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No-FrackingA che punto stiamo con la sanatoria sul fracking concessa alle compagnie petrolifere grazie al comma 11 quater del famigerato art. 38 dello “Sblocca Italia” voluto da Renzi? La domanda è stata posta ai ministri dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, e dello Sviluppo economico, Federica Guidi, con un’interrogazione al Senato della Repubblica, a prima firma di Vito Petrocelli, e realizzata, come spesso avviene nel M5S, in collaborazione con il territorio. In questo caso, con il Movimento 5 Stelle di Venosa, in Basilicata, regione giustamente preoccupata di ogni libertà o sanatorie varie concesse alle sette sorelle del petrolio. Ebbene, accade così che attraverso un lavoro sinergico tra territorio e portavoce nazionali si arriva a porre la domanda delle domande direttamente al Ministro Guidi.  Una domanda che avrebbe magari dovuto fare il Governatore Pittella in uno dei tanti incontri avuti in questi mesi. Una domanda che poteva essere fatta in maniera ufficiale e formale dalla Commissione d’inchiesta proposta dal Movimento 5 Stelle  di Basilicata e bocciata dal consiglio regionale.

Una domanda che avrebbe aperto e che apre una porta che non si sa dove potrebbe condurre. Una domanda che potrebbe insomma portare alla luce verità scomode per le multinazionali del petrolio e per i politici lucani che in questi anni hanno amministrato la Regione. La vicenda è molto semplice. Sono ormai molti i sospetti in ordine alle tecniche utilizzate dalle compagnie petrolifere che operano in Italia ed in particolar modo nella Val d’Agri.
Sono tante le denunce e i dossier nei quali si denuncia l’utilizzo di tecniche vietate dalla legge. Il riferimento principale è al “fracking”, ma non solo, si parla infatti sempre con più insistenza anche dell’utilizzo di uranio impoverito per potenziare la capacità perforativa delle trivelle. Tecniche che sarebbero la causa principale dell’inquinamento prodotto alle falde acquifere e degli invasi presenti nella zona. Basti pensare alla moria di pesci avvenuta nell’invaso del Pertusillo.

A fronte di tali sospetti, scopriamo che l’art. 38 dello Sblocca Italia con il comma 11 quater sostanzialmente concede una “sanatoria” per tutte le compagnie che alla data del 31.12.2014 abbiano fatto espressa dichiarazione al Ministero dello Sviluppo economico di aver violato la legge.

Una sanatoria in barba ad ogni forma di tutela delle comunità che hanno subito i danni di tali violazioni e in barba ai principi sanciti dal nostro ordinamento giuridico a tutela della salute, del territorio, dell’ambiente.
Ma, lo stesso articolo, e da qui nasceva la richiesta di istituire una commissione speciale presso la Regione Basilicata, prevede che qualora non sia mai stata fatta tale dichiarazione e si accerti che in realtà vi siano state violazioni della normativa, la Regione può provvedere alla revoca del titolo concessorio. In parole semplici, revoca del diritto di trivellare da parte di quelle compagnie che abbiano violato la legge.

Si tratta con tutta evidenza di una questione particolarmente importante che doveva e dovrebbe servire ancora una volta a chiarire pagine oscure della storia delle estrazioni petrolifere in Basilicata. La Regione ha preferito insabbiare tutto, vedremo cosa rispondere il Ministro Guidi alla richiesta presentata dal portavoce al Sentato – Vito Petrocelli – su sollecitazione del Movimento 5 Stelle di Venosa.
Il Gruppo consiliare M5S Venosa