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Potenza, 2013-11-12 – Gentile redazione di lucanineuropa.eu, vi scrivo per portarvi a conoscenza di quanto sta accadendo nella Valle del Mercure, tra Basilicata e Calabria, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, dove la democrazia e la legalità vengono calpestati, i cittadini devono combattere contro chi rappresenta il territorio, contro l’ENEL e contro “vicini di casa” ostili. La questione riguarda la Centrale a biomasse del Mercure, un mostro di 35Mw che sorge nel cuore del Parco Nazionale. La storia è antica e, noi comunità e associazioni per la tutela e la difesa del territorio, saremmo ben lieti di potertene parlare. In breve: è un decennio che si protesta contro la riapertura della centrale che nulla ha a che fare con la vocazione del territorio e con le attività economiche ad esso connesse. Le popolazioni temono per la propria salute, perché quel “ferro vecchio” era una volta pieno di amianto che non si sa dove sia finito (il tasso di mortalità a causa di tumori nella Valle è molto elevato); la centrale produrrà scarichi che irrimediabilmente inquinerebbero un’area protetta (anche morfologicamente il sito è inadatto, essendo collocato al centro di una valle circondata da montagne in cui i fumi ristagnerebbero); e, ovviamente, non ci sono rassicurazioni sui livelli di inquinamento (nessuna centralina è stata installata) né sulla natura del materiale che verrà bruciato.

In tutto questo, la Comunità del Parco ha espresso parere contrario all’apertura della centrale. Numerose sono state anche le interrogazioni parlamentari riguardo questa questione. Il 2 agosto scorso, con una sentenza, il Consiglio di Stato ha decretato lo stop ai lavori. In barba alla sentenza e ponendosi al di sopra della legge, l’ENEL ha COMUNQUE predisposto l’apertura della Centrale che è tutt’ora funzionante, mentre decine e decine di camion trasportano il materiale (chissà cosa e da chissà dove).

Il 5 novembre scorso, i sindaci dei due comuni capofila nella protesta, cittadini, comitati e associazioni hanno chiesto un incontro al presidente dell’Ente Parco Domenico Pappaterra. Motivo dell’incontro era la necessità di ottenere garanzie sulla prosecuzione dell’azione legale dell’Ente Parco contro la centrale del Mercuri nell’imminenza dell’udienza del TAR del 15 Novembre prossimo, e chiedere altresì rassicurazioni sulle ventilate manovre dilatorie e addirittura sulla possibilità di ritiro da parte dell’Ente Parco dall’ iniziativa legale stessa. L’assenza del presidente ha impedito qualsiasi interlocuzione, pur in un momento segnato da fortissime tensioni sociali. Si è dunque deciso di stabilire in presidio all’interno della sede dell’Ente e di organizzarsi in un’Assemblea Permanente fino alla soddisfacente definizione della piattaforma rivendicativa relativa alla vertenza – centrale e alle relative garanzie che verranno formalmente richieste al presidente Pappaterra. Il 7 novembre si è tenuto l’incontro col presidente che, dopo una lunga attesa, s’è concesso al dialogo, ma solo con una piccola delegazione, quando invece il forum aveva espressamente chiesto di riunirsi con tutti i cittadini in Assemblea Permanente.

Fuori i cancelli tensione e clima teso, essendo presenti anche i comitati del Sì, sostenuti dai sindacati di categoria. Si sono evitati scontri grazie alle forze dell’ordine e al buon senso. La richiesta dei delegati di non rinviare l’udienza del TAR del 15 novembre non è stata accolta: la richiesta di rinvio è già stata effettuata. Ciò dimostra che il Parco, le regioni e l’ENEL hanno paura della decisione del TAR e cercano di prendere tempo. I comuni e i comitati hanno chiesto l’immediata sospensione della centrale sino alla decisione definitiva. E’ stato richiesto, inoltre, un incontro in loco con il Ministro dell’Ambiente per verificare l’assoluta inconciliabilità della Centrale col territorio. La delegazione ha lamentato che nessun controllo ad oggi viene effettuato sull’inquinamento prodotto dalla centrale e sul rispetto delle prescrizioni dell’autorizzazione.

I sindaci di Viggianello e Rotonda (il cuore del Parco) hanno dichiarato la volontà, qualora la centrale rimanga in funzione, di uscire dal Parco. A termine dell’incontro, in un’atmosfera torrida, Domenico Pappaterra, ha rifiutato qualsiasi confronto con i cittadini facendosi scortare dalle forze dell’ordine. La popolazione incredula non riesce a comprendere come un organo supremo come l’Ente Parco non sia in grado di avere autonomia decisionale su come gestire il proprio territorio, che, secondo Pappaterra (di nome e di fatto), deve sottostare alle decisioni politiche che provengono dai governi centrali (Il ministero dello sviluppo economico e dell’ambiente, ipse dixit) e regionali.

Nel frattempo le popolazioni stanno mantenendo il presidio all’interno della sede dell’Ente Parco. In un’area protetta si sta vivendo un’aggressione all’ambiente e alle popolazioni. La gente è esausta e sta affrontando una lotta contro colossi della politica, sindacati, multinazionali, per difendere la propria terra e la propria salute. La stampa e i media nazionali sembrano non interessarsi alla faccenda, sebbene gli occhi di tutta la Basilicata siano puntati su di noi. C’è chi ci chiama “ambientalisti”, ma nonne di 85 anni, anziani di 80 anni, bambini, agricoltori e semplici cittadini non possono essere definiti semplicemente “ambientalisti”.

Forum per la tutela della legalità e del territorio Stefano Gioia