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San Basile (Cs), 2012-11-23 – Mario Bellizzi, di San Basile (Cs) centro arbereshe della provincia di Cosenza, profondo conoscitore della cultura albanese, ci dà una testimonianza di questa pittura.”I pittori albanesi continuarono a dipingere motivi religiosi secondo i canoni dell’arte post-bizantina fino alla metà del XIX secolo, e quasi non riuscirono a creare neanche un’immagine del mondo reale, della vita quotidiana, o un paesaggio della natura del paese. Questa sostanziale mancanza per la storia e la cultura albanese la colmarono i pittori stranieri. Durante il XV secolo, proprio quando il popolo albanese si trovò nel occhio del ciclone, e insieme agli altri popoli dei balcani dovette lottare contro gli ottomani. Questo aumentò l’attenzione dei pittori stranieri nei confronti dell’Albania. La guerra, la resistenza, l’emigrazione durante l’occupazione ottomana, costituiscono i temi della maggior parte dei quadri in quegli anni. I più vecchi sono dei ritratti di Scanderbeg, come il quadro, L’assedio di Scutari di Paolo Veronese(1528-1588) che si custodisce nel Palazzo dei Dogi a Venezia. Si pensa che il primo ritratto l’abbia fatto Gentile Bellini(1429-1507) durante il periodo in cui Scanderbeg fu in Italia per aiutare Ferdinando di Napoli. I pittori stranieri furono affascinati dai vestiti variopinti, dai paesaggi, e anche dalla fierezza degli albanesi. Alcuni pittori molto noti sono Camille Corot (1796-1875) con Vajze shqiptare, Eugene Delacroix (1796-1863) con il quadro Çift shqiptaresh, Leon Gerome (1824-1904) che realizzo circa 30 pitture con temi albanesi.

I quadri di Gerome sono tra i più belli di tutti quelli che riguardano l’Albania, tra tutti i pittori stranieri. L’inglese Edward Lear, durante i suoi due viaggi in Albania tra il 1848-1849, ha dipinto circa 100 quadri. Tra i vari dipinti di Lear con il tema albanese, la litografia Gjirokastra e l’acquarello Ura e Bahçallekut, sono importanti non solo per i valori artistici ma anche perché raffigurano due monumenti della cultura albanese di molto valore che oggi non esistono più: L’acquedotto di Argirocastra ed il ponte sul Drino, vicino a Scutari. Il lavoro di Lear è quindi l’unica testimonianza di questi importanti monumenti. Lear era molto affascinato dall’Albania, dalle persone e dagli abiti popolari. Nei suoi quadri abbiamo rappresentati i magnifici paesaggi albanesi, e quasi sempre ci sono le persone vestite con gli abiti tradizionali. Tutti questi pittori stranieri hanno aiuto a portare un po’ di vita di quel periodo siccome dai nostri pittori non è rimasto neanche un quadro del periodo realista”.