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Potenza – Scelta Civica per l’Italia di Basilicata con testardaggine rinnova l’appello ai Responsabili della cosa pubblica di attuare il Piano Marshall.2 .
E’ una necessità che si palesa rispetto all’arrivo senza controlli di nuove 19.000 persone sbarcate nel solo 2016, che si aggiungono ai 7 milioni di persone già residenti nel nostro Paese. Una cifra che aumenterà in modo esponenziale se non si aiutano concretamente queste persone in difficoltà nei loro paesi di origine con mezzi economici e professionalità capaci di accompagnarli nella loro organizzazione civile.

E’ la proposta di Scelta Civica per l’Italia di Basilicata che sta registrando analoghe prese di posizioni in Europa come in Italia. A tal riguardo Scelta Civica per l’Italia di Basilicata ha convocato per martedì 21 giugno 2016 ore 18.30 un’apposita Direzione Regionale aperta alla società civile con l’intento di rilanciare il Piano Marshall.2 a livello interregionale . Hanno garantito la loro presenza Amministratori, Rappresentanti del mondo associativo e culturale, Cittadini, Dirigenti di Partito e Simpatizzanti con la precisa volontà di elaborare un Manifesto di intenti che puntualizzi i diversi aspetti attuativi del Piano Marshall.2 .

piano marshallLa storia dell’umanità è altalenante . A periodi di epiche tensioni politiche e sociali che sconvolgono positivamente il mondo, seguono fasi di transizioni che poco incidono a livello politico ed economico sull’umanità . Nel periodo storico in cui viviamo, fatto salva l’occasione della caduta del comunismo negli anni Novanta, registriamo a livello planetario un decadimento politico, morale ed economico che ci invita a pensare .
Non è un caso che si registra l’assenza di leadership politiche forti che siano in grado di interpretare i processi storici in atto e, quindi, di governare il futuro del mondo, assicurando ad esso pace e prosperità.
Parallelamente, assistiamo alla preoccupante mancanza di interesse da parte delle grandi nazioni a trovare gli utili strumenti che siano di ristoro per le gravi problematiche sociali ed economiche esistenti in molte realtà del mondo .

Tanti continenti sono in subbuglio . Ogni ordine economico ed istituzionale locale viene trascinato nell’ambiguità della globalizzazione, e “ paesi e popoli perdono la certezza dei loro definiti limiti culturali, economici e sociologici “ ( Georg Simmel ) .  Se a questo si aggiunge l’indifferenziato potere tecnologico che travisa e cancella le preziose diversità culturali esistenti, ci si rende conto che il mondo è in grande difficoltà.
Le grandi potenze mondiali di fronte a tali sconvolgimenti sociali , anziché di sforzarsi a trovare gli antidoti necessari, sembra che si nascondino dietro i propri egoismi e tornaconti .
Il mondo è sull’orlo di una crisi di nervi .
In Europa, constatiamo che la spia rossa è accesa da tempo.
Segnala pericoli in economia, nel settore produttivo ed occupazionale, nel dilagante fenomeno migratorio di massa, cui non si è grado di individuare i necessari rimedi. Restiamo attoniti, mentre tutto ci scivola addosso . Ha pienamente ragione lo studioso campano Aldo Masullo quando afferma : “

Noi tutti siamo gli attori storditi di una rappresentazione teatrale, di cui abbiamo smarrito il testo e dimenticato le parti, immemori di ciò che abbiamo declamato fino ad ieri e ignari di quello che dovremmo dire oggi e domani . Ci limitiamo a balbettare e ne siamo soddisfatti, come se avessimo deciso le sorti della verità “.
L’Europa è senza fiato, incapace di muoversi in una qualche direzione. Oggi, l’Europa non è più una espressione geografica e storica, insomma culturale, ma una complessa e divisa istituzione politica: l’ Unione Europea. Essa non riesce a fare Politica .
Non sa più pensare in grande !

