futuro diverso e prospettive certe?
Ben venga la Magistratura quando ci aiuta a capire il nero che si aggira intorno all’affare dell’oro nero in Basilicata, ma non basta.

referendumPiù di questo la Magistratura non può fare perché in Basilicata la sfida è sempre la stessa: una volta spenti i riflettori bisognerà trasformare i pentoloni scoperchiati in progettualità politica e culturale.
E allora toccherá a noi. Dovremmo continuare ad indignarci, ma non più per il chiasso delle manette di oggi, quanto piuttosto per le silenziose catene alle quali chissà per quanto tempo sará costretta una generazione intera che, se vuole restare nella propria terra, dovrá continuare a subire il ricatto di scegliere tra lavoro ed ambiente, o dovrá accreditarsi alla corte clientelare di qualche politico o di qualche amministratore di paese.
Dovremmo continuare ad indignarci, ma non più per gli indagati più o meno eccellenti di oggi, ma se dovesse capitare, come già nel 2002 e poi nel 2007, che alla fine a pagare saranno solo i corruttori e non i corrotti.
Dovremmo continuare ad indignarci, non solo se si dovesse configurare il reato di disastro ambientale, ma per un disastro sociale e culturale che comunque si è consumato sotto gli occhi di tutti e che in questi anni ha costretto migliaia di lucani a vendersi, spesso compiacenti, l’anima e la dignità.

Per questo è importante andare a votare Sì al referendum: per dire che, seppure alla fine l’Italia tornerà ad ignorarci, noi non vogliamo dimenticare, che c’è un giudizio etico e sociale del tribunale della storia a cui si dovrà dare conto al di là degli esiti giudiziari, che noi non siamo più disposti a barattare i colori della vita con il nero degli affari e che l’unico giacimento che vogliamo coltivare per sempre, perché mai si esaurirà, è la speranza di renderla davvero vivibile questa nostra meravigliosa regione.

Don Marcello Cozzi