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LUIGI-MAZZEI
LUIGI MAZZEI

“Vieni con noi all’Elefanten?” Una domanda buttata lì, per caso, ma che in realtà ne comprende altre cento, come un sasso gettato nello stagno che da un punto disegna cerchi sempre più ampi.

“Con chi, cosa/come vestirsi, ce la farò, e se cadessi…” e mentre la testa cerca in tutti modi di distogliere i mille pensieri che cominciano a girare come un frullatore e di dissuaderti dall’iniziativa, lo “spiritello” della passione che vive nascosto in qualche punto mai trovato dello stomaco, spinge le mani a battere la tastiera del computer alla ricerca di ogni informazione possibile su questo raduno invernale di motociclisti considerato il più grande e il più longevo al mondo che da oltre 50 anni si ritrovano nel cuore della Germania, nella Foresta Bavarese.

E così in questa continua ed eterna lotta tra testa e “spiritello” passano i giorni, le settimane, fino a che… venerdì 31 gennaio, sveglia h. 6.00, h. 7.30 vrooom e anche il mio “Harley Sportster-Giò” è sveglio e vispo.
H. 8.10, area servizio A4-Brianza sud ritrovo con gli amici, i “1811-senza fretten”

LowRide - marzo 2014
Articolo LowRide – marzo 2014

H. 8.30, bottone.
H. 9.00, area servizio A4-Sebino Sud si recupera il resto del gruppo.
9 amici, 9 moto, tutte diverse, ognuna che riflette lo stile e il carattere del suo proprietario: harley, bmw, una self-made su base honda (forse?), tutti insieme per un unico obiettivo, l’ELEFANTENTREFFEN.
Pioggia battente, freddo, nevischio, Brennerpass. Discesa verso Innsbruck, sole che illumina le Alpi, quelle austriache, buio, ancora 90 km a Passau. Stanchezza, hotel, doccia calda, cena in stübe, meine name ist Clarissa, weissbier, stinco, passeggiata sul ponte di un Danubio più nero che blu, un pissoir in riva al fiume con il “walter” che dal calduccio della sua “cuccia” si rifiuta di mettere la testa fuori dall’uscio, rientro, sonno. Mattina, colazione con vista virtuale sul Danubio coperto di nebbia.

In sella, la “buca” ci aspetta, occhi sgranati a cogliere possibili gelate su strada, foresta bavarese, colline innevate e sole che scalda anche i nostri cuori.

Thurmansbang-Loh, strada chiusa all’accesso, only bikers allowed.
Incrocio di moto, vespe, scooter, vecchie e nuove glorie, alcune improbabili, altre sconosciute e indefinibili, sidecar …tanti sidecar, d’altronde la festa è in loro onore prima di tutto,  tutti lì per il 58° ElefantenTreffen.

Si, sono 58 anni che l’ultimo w/e di gennaio, pieno inverno, ci si ritrova da ogni dove nel cuore della foresta bavarese, non ai Caraibi.
Was ist Elefantentreffen? Prego, cercare su “big G”, o wikipedia, oppure ancora altrove.

In ogni caso, conta poco o niente saperne, conta solo e unicamente andarci.

Ma quest’anno c’è il sole! Tanto sole, ma anche fango, neve e poi foto-ricordo sotto lo striscione, come a dire “…amico, io c’ero!”
Chioschetto per patch, pins, adesivi, insomma, come in pellegrinaggio a un santuario, non si può non tornare a casa senza uno di questi “santini” e chissenefrega se un pezzo di adesivo costa 2,50 eurini, conta il valore immateriale di quel pezzo di carta adesiva.

Si entra “in buca”, birretta al chiosco, fuoco, tende, balle di paglia, stufe che fumano, perché la notte qui fa freddo per davvero, ma oggi c’è  il sole che splende sulla “buca” e l’emozione, tanta, si legge negli occhi.

Occhi che sorridono, alcuni anche lucidi e malcelati.
Ma è già tempo di ripartire, di rientrare verso casa.
Ancora foresta bavarese, bianche colline innevate baciate da questo sole d’inverno, una striscia d’asfalto, nera, che vi corre dentro, la strada, la nostra strada. Di noi, i cd. “Elefantini” e delle nostre moto che rombano di piacere.

Autostrada, sosta e uscita ogni 100 km alla ricerca di un benzinaio.
Si, perché in Germania il bello dell’Autobahn (cartelli blù e non verdi come i nostri) è che non si paga ed è ben tenuta, il brutto è che il benzinaio è nel paese vicino a 1-2 km. di una qualsiasi uscita.

Monaco, raccordo anulare che in questo sabato d’inverno sembra il romano G.R.A. o la tangenziale direzione A4 Cormano-Venezia con la gente che va chissà dove.

Sempre Autobahn, direzione Innsbruck-Italia.
Ma ancora sosta in corsia di emergenza, l’ennesima per la self-made-honda, ma anche per noi che ne approfittiamo per distendere i muscoli del collo e delle braccia che cominciano a far male per davvero.
Candele? No, questa volta solo benzina in riserva, ma intanto si sta facendo sera e poi buio.

Si sale verso il Brennerpass, pedaggio, consultazione veloce “…si prosegue?”, “Ci si ferma?”, “Ragazzi…sono le 18.30, sulla strada c’è acqua, fanghiglia, nevischio e poi è buio e a casa ci sono i nostri affetti in ansia per una telefonata che non arriva.”

Wipptalerhof Hotel, freccia a dx, sosta notturna.
Doccia, cena, ancora auguri a Magic Bob per il suo compleanno anche se ancora manca un giorno, ma intanto si brinda e si guarda il cielo per indovinare cosa ci aspetta l’indomani. Pioverà? Nevicherà? No tranquilli, c’è scirocco e quindi? Al max strada bagnata?

E invece, mattino, risveglio con le nostre moto sotto almeno 20 cm di neve, ma si deve partire, comunque.
Strada piena di sale ma pulita, efficienza da vecchio impero austro-ungarico.

Brennerpass e poi Italia, Bressanone o Brixen… , stessa cosa, siamo sempre e comunque in Italia, cari amici tirolesi, non dimentichiamolo.
E intanto il sole si affaccia tra le Alpi, italiane questa volta.

Si viaggia, 100/120/140, con il Magic che quando gli “prende il ritmo” eccolo che si lancia dai 60 ai 160 km/h in un elastico da bungee-jumping dal fondo alla testa del gruppo e poi di nuovo in fondo a far da scopa insieme a “bro Cosimo”. Perché il Magic è cosi, prendere o lasciare e gli amici si prendono e basta.

Intanto siamo a ridosso di Brescia, saluti, ancora gli occhi allegri e felici di quanta/quale strada abbiamo fatto insieme in questo freddo w/e di inverno.
Bergamo, le mani si alzano. Ciao, alla prossima, sempre sulla strada e il primo gruppo che va.

Barriera di Agrate, svincolo per Monza e altri due che alzano la mano. Saluti. Ancora un pezzo di tangenziale e ancora saluti all’ultimo compagno di strada.

Ormai solo, come il venerdì di due giorni addietro, alle 7.30 del mattino sotto l’acqua battente, a ripercorrere nei pensieri il perché di tutto questo per dirmi soltanto “amico mio, non c’è un perché a tutto questo. Sono le passioni che muovono il mondo, la testa può solo correre dietro.”

Luigi & “Harley-Sportster Giò” Mazzei