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Venosa – Ancora un ricorso perso dalla Regione Basilicata, ancora una volta una strategia che fa acqua da tutte le parti e che solleva non pochi dubbi. Questa volta il procedimento è quello davanti al Consiglio di Stato e riguarda l’autorizzazione presentata dalla società texana Aleanna Resources LLC. Un’autorizzazione che coinvolge i territori di ben 13 comuni dell’area del Vulture – Alto Bradano che ora devono iniziare a preoccuparsi seriamente di cosa potrà accadere nei prossimi giorni.

La società texana infatti da tempo ha mostrato “interesse” per il nostro territorio, ma oggi, all’indomani della pronuncia del Consiglio di Stato, il pericolo diviene non solo attuale, ma molto concreto.

Si tratta di un problema conosciuto da tempo dagli amministratori locali dei 13 comuni, i quali hanno sottoscritto diverse volte atti formali con i quali si impegnavano formalmente dinanzi ai cittadini per scongiurare questa invasione barbarica. Peccato che troppe volte alle parole non hanno fatto seguito i fatti. Peccato che la Regione, nella persona del suo Presidente e dell’ex Assessore all’Ambiente, hanno fatto di tutto tranne che ascoltare le popolazioni.

petrolioEcco allora che, dopo un ricorso inutile dinanzi al Tar di Basilicata, si è arrivati al Consiglio di Stato con un ricorso ancora più inutile. Alla Regione non era bastata la figuraccia rimediata davanti al TAR con i giudici che avevano già avuto modo di evidenziare le inadempienze proprio degli uffici regionali.

Di fronte a questo atteggiamento così vistosamente superficiale e raffazzonato, non ci rimane che pensare che in realtà vi sia una volontà molto chiara da parte di chi governa questa Regione di favorire in tutti i modi le compagnie petrolifere.

Altra spiegazione non sappiamo trovarne, o i politici e i dirigenti regionali sono incompetenti allo stato puro o le loro azioni sono dettate dalla volontà di favorire le lobbies del petrolio, tertium non datur avrebbero detto i latini. Il nostro è un vero grido di allarme perché i nostri meravigliosi territori sono in pericolo. Non crediamo di esagerare nell’affermare che domani i cittadini di Venosa, affacciandosi alle finestre e guardando l’orizzonte potrebbero trovarsi ad ammirare non più il Vulture, ma una bella trivella.

Non crediamo di esagerare quando affermiamo che da domani probabilmente la città oraziana potrà iniziare a pensare ad una nuova forma di turismo, dopo quello culturale (ormai in declino a causa delle tante mancanze degli scorsi anni), anche il turismo sportivo (tanto caro a questa amministrazione comunale) cederà il posto al turismo “nero” quello della filiera del petrolio.

Noi questo turismo proprio non lo vogliamo e riteniamo sia dovere degli amministratori locali smetterla con le chiacchiere inutili ed iniziare a fare politica seriamente. Sino ad ora l’amministrazione comunale infatti non ha mantenuto nessuno degli impegni sottoscritti formalmente e solennemente ben due volte. Fino ad ora il Sindaco si è limitato a parlare con se stesso nel tentativo di autoconvincersi che la politica delle parole serva veramente a qualcosa.

Non vogliamo parole, ma fatti concreti ed azioni di condanna rispetto ad una Regione che da tempo ha svenduto questo nostro territorio per interessi superiori. Mentre Pittella svende il Vulture per qualche moneta in più per chiudere il bilancio già deficitario della Regione, i nostri amministratori locali non possono tacere. La salute dei cittadini, l’economia stessa del nostro Comune sono in serio pericolo e le parole non risolvono certo i problemi.

Basta proclami e inutili discorsi, vogliamo denunce ed atti formali di dissenso rispetto alle decisioni che vengono assunte a Potenza.

M5S Venosa