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rumiz via appiaMatera – La scrittura, quella autentica, che nasce dal cuore e dalla passione, riesce a rendere reale la macchina del tempo che nell’immaginario di sempre l’uomo ha cercato di realizzare. Perchè un viaggio a piedi su una strada la cui mappa è costruita su tracce letterarie, a partire da quella quinta satira di Orazio, nello zaino di Paolo Rumiz, su racconti degli anziani e su pietre miliari, è davvero un viaggio nel tempo, una rivincita della geografia che riprende il suo corso su confini e luoghi posticci, fatti di cemento e mancanza di rispetto per la storia stessa.

Attraverso il racconto di Rumiz – “Appia” , ed. Feltrinelli” – e i video di Alessandro Scillitani, insieme allo scrittore e giornalista da anni in questa riappropriazione dei percorsi umani e presente con lui anche a Matera, sarà possibile venire a conoscenza di altre meraviglie, altri tesori sconosciuti che la nostra Italia, fin troppo generosa rispetto a una incuria che la devasta, continua a svelare e rivelare attraverso la tenacia di eroi del nostro tempo, innamorati di tutto quello che siamo stati e che potremmo essere ancora.

E’ la prima volta che il C. P. per il Club UNESCO di Matera, insieme al Club Unesco del Vulture, convinti portatori del messaggio che la vera arma per costruire pace sia la diffusione della conoscenza , si unisce all’Ente Parco della Murgia Materana, ente che ha vivificato negli anni il valore e la fruibilità di un territorio che racchiude natura straordinaria e tracce degli albori della civiltà, per la costruzione di un evento che vuole andare oltre la presentazione di un libro, vuole essere reale azione sul territorio per la consapevolezza del valore della nostra terra, perché la via sulla quale sorge la città di Matera rende la stessa Matera parte integrante della storia del mondo che ha il suo fulcro nell’antica Roma.

Tutto questo Insieme alla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio della Basilicata che, custode instancabile dei nostri beni artistici e naturali – e allo stesso tempo di archivi della memoria proprio come si propone questa opera di Rumiz- ospita l’evento nel cortile dell’ex Ospedale di San Rocco; e naturalmente insieme alla Libreria Di Giulio, che si conferma generosamente a sostegno di un percorso che, avvicinando gli scrittori alla gente, possa generare una sempre maggiore diffusione di quel patrimonio irrinunciabile che è la lettura.

A Orazio e Federico II si uniscono persone del nostro tempo, custodi di storie locali e di sentieri coperti ma non cancellati. Alcuni di questi custodi saranno presenti a incontrare Rumiz, così come i ragazzi della Sezione Giovani del Circolo La scaletta, animati e impegnati da quell’orgoglio di appartenenza che decenni fa infervorò i fondatori del circolo diventando tra i più preziosi salvatori di una Matera alla deriva della vergogna. Gli attori Emilio Andrisani e Emilia Fortunato, intensi interpreti e maestri di Hermes Teatro laboratorio di Matera, leggeranno brani dal libro, avvincente come un romanzo e interessante come un diario di viaggio, avendo scelto con fatica pagine degne tutte di un monologo teatrale. Rumiz realizza un on the road nostrano che non cavalca i deserti americani ma i calanchi, i tratturi, i valichi, e anche le battaglie, il lavoro, il pensiero filosofico.

Rumiz e Scillitani si sposteranno dopo la presentazione, introdotta da Stefania De Toma e animata dai racconti, dalle letture e dai video del film documentario “Il cammino dell’Appia Antica” nel giardino dello “Spazio dell’Angelo” (accesso da Porta Pistola), per un aperitivo da condividere con i lettori, invitati a partecipare.

Da “Appia”

“Oltre il guado, rieccola, la linea maestra. Ci aspettava, come potevamo avere dubbi. Anche il lastricato riemerge con le sue schiene di testuggine. Chiedo a un vecchietto col bastone : ma la gente lo sa che questa è l’appia antica? Lui: “quasi nessuno”, ed è come se dicesse “se gli uomini se ne dimenticano, la via scompare”. Non è la pietra che fa la via, ma l’atto ripetuto del camminare. La memoria è legata al cammino, perché solo chi cammina sa decifrare i segni che la via ti lascia, come i sassolini di Pollicino”