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Maschito via crucis
Maschito via crucis

Maschito, 2013-04-03 – La Via Crucis di quest’anno, che si rinnova da circa 50 anni, sarà ricordata come quella assicurata grazie alla presenza, come figurante, dei tanti forestieri. Dei 120 personaggi, un record senza precedenti, almeno un terzo del totale dei personaggi, era rappresentato da persone provenienti da Lavello, Palazzo San Gervasio e perfino da Filiano. Sembra che questa rievocazione della Passione di Cristo, non trovi più riscontro in questo centro arbereshe. La pro-loco “Frà Rosario Adduca”, organizzatrice dell’evento, presieduta da Antonio Maulà,nonostante le difficoltà nel reperire personaggi ( quest’anno,per la prima volta sono state disgiunte la processione religiosa, svoltasi in mattinata da quella con personaggi viventi, svoltasi nel pomeriggio, sarà stato questo il motivo dell’allontanamento di tanti figuranti locali?) fino all’anno scorso anche il Sindaco Mastrodonato era tra i figuranti, alla fine, grazie al lavoro indefesso di Maria Canosa, Rosa Mollica e Carmelina Tamburrino, ha portato a termine questo evento, per le caratteristiche viuzze del paese  lastricate dall’antica pietra bianca. Scenari naturali come la villa comunale e la fontana Skanderberg, simbolo arbereshe del paese, sono diventate le location in cui si sono celebrati la cattura e il processo a Gesù, mentre la crocifissione è avvenuta quando le luci della sera hanno avvolto la grande croce in ferro sulla collinetta “Calvario”.  Figure emblematiche della Via Crucis di Maschito sono state le zingare: la zingara “ricca” con la sua bambina ricoperte entrambe dall’oro prestato dalle famiglie del Paese, si aggirano nel corteo incuranti del dolore e della tragicità del momento e mostrano tutto il loro disprezzo gettando sul volto di Gesù ceci e caramelle quando è sopraffatto dal peso della croce e la le zingara “povera”, altera e sprezzante, rappresenta tutta la negatività dell’uomo fornendo i chiodi per la crocifissione.

Altro personaggio degno di nota è stato Malco, personaggio errante che rappresenta la perdizione cieca di coloro che hanno condannato il Signore e sconta la sua pena non trovando mai pace percuotendosi con il nodoso cordone che cinge il suo vestito, cammina con enormi sandali calzati al contrario e nessuna conosce il suo volto perchè nascosto da un cappuccio bianco. Le origini della popolazione maschitana vengono ricordate dai personaggi dei “Moretti”, particolari figure che si fanno notare per il loro abbigliamento, il colore dei loro volti e il continuo giocare a palla. Essi rappresentano la diversità, l’altro e ricordano la cacciata degli albanesi da parte dei Turchi e quindi l’esilio. Gli organizzatori si sono lamentati dell’assenza di Rai 3 Basilicata, sempre invitata, per fortuna l’emittente della zona siderurgikatv ha assicurato con le sue riprese la riuscita di questa manifestazione.

Lorenzo Zolfo