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cracolandiaPotenza, 2014-05-08 – Ciò che sta accadendo in Brasile e in generale in tutto il Sudamerica e in altre parti del mondo ha ripercussioni (ci sono dati precisi) su tutti i paesi del pianeta.  Dall’ufficio per la droga e il crimine dell’ONU solo in Brasile sono stati individuati 241 canali per il traffico umano, di cui 131 per il traffico internazionale. Il problema interessa ogni paese del pianeta non solo perché la fame, la miseria, la droga, la prostituzione e il traffico umano siano un problema eticamente di tutti, visto che attentano alla dignità di tutto il genere umano, bensì perché tutti i traffici hanno punti di partenza e punti di arrivo. Spesso questi punti di arrivo si chiamano Dallas, New York, Parigi, Roma, Torino e così via…

 

Un giorno di Aprile.

Ci troviamo di fronte ad alcune bambine che vivono nelle favelas di Rio dove operiamo e facciamo loro, come spesso accade durante le sessioni di sostegno scolare, una breve intervista. (Ometto nomi di luoghi e persone).

Unaltrosguardo (UAS): “Va tutto bene adesso dove vivi?”

Bambina1(BA1): “Non tanto. (Senza alzare lo sguardo)”

UAS: “Cosa succede?”

BA1: “……………..”

UAS: “C’è violenza?”

BA1: “(Fa cenno di sì con la testa)”

UAS: “Picchiano?”

BA1: “Picchiano e sparano. Mia mamma ha paura a uscire di casa”

UAS: “Come fate?”

BA1: “A volte non possiamo neanche andare a fare la spesa. Ci sono i proiettili nel muro della casa”

UAS: “La polizia pacificadora non vi aiuta?”

Bambina2: “La polizia è pagata dai trafficanti”

UAS: “Spacciano vicino a casa vostra?”

BA2: “Sotto casa. In tutti i posti. I poliziotti aiutano i trafficanti. Ma quando loro non li pagano si sparano. Altre volte si sparano tra trafficanti”

UAS: “Ma tutto questo succede nella parte alta della favela? O anche in basso?”

BA1: “In basso anche. Ma anche in alto. Ma là non si può andare. C’è la linea della morte. Non si può oltrepassare, chi lo fa viene ucciso dai trafficanti. Perché in alto torturano, bruciano e ammazzano i nemici e nessuno ci deve andare.

 

E così via su questo tono. Tutti i giorni. Ma la linea della morte non è solo un luogo fisico in una favela, e nemmeno solo una metafora. La Linea della Morte è ormai quello che separa la realtà dell’orrore di quello che è il mondo per circa 2 miliardi di persone (almeno), dall’illusione del mondo di quelli che credono di essere al sicuro e non solo non lo sono affatto, ma alimentano con la loro domanda oppure con il loro disinteresse il traffico di veleni, armi e persone. La malavita basa il suo inarrestabile successo non solo su una crescente domanda di sesso, droga e violenza, ma anche sulla disperazione di chi non ha altra possibilità che vendersi. Il traffico umano ha raggiunto proporzioni incredibili ed è legato alla miseria, all’abbandono, ai fortissimi flussi migratori, alla totale mancanza di strategie di vita e umanitarie. Purtroppo, come ho già rilevato in un mio precedente articolo, si parla di qualcosa solo quando la notizia accende gli animi, oppure non può essere taciuta per forza, o serve a qualcuno, oppure attizza un interesse morboso. Per esempio si parla dei rave-party solo quando hanno fatto troppo casino e il giorno dopo ci sono troppe lattine e troppo vomito da portare via. Mai quando si tratta di pacifiche feste ben riuscite. Si parla di bambini quando vengono sterminati da un pazzo, raramente per approfondire cosa passi loro per la testa. Si parla spesso dei preti quando sono pedofili, corrotti e stronzi, molto più raramente, nonostante il potere della chiesa, quando combinano qualcosa di buono. Ed è appunto anche di questo che intendo parlare. (Ricordo ancora una volta che non sono cattolico, tanto per fugare dubbi su eventuali interessi di qualche tipo da parte mia.)

La Conferenza Nazionale dei Vescovi Brasiliani ha lanciato per la quaresima una campagna, regolarmente passata quasi sotto silenzio, dal tema: Fraternidade e Trafico Humano. Ovviamente legata all’attenzione che il Vaticano, la Conferenza internazionale e quelle di diversi paesi pongono quest’anno su questo punto fondamentale. Cento pagine che parlano a lungo di quelli che sono i valori disconosciuti, i grossi interessi in gioco, il dovere etico di tutti, etc. etc. Ma vediamo i numeri.

Il traffico di esseri umani rende 32 miliardi di dollari l’anno, essendo così uno dei business più redditizi della malavita, con droga, armi e prostituzione.

