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Rionero foto d'altri tempi
Rionero foto d’altri tempi

“La Macro-regione, cioè la Grande Lucania è una necessità! Non è di certo, come asseriscono gli scettici, una mera divagazione culturale. E’ un fatto politico. Lo conferma quello che è accaduto qualche tempo addietro con la perdita del Tribunale di Melfi e di Sala Consilina. Questa spoliazione amministrativa non è frutto del caso, ma è il risultato negativo della Regione Basilicata, censito dal Rapporto CENSIS e ISTAT, in materia del declino demografico e dell’abbandono delle aree interne della regione. Va ricordato che già precedentemente a questi fatti la Basilicata aveva perduto un altro pezzo importante amministrativo come la Sovrintendenza scolastica regionale, trasferita a Bari. Ed il problema spoliazione dell’architettura amministrativa lucana non si ferma qui perché già altri centri direzionali di Enti di servizio sono altrove. La domanda che ci poniamo è: perché accade tutto ciò’ ?. E’ mancata – a nostro parere – la convinzione di guidare un processo politico di largo respiro in grado di mettere insieme i problemi e le aspettative delle genti lucane e delle aree limitrofe, quelle del Cilento per intenderci.

Per essere chiari la Regione Basilicata e la Regione Campania hanno sottovalutato, senza ragionare appieno, le motivazioni addotte dalle popolazioni cilentane di volersi annettere, tramite le petizioni popolari presentate, alla Basilicata, solo per assecondare il disegno miope del Partito Democratico cilentano. I presidenti Bassolino e De Filippo sono stati osservatori passivi di questi movimenti liberi e spontanei, che non avendo una chiara collocazione partitica, andavano ascoltati ed accompagnati. Invece, niente! Per quanto ci riguarda, da dieci anni, ripetiamo con forza che il territorio del Cilento è lucano, che i quindici Comuni del Cilento, stanchi del Napolicentrismo, intendono annettersi alla Basilicata perché si sentono lucani nell’animo e nelle azioni, e per questo non intendiamo abbassare la guardia innanzi a democratiche rivendicazioni popolari che vanno assecondate in modo corretto.

La Regione Basilicata ha, dalla sua, un’altra possibilità per riabilitarsi che è quella dello Statuto regionale, in corso di esame, in merito alla corretta denominazione della nostra terra che non può chiamarsi Basilicata bensì Lucania. Anche in questo caso, riscontriamo una netta chiusura della Regione che non si lega con quello che potrebbe accadere con la cancellazione delle Province. Ci spieghiamo meglio. La questione Macro-regione, con la scomparsa imminente delle Province, si riproporrà in quanto venendo meno i confini geografici ed amministrativi tradizionali (Provincia di Potenza e di Matera) che, bene o male, hanno tenuto insieme le popolazioni locali, le medesime non avendo più un riferimento istituzionale di prossimità, come è stata la Provincia fino a questo momento, saranno inevitabilmente attratte dalle aree territorialmente più forti (come accade adesso) o storicamente più affini al loro modo di intendere o volere.

Assisteremo, in modo passivo, che la zona materana si sposterà verso l’area murgiana e ionica, mentre quella della Val d’Agri e del Lagonegrese verso il Cilento, indebolendo così l’attuale impalcatura della Basilicata. In virtù della miopia e dell’egoismo sciocco della dirigenza politica lucana, avremo la formazione di due aree vaste : materano – murge – ionica, Val d’Agri – lagonegrese – Cilento. In questo modo e con questo irreversibile scenario economico e sociale, che vedrà la Basilicata, nei prossimi anni, per effetto del declino demografico sempre più devastante, una regione sempre piu’ debole ed istituzionalmente irrilevante, prenderà vigore la teoria della Fondazione Agnelli che, già in periodi non sospetti, aveva preconizzato la scomparsa della Basilicata assegnandola alla Puglia per una parte e alla Campania per la parte restante.

Concludiamo il nostro ragionamento dicendo: chi vivrà, vedrà.

Ovviamente, per quanto ci riguarda, ci auguriamo che questa non si abbia a verificare”.

L.Z.