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I partiti lucani, il 10 agosto scorso, hanno trovato l’accordo sulla nomina del nuovo direttore dell’Alsia. La tengono ancora semi-nascosta per dinamiche interne di spartizioni di poltrone, ma è certo che il nuovo direttore dell’Alsia sarà Domenico Romaniello.

regione-basilicataRomaniello è già stato il direttore del Gal, Gruppo di azione locale, è un ex candidato in regione in quota Italia dei valori, ex presidente dell’ordine degli agronomi di Potenza, ente commissariato da quello nazionale per irregolarità, ed ex commissario Alsia (poltrona assegnata all’Idv per la sua quota di politici trombati alle regionali). È, infine, anche un cugino di Rocco Papaleo, l’attore lucano attore sponsor  per l’Eni e sponsorizzato a sua volta dalla Total, per il suo film “Basilicata coast to coast”. Insomma, sembra l’uomo giusto al posto giusto per continuare la destrutturazione di questo ente importante che è nato come struttura di supporto per l’economia agroalimentare della Basilicata (economia primaria in ogni senso in questa regione), compito assolto ottimamente con la sua prima gestione del primo e unico direttore dell’Alsia, per poi diventare struttura clientelare per parcheggi di idee, struttura di distribuzione di finanziamenti e incarichi pubblici e catena di montaggio di commissari. Ricordiamo che il commissariamento di un ente pubblico è quanto di più lontano ci sia con la trasparenza e la democrazia  partecipata.

In circa 9 anni, sono susseguiti ben 10 commissari e 15 proroghe di commissariamenti, che hanno mandato alla deriva l’Alsia con i suoi circa 150 dipendenti (7 dirigenti), con 7 “aziende sperimentali (ma che sperimentano?), una sede a Potenza e una a Matera (in affitto) e 10 unità periferiche (!!!), più altre 22 unità rocambolescamente aggiunte dalla Regione prelevandole dal “ramo – fallimentare – di azienda Agrobios”. Quest’ultima è una SpA pubblica che ha fatto più debiti che sperimentazioni nella sua breve vita di struttura di ricerca scientifica, talmente scientifica da avere un Consiglio direttivo, con un presidente nemmeno laureato, tale Salvatore Adduce, ex sindaco di Matera, ma non un Comitato scientifico.

All’Alsia, dunque, sono passati circa 10 anni di mancate decisioni, con 9 assessori all’agricoltura e 10 diversi commissari che si sono avvicendati con incarichi di sei mesi in sei mesi: un bel record e una pessima dimostrazione di incapacità decisionale delle Istituzioni regionali.

Nove anni fa l’Agenzia, con un amministratore vero, era in piena attività, seguiva una programmazione triennale (LR 29/2001 sui SSA) e contava anche su finanziamenti extraregionali grazie alla capacità di partecipazione a bandi esterni alla Regione. I dipendenti erano circa 160, a cui si sommavano circa 50 dipendenti assunti con contratti CoCoCo e gli operai avventizi e fissi delle 7 aziende sperimentali.

Oggi, dopo 15 rinnovi commissariali e nessuna programmazione pluriennale delle attività, l’Agenzia si ritrova anche a costare più di prima, circa 800.000 euro al mese, tra spese di gestione e pagamento di stipendi. Insomma, per Domenico Romaniello è un curriculum esaltante adatto a guidare l’Alsia in continuità di questi quasi 10 anni ininterrotti di commissariamento e con una legge di riforma pomposamente annunciata, ma mai attuata.

Si potrebbe concludere che la montagna partitica di Marcello Pittella ha partorito il topolino e che il carrozzone burocratico (politico-burocratico-regionale) va avanti da sé, nello stile di sempre, dove essere trombati, vuoi dalle competizioni elettorali vuoi da qualche pubblica amministrazione (vedi il caso Maruggi) è più che una fortuna. 

Il consigliere regionale M5S
Gianni Leggieri