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Melfi – Dal “Carnevale perduto alla Festa ritrovata”. A Melfi quest’anno atmosfere e cortei carnevaleschi con l’aiuto di artisti e maestri cartapestai, guidati da Giuseppe e Nicola Genco, di tutte le scuole di ogni ordine e grado della Città e dai circostanti paesi. L’Amministrazione Comunale punta così a riattualizzare la tradizione carnascialesca sparita da Melfi sin dalla fine degli anni 60.

A Melfi il carnevale lucano, che s’intreccia in questa prima edizione con quello di Putignano, gioca la sua formula che lo fa da subito “unico”. Non solo spettacolo ma una scommessa che gioca tra tradizione e nuove progettualità.

Il Comune mira a stimolare la nascita e lo sviluppo di una “scuola” melfitana nell’ambito dell’evento carnascialesco, della lavorazione della carta e della cartapesta e di altri materiali, intesa come percorso di ricerca e sperimentazione artistica, che attraverso appositi laboratori esalti le recondite capacità espressive e creative dei melfitani e soprattutto delle nuove generazioni e del mondo della scuola.

Particolare attenzione è stata riservata alla riproposizione anche in chiave contemporanea di alcuni simboli tradizionali del carnevale lucano come le maschere animalesche e diaboliche che, spinti in un vortice allegro e chiassoso, invaderanno le vie del centro storico.

La domenica 26 ed il martedì 28 febbraio le vie della Città si animeranno con la chiassosa sfilata dei piccoli carri allegorici, con i manufatti realizzati nei mesi scorsi e con i tanti gruppi in maschera organizzati da scuole ed associazioni in un tripudio di musiche, coriandoli e stelle filanti.

Di rilievo anche la mostra storico-documentaria, curata da Pietro Sisto, di maschere, oggetti, documenti di diverso genere relativi ai maggiori carnevali lucani e pugliesi, tra cui alcuni pezzi storici del carnevale putignanese.

Ecco il programma dell’iniziativa:

· Domenica 19 febbraio dalle ore 17.00, spazio alla “Terribile Invasione” dei gruppi studenteschi di Melfi accompagnati dai musicisti della “Bandita Officina del Ritmo”.

· Giovedì 23 febbraio ore 10,00 Sala degli Stemmi di Palazzo Vescovile, la sessione d’apertura del V° Convegno Internazionale di Studi “Il Carnevale e il Mediterraneo – Maschera e Alterità”, a cura del “Centro Internazionale di ricerca e studi su Carnevale, Maschera e Satira” e organizzato dal “Teatro Pubblico Pugliese” e dall’Università di Bari “Aldo Moro” grazie al sostegno delle regioni Puglia e Basilicata e della Città di Melfi.

Melfi carnevale La prima giornata, le seguenti si terranno a Putignano (Bari), vedrà la partecipazione, tra gli altri, di antropologi come Luigi Lombardi Satriani (Università La Sapienza, Roma), Bernhard Zimmermann (Università di Freiburg – Accademia delle Scienze di Heidelberg), Vincenzo Spera (Università del Molise), Ferdinando Mirizzi (Università della Basilicata), Alberto Ramos Santana (Università di Cadice), Natale Spineto (Università di Torino), José Luis Alonso Ponga (Università di Valladolid), Ignazio E. Buttitta (Università di Palermo) e docenti di italianistica e di cultura greca come Piero Sisto (Università di Bari) e Piero Totaro (Università di Bari).

· Domenica 26 e martedì 28 febbraio, dalle ore 17.00 sino alle 21.00, lungo le vie cittadine si svolgerà il “Gran Corteo” di carri, maschere e gruppi in costume. L’anima di questo Carnevale saranno le maschere ritrovate dello Scazzamauriddë, di Mariantonia e Pizzicantò, creatura nata dalla cultura popolare lucana della tradizione dello scaricavascio e della magia popolare studiata da Giambattista Bronzini ed Ernesto de Martino.

Intorno ai carri anche i suonatori di campanacci di San Mauro Forte, l’associazione Torri Umane di Irsina, il gruppo “Suoni” dal Pollino e Pino Salamone, “I Chiagn’ & Folk” insieme ai suonatori di Ruoti, i danzatori della tradizione lucana e i gruppi mascherati di Melfi, Rapolla, Barile e Rionero.

Il Comune di Melfi ringrazia lo straordinario laboratorio del Centro Aias di Melfi, la rete delle scuole di Melfi, la Pro Loco, l’Università Popolare, la Fidapa, il Cif, l’Archeooclub, i gruppi di richiedenti asilo e da tanti altri volontari che sono la vera matrice di questo modo “diverso” di fare carnevale.