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Maschito – Nella settimana santa molteplici sono le manifestazioni che rievocano la passione di Gesù; tradizione popolare, fede e misticismo si fondono dando vita ad eventi ricchi di “pathos” .A Maschito, piccolo centro arbereshe lucano la tradizione vuole che il martirio del Signore si rievochi il Venerdì Santo per le viuzze del paese ancora in parte lastricate dall’antica pietra bianca.Scenari naturali come il piazzale della Chiesa del Caroseno e la fontana Skanderbergh diventano le location in cui si celebrano la cattura e il processo di Pilato, mentre la crocifissione avviene quando le luci della sera avvolgono la grande croce in ferro sulla collinetta “Calvario”.
I figuranti, circa ottanta, tra sacro e profano ricordano figure citate nei vangeli e quelle provenienti dalla tradizione popolare che affondano le radici nelle origini del popolo albanese. Accanto alla Madonna e alle Pie Donne, alla Maddalena e San Giovanni, agli Apostoli e San Pietro sfilano il Cireneo che si accolla il peso della croce quando Gesù cade e la Veronica che gli asciuga il volto.
Figure emblematiche sono le zingare: la zingara “ricca” con la sua bambina ricoperte entrambe dall’oro prestato dalle famiglie del Paese, si aggirano nel corteo incuranti del dolore e della tragicità del momento e mostrano tutto il loro disprezzo gettando sul volto di Gesù ceci e caramelle quando è sopraffatto dal peso della croce. Completano il quadro le zingare “povere”, altere e sprezzanti, rappresentano tutta la negatività dell’uomo fornendo i chiodi per la crocifissione.
Altro personaggio degno di nota è il Malco, personaggio errante che rappresenta la perdizione cieca di coloro che hanno condannato il Signore e sconta la sua pena non trovando mai pace percuotendosi con il nodoso cordone che cinge il suo vestito, cammina con enormi sandali calzati al contrario e nessuna conosce il suo volto perchè nascosto da un cappuccio bianco.
Le origini della popolazione maschitana vengono ricordate dai personaggi dei “Moretti”, particolari figure che si fanno notare per il loro abbigliamento, il colore dei loro dei loro volti e il continuo giocare a palla. Essi rappresentano la diversità, l’altro e ricordano la cacciata degli albanesi da parte dei Turchi e quindi l’esilio.
Il rinnegamento di Pietro al canto del gallo viene ricordato da una donna dalle sembianze gitane che cammina nelle sue vicinanze portando con sè proprio un gallo.
La partecipazione emotiva della gente si rileva nel sanguire passo-passo il corteo per le vie del Paese.
“Al calare della sera-riferisce Rosa Mollica del direttivo della pro-loco “Frà R.Adduca”- si consuma l’ultimo atto: il buio avvolge tutto; il cielo è squarciato da lampi e tuoni e la Passione del Signore è compiuta; il suo corpo diventa un tutt’uno con la croce. Gli Apostoli, infine, prendono Gesù morto e la Madonna Addolorata e seguiti dai fedeli giungono nella Chiesa madre dove si conclude la rappresentazione”.
L’appuntamento con una delle rappresentazioni più emozionanti dell’Alto Bradano è per Venerdì 6 Aprile alle ore 15.30
Lorenzo Zolfo

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