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Potenza – Era settembre quando in consiglio regionale si insisteva sulla necessità di includere tra i quesiti referendari anche quello relativo all’ 35 dello “Sblocca Italia”. Lo facevamo a ragione, consapevoli che la tutela del nostro territorio, dell’ambiente e della salute pubblica non potesse passare solamente dal NO al petrolio, ma anche attraverso azioni che frenassero  altre forme di inquinamento.

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Nel corso del dibattito consiliare abbiamo cercato di evidenziare la necessità di bloccare il tentativo del Governo di aumentare gli inceneritori sul territorio nazionale e, quindi, anche nella nostra Regione. Abbiamo provato a spiegare che una Regione che si rispetti, infatti, intraprende politiche virtuose in materia di rifiuti, politiche che devono mirare ad aumentare la raccolta differenziata e ad abbassare l’incenerimento. Purtroppo, viviamo in una Regione poco lungimirante, tra politici incapaci di programmare interventi di sviluppo realmente innovativi. Ancora una volta le giustificazioni con le quali la maggioranza ha deciso di non ricomprendere anche l’art. 35 tra i quesiti referendari da portare avanti si sono dimostrate fallaci.

Così, mentre qualcuno assicurava ai cittadini lucani che nessun pericolo correva la nostra Regione, ecco arrivare la solita doccia fredda. Il Tar Basilicata, ancora una volta, ha dato ragione al Rendine Ambiente srl (ex Fenice)  la quale, dopo l’Ordinanza cautelare n. 797 attende la decisione al Ministero dell’Ambiente, che valuterà la richiesta di incremento delle quantità di rifiuti da bruciare in base all’art. 35, comma 3 della legge 164/2014 “Sblocca Italia”.

Melfi fenice
Melfi fenice

Per fortuna che non c’era nulla da temere. Peccato, però, che da quanto ci risulta la società Rendina Ambiente srl aveva già richiesto alla Regione Basilicata di aumentare la quantità di rifiuti da incenerire, passando dalle attuali 30.000 tonnellate a 39.000 tonnellate. Gran brutta storia, soprattutto se poi pensiamo a cosa sta accadendo dal punto di vista lavorativo all’interno dell’azienda. Lavoratori licenziati, altri assunti con contratto di solidarietà con previsioni in contrasto con le  prescrizioni della VIA rilasciata dalla Regione. Il tutto, nonostante le denunce e le segnalazioni effettuate, con la connivenza ed il silenzio colpevole di Assessori ed amministratori locali.

Ancora una volta la politica lucana dimostra tutti i suoi limiti, forte con i deboli e debole con i forti. Ancora una volta la maggioranza dimostra il suo asservimento al business dell’immondizia, del petrolio, del cemento. Ancora una volta, il PD lucano dimostra chiaramente da che parte sta.