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Accettura,2012-10-01 –  Per decisione della Suprema corte di Cassazione, il giorno 25 settembre a Roma si è scritta la parola fine alla vicenda giudiziaria legata alla morte del giovane accetturese, Rocco Trivigno. Sono passati poco più di quattro anni da quella notte tra il 17 e il 18 Luglio 2008 quando l’auto con a bordo Rocco, la sorella Valentina e Nicola Telesca, all’incrocio tra la via Nomentana e viale regina Margherita, a Roma, venivano travolti da un furgone guidato da un cittadino moldavo Ignatiuc Vasile. L’uomo, alla guida di un mezzo risultato poi rubato, inseguito dalla polizia attraversò numerosi semafori rossi finendo con lo schiantarsi sulla Citroen con all’interno i giovani studenti lucani. Rocco, vent ‘anni non ancora compiuti, studente di chimica, perse la vita durante il trasporto in ospedale, mentre Valentina e Nicola ancora portano i segni del grave incidente. Da allora un lungo iter giudiziario ha coinvolto la famiglia Trivigno che, finalmente, con quest’ultima sentenza della Cassazione scrive la parola fine. Infatti, dopo il primo grado di giudizio, presso la Corte di Assise di Roma, che aveva condannato l’imputato per omicidio volontario aggravato a 16 anni di carcere i successivi ricorsi avanzati dall’avvo cato della parte imputata avevano derubricato il reato condannando il moldavo a 8 anni e 6 mesi.

E’ stata dunque, la quinta sezione penale della Cassazione a dare giustizia alla parte lesa riconoscendo per la prima volta dolo eventuale in materia di incidenti stradali. è quanto in maniera orgogliosa afferma l’avvocato della famiglia Trivigno, Adelmo Manna, professore all’Università di Foggia : “La sentenza della quinta sezione penale della Cassazione non si è discostata dalla sentenza della prima sezione penale della Cassazione e dunque per la prima volta in materia di incidenti stradali, è configurabile dolo eventuale quando, in genere, per incidenti stradali, si utilizzava la colpa.

Sono felice per i miei assistiti perchè soltanto la colpa avrebbe comportato un trattamento sanzionatorio sproporzionato per difetto rispetto alla gravità del reato”. “Nulla potrà ridarci il sorriso e la gioia di partecipare il quotidiano di Rocco dicono i genitori però, la qualificazione del reato in qualche modo ci rasserena. Siamo convinti che con l’azione repressiva, per i casi previsti, l’educazione e l’informazione siano fondamentali e speriamo che questa sentenza possa servire a dare un senso di giustizia e di pace a chi (purtroppo ancora tanti) è costretto a subire un dramma come il nostro”.

Enzo Labbate

Fonte: http://www.accetturaonline.it