CONDIVIDI

La strategia messa in campo da ENI per far pressione sull’opinione pubblica, sui politici lucani e sulla magistratura nell’ennesimo tentativo di poter continuare ad agire indisturbata è ormai evidente. La carta del ricatto occupazionale, con l’immediato collocamento in cassa integrazione dei lavoratori del Centro Oli di Viggiano, è l’ennesimo esempio di arroganza di una compagnia che pensa di poter fare tutto senza alcun rispetto per questa Regione e per il popolo lucano. Una strategia del ricatto che indigna e rende evidente l’etica imprenditoriale di chi è venuto in questa meravigliosa terra solamente per colonizzarla e che sta lasciando solamente morte e distruzione anche grazie alla compiacenza di parte della politica lucana.

La decisione di procedere alla Cassa integrazione e quella di bloccare i contratti con i fornitori è un colpo basso presa al solo fine di utilizzare tali azioni come strumento di ricatto rispetto alla politica e alla magistratura. La Cassa integrazione attivata dalla compagnia petrolifera non era necessaria, perché nell’ordinanza di sequestro delle vasche dell’impianto, il Gip aveva offerto una via d’uscita al blocco: modificando le categorie di rifiuti (la questione dei cosiddetti codici Cer) ci sarebbe stato il dissequestro delle due vasche. La scelta di questa opzione, però, avrebbe implicitamente costretto l’Eni ad ammettere l’irregolarità.

petrolioÈ chiaro che da parte di Eni, con decisioni incomprensibili, immorali e spregiudicate, si sta cercando semplicemente di alzare la tensione, di creare una spaccatura tra lavoratori e cittadini che chiedono sicurezza e rispetto della legge. E’ chiaro che si vuole innescare una guerra tra poveri che alla fine porterà giovamento solamente all’ENI e a questi novelli faccendieri spregiudicati e privi di ogni morale. Non si deve in alcun modo cadere nel tranello e cedere rispetto ai ricatti di un’azienda che sino ad oggi ha tratto solamente giovamenti da una attività estrattiva condotta in maniera spregiudicata, senza controlli e in totale dispregio della legge. Non si deve arretrare di un centimetro e anzi è proprio questo il momento di chiedere al “cane a sei zampe” di compiere quei sacrifici che per anni invece sono stati compiuti dai cittadini lucani.

Al Presidente Pittella chiediamo di essere coerente rispetto a quanto affermato in consiglio regionale, chiediamo pertanto un intervento immediato sulla questione, chiediamo che faccia sentire forte la voce della Basilicata e che non ceda ai ricatti di Eni, ma pretenda il rispetto degli accordi e della legge. Questo è il momento di passare dalla parole ai fatti e di dimostrare che quanto affermato in consiglio reginale lo scorso 19 aprile in occasione del dibattito sulla sfiducia non erano solamente parole di circostanza, ma realmente il segno di un cambio di rotta della politica lucana. Il Presidente Pittella non può continuare a rimanere silenzioso ed inerme rispetto a queste questioni.