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Melfi, 2012-12-11 – Numerosi , benché poco noti , i libri dedicati alla cosiddetta “Piccola Svizzera” (nella cover un ensemble di foglie “Ninfea bianca” sulle acque del Lago grande) ed all’eccezionale ed idilliaco habitat di Monticchio Laghi e Bagni  , pur ingenerosamente maltrattato dal tempo, dall’incuria  e nel secolo scorso “ Humanae Naturae”.  Ne è autore , per i tipi di CalicEditori e stampato (2012) a Lavello da Finiguerra , Renato Spicciarelli (1960) entomologo naturalista , docente  all’Università della Basilicata. Sua è anche la sistemazione scientifica di reperti millenari   presso il “ Museo di storia naturale del Vulture” nella millenaria Abbazia di San Michele Arcangelo . Oltre che di rari esemplari della famosissima “Brahmea” scoperta  negli anni ’60, nella costituita riserva naturalistica “Grotticelle d’Ofanto”  dallo scienziato alto-atesino Frederick Hartig

In un interessante dibattito in programma al “Teatro La Piccola” di Rionero in Vulture , giovedì 14 dicembre ore 18:00 , analizzeranno l’opera ( un vero e proprio “reliquiario” di sensazioni ancestrali, di  sentimenti , profumi e colori paradisiaci , raccolti dai diari di insigni personaggi ) ,dai vari punti di vista, il Sindaco della città fortunatiana, Antonio Placido e Angelo Nardozza  (patrocinatori del libro  per Aato e Comune) , Maria Teresa Imbriani , Giovanna Laguardia, Marcello Pittella . “ Mi pareva inspiegabile- ci ha riferito l’Autore- la differenza tra l’entusiasmo suscitato dal Vulture, nel mondo scientifico e culturale internazionale e la percezione della “gente” che abitualmente visita, parla di Monticchio o l’amministra con la caldera del vulcano. E’ necessario -ribadisce Spicciarelli- non solo conoscere ed informare , bensì saper leggere la bellezza di questi luoghi e godere delle loro  peculiarità straordinarie.  Quanto dico – conclude- non sia letto come il sussulto o la voce strozzata di una cultura provinciale ovvero di emarginazione”.   ” .

E siccome nomina sunt consequentia rerum (la toponomastica è legata alla storia antica dei luoghi e delle cose) non potevano mancare riferimenti al remoto vulcano spento del territorio  , da epoca immemorabile, che ha nome Vultur (dal latino “avvoltoio”) con le sue sette cime che innevate , in questi giorni, offrono uno spettacolo di eccezionale  candore, agli occhi di turisti, visitatori ed emigrati lucani che incominciano a rientrare, nei nostri paesi, per le festività natalizie.

  Donato Michele MAZZEO