A inizio giugno 2012, la OIT (Organizzazione internazionale del lavoro brasiliana) ha stimato che le vittime del lavoro forzato e dello sfruttamento sessuale arrivano a 20,9 milioni di persone in tutto il mondo. La ricerca ha accertato che circa 4,5 milioni(22%) delle vittime sono obbligate ad attività sessuale forzata; 14,2 milioni (68%) nel lavoro forzato in diversi settori; e 2,2 milioni (10%) per lo Stato (sì, lo Stato), con la militarizzazione forzata.

5,5 milioni di queste persone non hanno nemmeno 17 anni.

Gli schiavi del XXI secolo sono obbligati a sottoporsi ad attività sessuali estenuanti, a orari di lavoro di 12-14 anche 16 ore al giorno. Sono tenuti in stato di detenzione con servizi che farebbero rabbrividire anche un cane. Sono persino aziende “regolari” che “beneficiano” degli schiavi. Nessuno può chiamarsi fuori, a meno che non faccia finta di niente, visto che prima o poi durante la giornata utilizzerà un prodotto che proviene da questo sistema. I dati precisi e freddi continuano come un bollettino di guerra. E non è che tiro in ballo la guerra a caso, visto che il narcotraffico solo in Brasile negli ultimi 13 anni ha fatto più vittime del conflitto in Iraq. Ma andiamo oltre che arriva l’aspetto più raccapricciante. L’utilizzo di persone per l’espianto di organi.

È estremamente redditizio, forse più di droga, armi e prostituzione: nel 2003 il Ministério Público Federal (MPF) brasiliano denunciò 28 persone per questo crimine (per fortuna ci sono anche quelli che si danno da fare, tra mille difficoltà all’interno di organismi corrotti, rischiando molto). Avevano guadagnato intorno ai 4,5 milioni di dollari con la commercializzazione di 30 organi.

Dove si prendono tutti questi organi? È semplice, naturalmente se al posto della corteccia cerebrale hai un cervello da rettile, è chiaro.

Viene utilizzato molto internet, ma anche il contatto diretto. Di solito i “ricercatori di organi” sono persone affidabili, di medio-alto e alto livello culturale, che conoscono bene le vittime, ovviamente dei poveracci. Questi ultimi vengono avvicinati e circuiti sapientemente con promesse di lavoro e di miglioria della propria situazione. Questo vale per tutti i generi di destinazione delle vittime. Nel caso dell’espianto di organi a volte le vittime possono essere consenzienti poiché possono vendere (per una miseria) un organo. Se non sono consenzienti vengono rapite, con le stesse modalità utilizzate per le destinazioni schiaviste, ma in questo caso le vittime devono arrivare vive in una sala chirurgica. E allora? Allora vengono drogate con sostanze che permettano loro di sopravvivere all’interno di casse, dove per farli entrare spezzano loro le braccia – mi dice Padre Renato Chiera, con il quale collaboro in Brasile. La fonte dell’informazione è un poliziotto. Un ingegnere brasiliano invece ci spiega che evitare controlli su interi container, che trasportano qualsiasi cosa dai porti brasiliani verso ovunque, è facilissimo. Chiunque è corruttibile, perché il cocktail micidiale di miseria con mancanza di cultura ed educazione arriva ormai ovunque capillarmente. I corpi vivi destinati all’espianto vengono spediti negli Stati Uniti o in Sudafrica o altre destinazioni. Qui vengono utilizzati come fonti di organi freschissimi. La legge che obbliga l’anonimato del donatore è complice di questa situazione. Sempre Padre Renato ha raccolto la tristissima testimonianza di una signora che lavorava in uno studio medico dal quale si è allontanata spaventata quando ha sentito discorsi tra i medici sugli ipotetici valori di occhi, reni, cuore e altri organi di persone che lì venivano visitate. Sembrano leggende metropolitane, me ne rendo conto. Se non fosse che vediamo con i nostri occhi cosa sono capaci di fare banditi senza più nessun tipo di remora.

L’avidità senza fondo da una parte e la miseria cronica dall’altra, una miseria materiale, ma anche culturale che toglie qualsiasi speranza, decretano il destino di milioni di persone che vedono davanti a sé pochissime scelte. Vendersi, vendere qualcun altro, vendere la dignità, non credere più a nulla.

La linea della morte è qualcosa di molto più concreto, vicino e presente di quanto non si vorrebbe pensare. Non bastano Mondiali e Olimpiadi per nascondere la polvere sotto il tappeto. Distogliere lo sguardo e rimpinzarsi di cose inutili e titoli altisonanti o sperare in un ulteriore sviluppo come vaneggiano gli economisti privi di idee può durare ancora un po’, ma non tanto.

Scusate. Ci sono tante, moltissime cose belle. Prometto che dal prossimo articolo (per un po’) non vi darò più fastidio e parlerò solo più di amene e divertenti sciocchezze.