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Leggieri (M5S) tuona contro una delibera del consorzio per lo sviluppo industriale della provincia di Potenza, precisamente la n. 78 del 14 luglio 2015, attraverso la quale viene affidato un lotto sito nella zona industriale di San Nicola di Melfi alla società ALPHABIO S.r.l. con sede in Roma, per la realizzazione di un impianto di trattamento FORSU (frazione organica rifiuti solidi urbani).

trattamento FORSUUn Consorzio che oltre ad aumentare il debito pubblico (perennemente con i conti in rosso) e dannoso anche per la salute: una gestione di veri incompetenti nominati dalla politica più becera. Sperpero di denaro pubblico (metà degli investimenti della società ALPHABIO sono soldi pubblici), insignificante aumento occupazionale e forte inquinamento, saranno gli unici risultati che avremo da questo tipo di centrali solo apparentemente innocue e che contribuiscono all’emissione di gas serra e numerosi altri inquinanti (polveri sottili, ossidi di azoto, formaldeide, idrocarburi, benzene, persino diossine) con gravi conseguenze sanitarie nel breve termine (malattie cardiorespiratorie, specie in gruppi a rischio come bambini, anziani e affetti da patologie croniche) e nel lungo termine (tumori maligni, malformazioni fetali, disturbi dell’accrescimento e dello sviluppo in età infantile).

Per questi impianti è prevista dalla legge la possibilità di emettere almeno sino a 450mg/Nm3 di diossido di azoto (NO2), un valore circa doppio rispetto a quello concesso ad un inceneritore di grossa taglia (come Fenice!!!) e circa 11 volte superiore a quello di solito concesso alle centrali termoelettriche a metano. Il Forsu trattabile nei suddetti impianti, è un aggregato di componenti organici impuri derivanti da una raccolta differenziata e per il resto da tutti gli scarti industriali di produzione alimentare, compresi fanghi di depurazione, ma soprattutto l’organico derivante dai TMB delle discariche (tecnologia di trattamento a freddo dei rifiuti indifferenziati).

L’area del Vulture non produce tutta la quantità di FORSU che serve per far funzionare l’impianto a pieno regime, quindi, da dove arriverà la quota restante di trattamento? E poi chi la controllerà? La stessa ARPAB che ha nascosto per anni l’inquinamento di Fenice?

Abbiamo anche l’ennesima prova che le criticità di questi impianti sono molteplici. Soffermandoci sugli “anaerobici a recupero energetico” il gas, derivante appunto da una fermentazione anaerobica (“principio dell’intestino”), è un metano impuro (solo il 50% è metano). Per un impianto da 1MW ( considerando un lavoro a pieno regime dell’impianto di 8000 ore annue) si hanno circa 30 milioni di mc fumi prodotti all’anno, che equivalgono a tonnellate di gas nocivi prodotti, tra cui anche l’azoto ammoniacale. Inoltre, il FORSU in entrata è incontrollabile, per provenienza e per qualità. Altra assurdità è che nella zona ci sono numerose aziende del settore agroalimentare: Barilla, Mitica Food (salati preziosi) Auchan, Italtrans, Agroalimentare Sud Candeal commercio, Brio S.r.l., etc.

Il trattamento aerobico dell’organico è la strada per produrre organico utile all’ambiente, e non organico per distruggerlo. Peccato che in Basilicata abbiamo veri e propri sciacalli, tra direttori, dirigenti, politici e imprenditori: contro di questi bisogna fare fronte comune, per quanto il punto di non ritorno per alcuni sia già ben che superato. Più CHIARO DI COSì, è proprio il caso di dirlo, SI MUORE.