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La situazione presso lo stabilimento “Fenice” di San Nicola di Melfi è diventata insopportabile per i lavoratori che si trovano sotto ricatto di licenziamento nel caso in cui non dovessero accettare la sottoscrizione di un nuovo contratto. Dopo i 5 operai già mandati a casa nei mesi scorsi, a rischiare il posto di lavoro questa volta sono altri 16 lavoratori a cui l’azienda ha proposto la sottoscrizione di un contratto di solidarietà inaccettabile. In pratica, la Rendine Ambiente srl, incurante delle prescrizioni imposte dall’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dalla Regione Basilicata, chiede ai lavoratori di sottoscrivere un contratto imponendo loro di lavorare su 21 turni con squadre di lavoro di 5 unità (1 capoturno e 4 conduttori), quando sono attivi entrambi i forni, e con squadre di 4 unità, quando a funzionare è un solo forno.

Melfi fenice
Melfi fenice

Si tratta di una previsione che non tiene in alcun conto quanto previsto dall’Autorizzazione integrata nella quale si può leggere quanto segue: “Per l’esercizio in sicurezza del processo industriale autorizzato con il presente provvedimento, il Gestore deve garantire la presenza in organico e l’utilizzo di almeno 7 figure tecnico – operative per ogni turno di lavoro, di cui: 1 Capoturno, 3 risorse tecnico –operative per ogni linea”. All’arroganza e alla non curanza da parte dei vertici aziendali della Rendine Ambiente srl siamo stati abituati e abbiamo avuto modo di constatare il completo disinteresse di questi rispetto alle ragioni dei lavoratori e alla sicurezza di questi , ma che si potesse arrivare ad ignorare in maniera così palese una prescrizione imposta dalla Regione Basilicata non potevamo certo immaginarlo. Per questa ragione il consigliere del Movimento 5 Stelle di Basilicata – Gianni Leggieri – ha scritto all’Assessore Berlinguer, al Sindaco di Melfi e all’Ispettorato del Lavoro di Potenza per renderli edotti di quanto si sta consumando in queste ore nello stabilimento di San Nicola di Melfi e per chiedere interventi decisi e doverosi per quanto di loro competenza.

 E’ chiaro che in mancanza di un intervento da parte dei soggetti chiamati in causa la vicenda si sposterà in altre sedi e, a quella che rappresenta una vera e propria diffida, seguiranno le dovute azioni, anche giudiziarie, per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. E’ finito il tempo dell’impunità, ma soprattutto è arrivato il momento che la politica assuma il controllo del territorio e faccia sentire la propria voce rispetto a aziende che pensano di poter impunemente violare ogni norma e ogni prescrizione nel disinteresse generale. Alle istituzioni si chiede di mettere un freno a questo modo di ragionare e di procedere, a questa arroganza del potere.

Il consigliere regionale M5S
Gianni Leggieri