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Montemilone villa Stingone
Montemilone-villa Stingone

Montemilone, 2014-02-13 – Sono passati oltre 30 anni dalla donazione dei defunti coniugi Falanga della loro stupenda villa, che riporta il nome della signora “Annita Stingone”, al Comune di Montemilone che, a sua volta, dopo qualche anno, l’ha ceduta alla Regione Basilicata con un protocollo di intesa che impegnava la stessa Regione a utilizzare la struttura per quello che era il volere del donatore, nonché usi socio-sanitari. “Ancora oggi a distanza di anni e con tanti euro spesi, detta struttura ospita a malapena la guardia medica- a denunciare questa situazione il comitato civico “Responsabilità,Trasparenza” di Montemilone.” Da maggio 2013 la regione Basilicata cambia nuovamente idea e formula un nuovo progetto, oggi oggetto di discussione dopo la delibera 1398 del 29 ottobre 2013. La notizia non è passata inosservata al consigliere di minoranza Filippo Ciaccia che, dopo averla letta sul quotidiano di Basilicata, ha subito sparso la voce vista la delicata situazione che si è venuta a creare. Anche il primo cittadino, nel consiglio comunale, tenutosi in tutta fretta, dell’11 febbraio ha dichiarato la sua estraneità e di aver appreso la notizia pochi giorni prima di indire il consiglio.

Sinceramente, a noi del comitato la dichiarazione del Sindaco non è affatto andata giù ma non abbiamo ragioni per non credere alle sue parole, anche se vi era un progetto dei primi mesi dell’anno precedente. In ogni caso, lo stesso sindaco, nel corso dell’adunanza consiliare, ha espresso parere contrario al far di questa villa un carcere, criticando le silenziose scelte della regione; inoltre ha proposto di formulare un documento che a gran voce respinga tale progetto, rimarcando il comportamento arrogante dell’ente, e trovando a suo favore l’intero consiglio. Anche i familiari ed eredi hanno dichiarato, in una missiva indirizzata al consigliere Ciaccia, di voler ricorrere per vie legali qualora la regione Basilicata non faccia un passo indietro e finalmente faccia della struttura la volontà dei donatori”.

Lorenzo Zolfo