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pentecoste2015Melfi, 21-05-2015 – L’artista Oscar Cerillo dona alla Città “12 disegni” che ripercorrono il mito di Ronca Battista.E’ una delle più  antiche rievocazioni del  Meridione di Italia che ricorda il tragico evento del  1528 passato alla storia come il “Sacco di Melfi”. Nel week -end riecheggia la voce della storia con    “La Pasqua di Sangue”:  un evento giunto ormai  alla 487° edizione che si terrà il 23 e 24 maggio.

La Città federiciana rivive una straordinaria    pagina di storia  sulla lotta fra Francesi e Spagnoli per il predominio nel Regno di Napoli durante il XVI secolo.   Una storia, dunque,  che narra di “Ronca Battista”,  dell’assedio della città da parte delle truppe del “Lautrench”  e del   conseguente incendio del borgo. Così il mito  diventa   memoria storica. E le leggende raccontano una  storia che si tramuta ogni anno in   un evento davvero imperdibile. A ripercorrere la leggenda di Ronca Battista ben “dodici disegni” sono stati donati dall’artista Oscar Cerillo alla Città di Melfi in occasione della presentazione alla stampa dell’evento.  “E’ sempre più difficile credere in una coscienza collettiva in cui ritrovare un minimo di valori condivisi”. Per il primo cittadino, Livio Valvano “da 487 anni a Melfi, la ricorrenza della Pentecoste rappresenta una delle stelli polari della nostra comunità. Un evento che da oltre 400 anni ha segnato la Città e la gente di Melfi. Una tradizione che ci consente di rinsaldare quell’identità che spesso i tempi convulsi come quelli di oggi rischiano di farci perdere”.
“L’intento è quello di legare una leggenda ad un difficile- ha detto l’artista Cerillo- e terribile periodo storico della Città di Melfi. Questa leggenda mi ha sempre affascinato fin da quando ragazzo partecipavo al corteo che festante entrava nella liberata Melfi ad opera degli spagnoli. L’idea di illustrate la leggenda di Ronca battista è stata quella di rendere visibile alle future generazioni affinchè cresca in loro il senso della conservazione, della divulgazione e della conoscenza della storia della propria Città. Io credo che la storia crea gli eroi e le leggende, ma le leggende narrano la storia”.
E in quell’epica giornata di sangue riecheggia la figura di Giovan Battista Cerone.
“Un boscaiolo che non perde un solo attimo ed afferra i due bambini – racconta il Presidente della Pro Loco, Tommaso Bufano- e la moglie e li accompagna verso l’unica porta che potrà garantire una via di fuga.  Lui è in attesa dello scontro finale. La breccia è ormai aperta. Gli attaccanti affluiscono in massa fra urla, frastuoni e spari facendo scempio dei popolani. Ma di fronte a loro si staglia  all’improvviso l’imponente figura del boscaiolo. Unica sua arma, oltre il coraggio, lo strumento del suo mestiere: la ronca. Il suo aspetto è nel contempo fiero, minaccioso e terribile. La forza del suo braccio è pari alla forza sterminatrice della folgore. Ovunque egli spezza, recide ed uccide. Il sangue dei francesi si confonde con quello dei melfitani trucidati. Poi l’eroe cade colpito alle spalle stringendo nel pugno la sua ronca. La figura di questo boscaiolo sfocia ormai negli ambiti della leggenda”.

Ecco il programma …
La manifestazione prenderà il via sabato (23 maggio)  alle ore 17.30 in Corso Garibaldi con l’accampamento rinascimentale a cura dell’associazione “Bardulos” e Fieramosca. Alle ore 18 l’annuncio della manifestazione lungo le vie del borgo medievale da parte della banda musicale, gruppi di musici , sbandieratori, trombonieri e combattenti spagnoli e francese. Alle ore 20,30 l’assedio, l’incendio della Porta venosina e presa della Città da parte delle truppe francesi. In Piazza Duomo, alle ore 21.45, spettacolo con combattenti e sbandieratori (Gruppo Bandierai degli Uffizi di Firenze e sbandieratori della Città della Pieve).
La notte di domenica (24 maggio) prenderà il via il percorso della banda musicale attraverso le vie della Città. Alle ore  4.00 partenza alla volta della Chiesa dello Spirito Santo. Alle ore 7.00 Santa Messa celebrata dal Vescovo di Melfi, S.E. Mons. Gianfranco Todisco. Alle 8.30 processione di San Michele a cura della Confraternita Santa Maria ad Nives e della Pro Loco Federico II. Alle ore 9.15 al Piazzale della stazione rientro della processione in Città. Alle ore 10.00 dal Piazzale della Stazione, partenza del Corteo Storico con nobili, dame, paggetti, soldati e musici di Melfi. In Piazza Duomo, alle ore 11.30, spettacolo dei gruppi partecipanti al corteo storico. A seguire in Piazza Umberto I arrivo del corteo storico con l’accampamento del carro con la statua della SS. Trinità e di San Michele nella Chiesa di S. Maria ad Nives. Alle ore 16.00 in Piazza Duomo esibizione degli sbandieratori e premiazione dei Gruppi.
Alle 19.00 Celebrazione Eucaristica in Cattedrale. Alle ore 19.45  Giuramento del Sindaco Tisbi al Cardinale Francesco Doria. Spettacolo rievocativo a cura di Simonetta Rizzitiello con Umberto Ferrieri nella parte del sindaco e Claudio Loconsolo nella parte del Cardinale Doria. Alle ore 20.30 l’assedio, la presa e l’incendio del Maniero.

Ecco un po’ di Storia …

E’ un evento che si ripropone ogni anno per rievocare, fin dal 1528, il conflitto tra i francesi di Francesco I e gli spagnoli di Carlo V, per il dominio del Regno di Napoli. L’esercito francese era al comando di Odet de Foix, Visconte di Lautrec, già maresciallo di Francia dal 1511. Egli si rese protagonista, infatti, del sanguinario assedio della Città, e responsabile del massacro di oltre 3mila persone, fatto passato alla storia come “La Pasqua di Sangue”. I primi attacchi alla Città, il 22 di marzo 1528, ebbero esito negativo per le armi francesi che contarono più di un centinaio di morti. Durante la notte arrivarono i rinforzi richiesti, tra cui le famigerate Bande Nere guidate da Orazio Baglioni, e diversi pezzi di artiglieria che risultano determinanti per la presa della Città. Dopo l’infame eccidio di armati e di popolani, le truppe francesi costrinsero il principe di Melfi, Giovanni III Caracciolo, che si era asserragliato nel Castello con i suoi fedelissimi, ad arrendersi per aver salva la vita. La Città, saccheggiata e bruciata, fu abbandonata dai circa 6mila superstiti che si rifugiarono nella selva dello Spirito Santo, sul Monte Vulture, e qui vi rimasero fino all’arrivo  degli spagnoli liberatori. Gli spagnoli, promulgarono due editti del Re Carlo V: il primo invitava le popolazioni delle Città limitrofe a trasferirsi a Melfi; il secondo, proclamando la Città fedelissima, esentava i suoi abitanti dal pagamento delle tasse per un periodo lungo di 12 anni.