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teatri unitiMatera, 2013-11-30 – Scoppia il caso dei teatri gelati? Se fosse davvero così dovremmo dire che prima del ‘caso’ ci siano stati climi migliori, ma non è così. Sono trent’anni che i contenitori culturali della città non sono adeguati ad accogliere nella minima decenza pubblico ed artisti. Si ricordano paradossalmente più le eclatanti rimostranze (Gabriele Lavia, ad esempio, oltre vent’anni fa) che le loro esibizioni. Di fronte a questo lungo tempo, se vogliamo che finalmente cambino le cose, dobbiamo ammettere la crisi cronica del sistema culturale materano ed affrontarla una volta per tutte con le dovute cure, a prescindere, ripeto: a prescindere dall’ingresso di Matera nella short list 2019. Fa bene a puntualizzare Antonella Ciervo su Il Quotidiano che “la variegata realtà associazionistica cittadina non sia stata finora in grado di presentare progetti unitari al comune, lasciando che l’improvvisazione prendesse piede”, ma anche questa incapacità ad aggregarsi nemmeno per un bisogno primario comune va vista come sintomo cronico dell’atteggiamento complessivo di questa comunità nei confronti del ‘bene cultura’.

Se il Teatro Duni, l’Auditorium, la Casa Cava, la Cava del Sole, il Teatro de La Martella, il Teatro Comunale, il Teatro Kennedy, Il Parco del Castello, gli stessi Sassi, fossero considerati dall’intera comunità come i ‘salotti buoni’ di ogni propria singola casa, avremmo tutti la naturale preoccupazione a renderli confortevoli e pronti ad accogliere ospiti e noi con loro.

Ma, duole dirlo, da trent’anni riceviamo visite in sgabuzzini fatiscenti. Forse perché abbiamo da trent’anni considerato più importanti altri ambienti della nostra ‘Casa’, la ‘cucina’ (ristoranti, locali ricettivi) e camere da letto (B&B), ad esempio? Di fatto oggi viviamo in una casa quantomeno bizzarra piena di fornelli e letti, senza salotti e senza stanze per bambini: casa impraticabile e soprattutto priva di ‘calore’.

Io credo sia obbligatorio fare migliorie, ritinteggiare, ridisegnare questa casa, magari abbattere qualche muro e ripristinare i salotti, più che abbandonarla a sé stessa per trasferirsi in una nuova abitazione: abbiamo talmente tanti ambienti, da rimettere a posto, certo, che non vedo la necessità di costruirne altre. In questo clima di emergenza giungono a proposito i 24 milioni che il Ministero per la Coesione territoriale ha assegnato alla nostra città – casa comune, i soldi ci sono: e la volontà a rimboccarsi le maniche e iniziare immediatamente i ‘lavori’?

Chiedo una riflessione pubblica seria tra le imprese culturali sulla crisi cronica del sistema culturale materano;

chiedo che le ristrutturazioni degli edifici culturali siano realizzate sulla base delle esigenze degli operatori culturali ed eseguite da esperti del settore;

chiedo ai cittadini di esprimersi sulla necessità di vivere in una casa-città dotata di salotti e stanze per bambini;

chiedo al sindaco di convocare immediatamente le imprese culturali per iniziare una nuova fase che scongiuri altri trent’anni di gelo culturale.

Francesca Lisbona:  presidente dell’Associazione Incompagnia