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MOLITERNO – Georges Brassens agli inizi degli anni cinquanta comprò una piccola macchina da presa, di quelle che si usavano un tempo a 8-16 millimetri e, da regista in provetta, iniziò a filmare momenti della sua vita privata. Quelle riprese fatte dal grande chansonnier francese o da altri che facevano parte della sua allegra compagnia sono state recuperate e montate da Sandrine Dumarais nel 2013 per “Le regard di Georges Brassens”, documentario di meno di ora che viene presentato questa sera (ore 21.30) allo Spazio Art-House nell’ambito delle anteprime della rassegna sul cinema a formato breve “Moliterno Agri in Corto”, giunta quest’anno alla decima edizione e curata dal cinecronista Mimmo Mastrangelo.

GEORGES BRASSENS
GEORGES BRASSENS

Un film di immagini ritrovate, un documento che incanta in cui il poeta-cantautore, il magnifico Georges fa rivivere sotto i nostri occhi la bella umanità di cui si circondava . A Sète – cittadina sul mare della Francia meridionale, dove nacque nel 1921 – Brassens ritrova la madre Elvira, una fervente cattolica di origini lucane, il padre Luis, un muratore anarchico il cui pensiero libertario influenzerà non poco quello del figlio, ma nel film, tra gli altri, si vedono Joha Heiman (“la mia piccola pupa”) che sarà sua compagna fino alla morte avvenuta nel 1981, i coniugi Marcel e Jeanne nella cui piccola abitazione, al leggendario “impasse Florimont 14”, ha vissuto per trent’anni.

Nel film di Sandrine Dumarais alle sequenze amatoriali si sovrappongono immagini note di repertorio (con Brassens che canta suoi cavalli di battaglia) insieme a voci che ricordano e celebrano l’artista e l’uomo: da Juliette Greco (“semplicemente odorabile era Georges”) allo scrittore Bernard Lonjon, dall’amica di famiglia Agatha Fallet al regista Francois Morel a Clémentine Deroudille che ha curato l’ultima mostra dedicata al “bon Ton-Ton”ed allestita a Parigi pe ril trentennale della morte.

Il film della Dumarais si specchia anche in qualche scelta formale realizzata al computer (sequenze del movie-amatoriale proiettate sulle mura delle palazzine del porto di Sète), ma tutte le testimonianze compongono il ritratto-sinfonia dell’ artista e dell’uomo Brassens. del “gran maestro” monumento della cultura francese del novecento a cui si deve essere grati perché, per mezzo delle sue canzoni dal taglio popolare, ci ha permesso di intravedere la bellezza e la generosità di cui è portatrice quell’umanità condannata all’ultimo gradino della scala sociale… Il film della Dumarais è la conferma che “Brassens era tra noi da sempre e sarà con noi per sempre. Non è certo (questa) una consolazione ma rimane pur sempre un augurio.