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emigrazioneParma – Un amico di Stigliano mi informa, con legittimo orgoglio, del successo professionale che il figlio ha conseguito, emigrando all’estero dopo la laurea.

L’episodio mi offre lo spunto per tornare a interrogarmi sulle misteriose ragioni per cui la Storia ha condannato, tra gli altri, gli stiglianesi e i lucani ad essere da sempre un popolo di migranti. La Lucania-Basilicata, infatti, ha vissuto ciclicamente un’autentica diaspora, pur disponendo il territorio regionale di risorse varie e rilevanti.

Queste avrebbero potuto garantire un lavoro stabile e vita dignitosa ai suoi non numerosi abitanti, che invece ne sono stati malamente defraudati, subendo spesso oltre al danno le beffe. Mi capita, inoltre, di ripensare anche alle sostanziali differenze intercorrenti fra vecchi e nuovi emigranti.

Oggi, ad andar via sono perlopiù giovani laureati e acculturati, che nell’era della globalizzazione si muovono a proprio agio e senza inibizione dentro e fuori l’Europa, vedendo spesso riconosciute dappertutto le loro eccellenti qualità umane e professionali.

Nel decenni a cavallo fra Otto e Novecento, invece, a lasciare la loro terra furono poveri pastori e contadini diseredati e analfabeti, veri e propri paria in una società ancora di stampo feudale, che affrontarono l’avventura transoceanica, spinti da una miseria disperante e nel segno, dunque, della “legge triste e fatale: o briganti o emigranti”.

Ma talvolta tornarono più poveri di quando erano partiti. Negli anni Sessanta del ‘900, di nuovo, contadini, artigiani e giovani diplomati fuggirono in massa alla ricerca di un lavoro, che potesse essere loro riconosciuto come un diritto, rifiutandosi di sottostare ai ricatti dei “galantuomini” o di elemosinare un impiego ai politici di turno: insomma, una miriade di “scarafaggi”, che iniziarono al Nord dell’Italia, in Svizzera o in Germania la metamorfosi in persone, acquistando, seppure a fatica, dignità umana. E la storia sembra non avere fine.

Sicchè, indotto dal pessimismo della ragione, a stento contrastato dalle ragioni del cuore, temo che essa possa concludersi fra qualche decennio, non appena anche l’ultimo lucano sarà andato via!