CONDIVIDI
Lavello - Angelo Tartaglia
Lavello – Angelo Tartaglia

Lavello, 2013-11-20 – Il prof.Giuseppe Catarinella, docente di materie letterarie, giornalista-pubblicista e lo scrittore Michele Miscia di Lacedonia (Av) hanno redatto un libro dal titolo: “Angelo Tartaglia,Capitano di Ventura”, che verrà presentato nel mese di dicembre a Tuscania (Lazio). Per la realizzazione di questo libro, hanno condotto uno studio ed una ricerca storico-artistico-letterario su Angelo Tartaglia nato a Lavello nel 1370,abile capitano di ventura tra la fine del ‘300 e gli inizi del ‘400 che riceve in eredità vessillo ed esercito. Il titolo di Gonfaloniere della chiesa, conte di Tuscania e Signore di Lavello.

Il prof. Catarinella ha curato la parte storico-artistica, mentre Miscia quella letteraria. “Tartaglia-riferisce nel libro il prof.Catarinella- fu un condottiere importante per la storia delle compagnie di ventura tra la fine del ‘300 e gli inizi del ’40. Partì giovane da Lavello e forse non vi fece mai più ritorno; alla morte del padre naturale, il principe Raimondo Del Balzo Orsini, nel 1406, ereditò la signoria della terra natia. In pratica Angelo Tartaglia presto servizio in campo militare per le Repubbliche di Firenze e Siena.Combattè per Perugia e Città di Castello. Fu al servizio di Ladislao di Napoli e rivestì un ruolo fondamentale all’interno dei domini della Chiesa. E proprio nell’antica Toscanella, odierna Tuscania che il lavellese si infeudò e pose il proprio quartiere generale.

Tante sono attualmente le testimonianze presenti per celebrare il ricordo di Tartaglia e della sua Lavello nella cittadina dell’alto Lazio. Nella chiesa di Santa Maria della Rosa esiste un affresco raffigurante un personaggio con stendardo di Tuscania e con abbigliamento da Signore. Che sia l’immagine di Tartaglia per autocelebrarsi? All’esterno della chiesa, persistono i resti di una cappella gentilizia fatta costruire agli inizia del XV secolo, periodo in cui Tartaglia era signore incostratato a qull’epoca in Tuscania. Quindi l’ipotesi di Pietro Lanzetta che qui ci fosse la cappella gentilizia, fatta costruire dal lavellese per sé e la sua famiglia,è più di un dato di fatto.

Ancora oggi Torre Lavello a Tuscania resta il simbolo militare e di potere del condottiere Tartaglia. La torre in questione conserva ancora le vestigia di Tartaglia sui 4 lati con bassorilievi sempre in pietra di nenfro con cornice che, oltre a rappresentare l’iconografia tartagliesca,presenta anche lo stemma di Tuscania. Altro riferimento al Tartaglia è la sua residenza,contraddistinta dallo stemma del Tartaglia e lettere iniziali in goltico corsivo T e A. Certamente Tartaglia non è da considerare soltanto un uomo d’arme, ma anche un brillante diplomatico e uomo a cui piaceva circondarsi di cultura, opere d’arte. Dunque un Tartaglia che ha saputo coiungare interessi pragmatici di conquista e potere con atteggiamenti lungimiranti e prestigiosi. Ma i nemici e l’invidia erano sempre in agguato. Tartaglia era diventato un personaggio troppo potente e scomodo. E la Chiesa con l’elezione di Papa Martino V, dopo il Concilio di Costanza del 1417,aveva in animo di ripristinare uno statu quo che nel patrimonio di San Pietro vedeva un ostacolo proprio in Angelo Tartaglia. Nonostante il Papa nel 1421 avese nominato conte di Tuscanella il Tartaglia, si liberò di questo scomodo nemico.

Attirato in una trappola ad Aversa, fu imprigionato e sottoposto a sevizie e torture; soltanto dopo tre giorni venne decapitato nell’antica piazza del mercato.Le spoglie poi del condottiere lavellese furono seppellite nella chiesa di Sant’Andrea ad Aversa. Le proprietà di Tartaglia furono inglobate dalla Chiesa nel proprio patrimonio, mentre le soldatesche del lavellese si dispersero al servizio di altri, che le portò anche a paetecipare alla famosa battaglia di Anghiari”. La II parte del libro parla di Angelo Tartaglia nell’opera letteraria di teodosio Laurenti da Toscanella di Michele Miscia: “Teodosio Laurenti era un sacerdote che nel 1861 per i tipi di Rocco Monarchi in Viterbo, diede alle stampe un poema dal titolo “Angelo di Lavello Tartaglia-Storia del XV secolo”.

Il componimento, che lo stesso redattore definisce “Cantica”, consta di tre Canti. L’opera è dedicata al Cardinale Angelo Quaglia. Il testo è denso di latinismi e non mancano citazioni dotte la cui comprensione abbisogna di una enciclopedia gnoseologica vasta, almeno per quel che attiene alle materie classiche ed a quelle folosofico-teologiche. Giuseppe Catarinella ha reperito il poemetto negli scaffali della Biblioteca “besso”, nota Fondazione con sede a Roma, ottenendone dalla Direzione il permesso di fotografare l’originale,quindi ha preceduto alla sua analisi. Oltre agli aspetti interpretativi, letterari e filologici, sono presi in considerazione quelli storici, relativamente al periodo in cui visse ed operò Angelo Tartaglia ed a quello in cui tal Teodosio Laurenti da Toscanella (odierna Tuscania) compose e pubblicò il suo poemetto”.

Lorenzo Zolfo