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Antonio Avenoso&Rocco Papaleo
Antonio Avenoso&Rocco Papaleo

DANZANTE LA TERRA  di ANTONIO AVENOSO

“Siamo eterno ritorno e torniamo alle case sull’uscio del paese con scarpe che hanno camminato la polvere, il sapere, il senso delle circostanze, l’utilizzo dei bisogni, la testimonianza delle assenze che oggi desiderano fermarsi”.

Scrive nella prefazione a “Danzante la terra” , ultimo lavoro in versi di Antonio Avenoso, il critico Donato Laborante.

“In queste eterne cadute siamo mare di terra, siamo la barca che diventa nave ogni volta che la parola diventa poesia.
Così torniamo a casa con le aurore nelle tasche, le albe negli occhi e i tramonti mozzafiato nel respiro”.
“Oggi il vento ha smosso/ un golfo blando come di carta./ Stelle alla notte/ da parole strette”.

Siamo come ci ricorda Antonio Avenoso “ Isole che ti chiedono dov’è il mare”.

Allora che aspettiamo arrendiamoci e torniamo a casa dove “sono gli alberi a catturare la rugiada” finalmente per “eludere il soffitto del creato” con un “mal di cuore e luna storta” per concepire che “paterna e la sera”, in piena consapevolezza di comprendere che “certo è l’incerto”.
Ascoltiamo l’invito del poeta, ascoltiamo il richiamo, la sua amorevole misericordiosa supplica che ci invita a “guardare il mattino dove i canti son risorti”.

Traspare un altro azzurro/ altri incanti irride il cielo./Scendono aghi di pino. Occhi guardano l’Eterno. Sono venuto a respirare il mattino//….

O ancora in altri versi: “ sono gli alberi/ a catturare la rugiada/ dove la schiena graffiata della collina/ albeggia”.
Antonio Avenoso, Melfi, 1954, è al Suo ventiquattresimo libro.