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Moliterno – Da Matthias Sindelar, il fuoriclasse della grande Austria (Wunderteam) degli anni venti, chiamato “i Piedi di Mozart” che si rifiutò di aderire al nazismo e per questo avvelanato nella su abitazione insieme alla fidanzata italiana, a Miguel Andreolo , l’arcigno mediano, oriundo uruguiano, giocò nel Bologna degli scudetti, vestì la maglia azzurra vincendo la coppa del mondo nel 1938 e, da allenatore, si trasferì in Lucania; da Moacir Barbosa, il portiere della nazionale brasiliana che bloccava con una sola mano la palla e dopo il (secondo) gol che subì nella finale della Coppa del Mondo del 1950 determinando la vittoria dell’Uruguay nessuno più lo volle parlargli perché portava iella, a Mané Garrincha, il migliore dribblatore di tutti i tempi; da Eduard Streltsov, il fuoriclasse finito nel gulag; a Manlio Scopigno, il filosofo che allenò il Cagliari di Gigi Riva e portò in Sardegna lo scudetto; da Carlos Humberto Caszely, il bomber cileno che rifiutò di dare la mano a Pinochet; a Lollò Cartisano “la freccia del Sud” che doveva andare alla Juventus ma tornò nella sua Calabria dove venne ammazzato dalla ‘ndrangheta; Sono questi alcuni dei ritratti che il giornalista Mimmo Mastrangelo, dopo averli proposti in passato su più quotidiani (Il quotidiano della Basilicata, Liberazione, Il Manifesto, La Notizia Giornale) li ha raccolti nel volumetto “Il buco nella rete” edito dalla casa editrice lucana Valentina Porfidio.

LibriSono storie di un calcio-altro che niente hanno a che vedere con il calcio attuale (quinta-sesta industria del Paese ma con i bilanci in rosso di quasi tutte le società) spettacolarizzato dalle televisioni, malato di corruzione, stritolato dall’arroganza dei procuratori, ridicolizzato dalla stupidità e banalità dei diretti protagonisti, di giornalisti-tifosi che vivono con ossessione la materia trattata. Le narrazioni di Mimmo Mastrangelo seguono le traiettorie che esaltano sì il talento pedatorio, ma intercettano la memoria, la storia, il costume, la poesia (Pablo Neruda), l’aneddotica (l’aneddoto è tra le matrice più suggestive per raccontare il calcio) la letteratura di Soriano, Galeano, Camus, Pasolini, il giornalismo di pensiero di Gianni Brera, Darwin Pastorin. Nei racconti di Mimmo Mastrangelo l’altro calcio non altro vuol che il gusto per delle storie epiche con delle venature romantiche, che esalta il talento, la tecnica come benvenuta eccezione dentro la normalità di azioni scontati e risaputi e schematismo noiosa