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Lo scorso 13 maggio muore un’anziana donna di Acerenza, M.S.Piturro dopo poco più di una mezz’ora dal suo ricovero. I familiari, in attesa al pronto soccorso, vengono a conoscenza del suo decesso dopo due ore. In risposta alla replica dell’ospedale San Carlo “non è accaduto nulla di censurabile”, i familiari indirizzano una lettera  aperta al direttore del più grande ospedale della Basilicata….

Lettera aperta al Dott. Maruggi:

   “Le siamo grati per le condoglianze espresse a nome Suo personale e dell’Azienda ospedaliera che Lei magistralmente dirige e, se ciò in parte ci conforta, non lenisce l’amarezza e la profonda mestizia che ha caratterizzato l’ultimo giorno di vita della nostra cara mamma.

Siamo consapevoli del corretto protocollo attivato dall’Unità Operativa di Terapia Intensiva del nosocomio nel tentare in tutti i modi di tenere in vita nostra madre e su questo nulla questio, ciò invece che continua a rammaricarci è la mancata assenza di comunicazione sull’accaduto da parte di chi era preposto a farlo verso noi, figli della de  cuius Piturro Maria Saveria, presenti sin dal momento del ricovero nella sala di attesa del reparto di Pronto Soccorso  dell’Ospedale San Carlo del capoluogo. Evidentemente le informazioni che Le hanno fornito sono state distorte nella loro veridicità dei fatti!

Infatti quel nefasto giorno ( 13 maggio u.s.) eravamo al seguito dell’ambulanza del 118 (n.b. senza medico a bordo nonostante la specifica richiesta della guardia medica di turno presso l’ambulatorio comunale di Acerenza) e tale circostanza lo può testimoniare sia l’autista dell’ambulanza sia lo stesso infermiere che per primo ha soccorso nostra madre. Gli stessi all’uscita dal pronto soccorso ci hanno pregati di accomodarci perché, ci è stato detto, occorreva del tempo per avere precise notizie sul suo stato di salute.  Nessuno  e ripetiamo nessun operatore in servizio quella mattina nel Pronto Soccorso ha cercato di rintracciarci. Eppure eravamo tutti li in trepida attesa e la sala non conteneva che pochissimi familiari ( cinque dei quali eravamo noi) .

Non rincorriamo capri espiatori né intendiamo fare processi sommari anche perché siamo consapevoli che in primis c’è l’assistenza per l’ammalato. Volevamo solo essere messi in condizione ed in tempo utile per stare vicini a nostra madre nel delicato momento del suo trapasso se solo ci fosse stato consentito. Diversamente abbiamo appreso la funesta notizia dopo circa due ore dal suo decesso quando, esausti ci siamo rivolti al personale del reparto che si è giustificato dicendo” Pensavamo che non ci fosse  nessun familiare”. Stessa affermazione confermata dal reparto UTIC!

Le chiediamo:” Quale sarebbe stata la sua reazione di fronte a tanta superficialità?

Non vogliamo censurare nessuno perché rispettiamo la professionalità di tutti gli operatori, ma se ci è stato consentito di rendere visibile questo increscioso epilogo è perche siamo certi che, grazie anche alla Sua sensibilità, altri episodi del genere non abbiano mai più ad accadere”.                                                                                I figli della Sig.ra Piturro

L.Z.

La foto riprende M.S. Piturro.