Ritornando al Prof. Aldo Masullo, conveniamo nel ricordare l’immagine che egli ha dell’Europa : “ Una enorme tartaruga rovesciata, che ogni tanto vanamente agita fuori del rigido carapace le zampette rachitiche “ .
Il suo funzionamento si limita a ratificare trattati, convenzioni, direttive e dichiarazioni . Manca in essa la passione, la vita, in poche parole il sangue vivo . Riprendendo il discorso sul fenomeno migratorio, un fenomeno strutturale, cosa può pretendere l’Italia dai partners europei di fronte allo stato comatoso in cui versa l’Istituzione comunitaria ?
Ogni proposta che l’Italia avvia sul tavolo delle trattative cade nel vuoto, rimane inascoltata.

Solo in alcune circostanze, come nel caso del fenomeno migratorio, che ultimamente sta assumendo proporzioni incontrollabili, sembra che si trovino delle parziali soluzioni : vedasi Mare Nostrum, Operazione Frontex o la complessa ma indefinita attribuzione delle quote da ripartire tra i singoli stati che, comunque, non risolvono nella loro generalità l’annosa problematica. Consideriamo, pure, sottostimato il contributo economico di appena 70 milioni di euro, elargitoci ultimamente dall’Europa, per far fronte alle nostre emergenze migratorie , se lo rapportiamo a quello di oltre 6 miliardi di euro che l’Unione Europea ha concesso, a partire dal 1994, al popolo palestinese per il sostegno finanziario del progetto Pegase ( Vita e Pensiero, 2 marzo 2015 ) .

Ad oggi, risulta che l’Italia ha sostenuto per tali emergenze una spesa pari a quasi 17 miliardi di euro . Consideriamo giusto, pertanto, che l’Italia si proponga in sede comunitaria con maggiore autorevolezza; come riteniamo auspicabile che l’Europa svolga un ruolo più incisivo nei confronti delle grandi potenze mondiali, le uniche capaci di influenzare i paesi arabi ed africani per far cessare i conflitti bellici in atto.

La Cina, la Russia, gli Stati Uniti con l’Europa se agissero di comune accordo avrebbero la forza assolutamente determinante per placare gli animi bellicosi che albergano nelle comunità afro – mediorientali .
Gli strumenti – si ricordi – che le grandi potenze hanno a loro disposizione per governare i processi di riappacificazione sono irresistibili, come irresistibili sono il flusso degli armamenti dei paesi in guerra fra loro, come irresistibili sono i flussi di danaro provenienti dai paesi arabi e diretti alle comunità musulmane ed africane per non avere ritorsioni di sorta .
E’ una via certamente complicata ma che, tuttavia, va tenacemente perseguita sul piano politico .

Ritornando alle emergenze migratorie, frutto di guerre tribali e di carestie indicibili, annotiamo che in Africa ben 120 su mille bambini muoiono prima di compiere i cinque anni, o dove la popolazione malnutrita è ben il 24,8% della popolazione : una persona su quattro non mangia abbastanza e diventa vulnerabile ad un ampio spettro di malattie provocate dalla riduzione delle difese immunitarie. E’ palese la debolezza economica del continente africano, prima fra tutti il livello scandalosamente basso dei redditi pro-capite rispetto alle altre aree del pianeta.
Redditi così bassi non permettono di organizzare i consumi adeguati e non sono in grado di sostenere un minimo di risparmio che alimenti internamente, dal punto di vista finanziario, un adeguato ciclo di investimenti sociali ed economici .

Si deduce che quelle popolazioni o troveranno un pezzo di pane in casa loro o saranno costrette a venirlo a cercare in casa altrui.
Quindi non esistono mezze misure o politiche di corto respiro , come quelle di abbattere le imbarcazioni che trasportano gli sfortunati confratelli africani , è necessario mettere in campo un grande progetto politico ed economico che li trattenga, con aiuti adeguati, a rimanere nei loro luoghi di origine .
In conclusione, Scelta Civica per l’Italia di Basilicata, in presenza delle considerazioni politiche, economiche e sociali testé analizzate, propone alla libera discussione “Il Piano Marshall . 2”, ripartendo dal documento approvato dalla Direzione Regionale del Partito ed inviato alla Segreteria Nazionale in data 01 agosto 2014, di cui si allegano i relativi atti .

A Cura del Centro Studi di Scelta Civica per l’Italia di Basilicata