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Scanzano Jonico manifestazione di proptesta contro il nucleare foto da internet
Scanzano Jonico manifestazione di protesta contro il nucleare, foto da internet

Scanzano Jonico, 2013-11-23 – Dieci anni dopo la minaccia del nucleare, Scanzano Jonico tiene alta la guardia. Dal 13 al 27 novembre del 2003, per quindici giorni molto intensi, la Basilicata ribolliva per la decisione del Governo Berlusconi di localizzare dinella cittadina materana il «cimitero» delle scorie nucleari e radioattive sparse per il Paese.La mobilitazione di tutti i lucani, culminata nella grande manifestazione ribattezzata «la marcia dei centomila», obbligò moralmente e politicamente il Parlamento a cancellare il nome di Scanzano Jonico nella conversione in legge del decreto. Da allora le paure non si sono mai sopite. Il nome di Scanzano e la Basilicata spesso tornano nelle mappe ipotetiche delle zone d’Italia che avrebbero condizioni orografiche ideali per il deposito unico nazionale, da quel momento rimasto solo sulla carta. Basta un minimo sospetto per far alzare le barricate.

Come è accaduto a fine luglio con il trasporto «top secret» all’aeroporto militare di Gioia del Colle di un chilo di biossido di uranio prelevato dalla centrale Enea di Rotondella, adibita negli anni ’60 e ’70 al ciclo nucleare uranio-torio, e restituita agli Stati Uniti nell’ambito di accordi internazionali della Sogin: due giorni con poche e frammentarie notizie hanno subito fatto scattare l’allarme, poi rientrato, sul materiale effettivamente trasportato, alimentando timori su perdite di radioattività. L’associazione «Scan- Ziamo le scorie» non dimentica e tiene viva la memoria con la campagna informativa «Tienilammente». La rivolta di Scanzano Jonico è una vicenda memorabile per i lucani e per il loro proverbiale orgoglio. Iniziava tutto il 13 novembre del 2003, il giorno dopo la strage di Nassirya, in Iraq, in cui era morto anche un carabiniere lucano, il maresciallo Filippo Merlino, originario di Sant’Arcangelo di Potenza. Quello stesso giorno il Consiglio dei ministri decideva la sede del deposito nazionale a Scanzano, sulla costa jonica, nelle cave di salgemma di Terzo Cavone.

Pino Cariglia