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Il partito dei cattolici aperto a tutti ha candidato Gaspare Sturzo in Sicilia. A suo tempo Giovanni Paolo II era stato chiaro nel corso di un incontro con i dirigenti della provincia di Roma: “ E’ necessario far crescere più radicalmente una nuova mentalità e una nuova cultura, caratterizzate dal gusto dell’impegno e dell’accettazione del rischio, in una prospettiva di libertà e, insieme, di solidarietà”. Ugualmente chiaro è stato l’appello-invito di Benedetto XVI: “Occorre una nuova generazione di cattolici impegnati in politica”. Così è maturato il “noi ci siamo !” dei  soci fondatori del nuovo partito ITALIANI LIBERI E FORTI  (ILeF), che si propone di operare nel solco del profondo pensiero politico, economico e, soprattutto, morale di don Luigi Sturzo, fondatore nel 1919 del Partito Popolare Italiano e poi profeta inascoltato dai democristiani. Sturzo sosteneva che “la politica è di per sé un bene: fare politica è un atto di amore per la collettività; tante volte può essere un dovere del cittadino”.

I fondatori di ILeF non provengono dal mondo della politica, ma dal vasto mondo delle professioni. Hanno deciso di “salire” in politica in un momento in cui questa sta “scendendo” penosamente agli occhi dell’opinione pubblica. Il loro ambizioso obiettivo è di “ridare agli italiani l’orgoglio di essere italiani” con un programma di forti riforme, a partire dallo stesso modo di fare politica, riducendo il costo del pesante apparato statale e dando maggiore spazio e dinamismo al settore privato dell’economia. ILeF si dichiara laico e aconfessionale; non pretende di essere il partito dei cattolici, ma un partito di cattolici aperto a tutte le persone di buona volontà.

Il Prof. Eugenio Guccione, Presidente del Consiglio Nazionale di ILeF, ha affermato: “Non vogliamo essere il partito di tutti i cattolici, né proporre  nostalgicamente ricette sturziane a scatola chiusa, cioè riproporre alla lettera progetti e soluzioni indicate da Luigi Sturzo per situazioni e problemi del suo tempo. Siamo consapevoli che da allora a oggi molte cose sono cambiate; pertanto vanno affrontate e risolte con mentalità e tecniche moderne. Lo stesso Sturzo, uomo di grandi ideali, ma allo stesso tempo un politico con un profondo senso dello Stato e della realtà, teneva sempre in conto il mutare degli eventi e la necessità di comprenderli e di adeguarsi a essi”.

“Non saremo il partito dei leader dotati di milioni di euro, ma saremo il partito della gente normale; partiamo con scarse risorse finanziarie, ma non abbiamo paura…siamo razionalmente convinti che le risorse arriveranno e sarà tutto denaro pulito” ha sottolineato il Segretario Politico di ILeF,  Giovanni  Palladino “Queste risorse faranno parte di un bilancio trasparente e certificato da una società indipendente di revisione dei conti. La nostra sarà una ‘casa di vetro’, ogni tre mesi pubblicheremo il conto economico nel nostro sito web. Non vogliamo che il partito sia finanziato dal denaro pubblico, preferiamo che tutte le risorse siano private e che ovviamente non provengano da lobby economico-finanziarie, né tanto meno da logge massoniche. Punteremo molto sui giovani, perché vogliamo fare molto per i giovani.” C’è da cogliere proprio in queste parole e nella decisione di scendere in campo in un modo diverso, la vera novità di ILeF.

 E’ un cambiamento di mentalità che è stato auspicato anche dallo stesso Presidente del Consiglio, Mario Monti. Più competizione, più meritocrazia, più senso di responsabilità con l’assunzione di rischi ben ponderati all’interno di una economia sociale e solidale di mercato, dove lo Stato deve assumere il ruolo di arbitro e non anche quello improprio di giocatore, come è purtroppo avvenuto negli ultimi 50 anni (finendo così di fare un pessimo “arbitraggio” e un pessimo “gioco”). Rischiare è mettere in campo qualcosa che ci appartiene e ci caratterizza, a qualsiasi livello, da quello intellettuale a quello economico, da quello politico a quello imprenditoriale. Si tratta di far germogliare laicamente il grande potenziale di tutti noi, creando qualcosa di nuovo che sia corrispondente alle esigenze della società civile. C’è bisogno di ripensare allo Stato in modo diverso, iniziando con il porre limiti alla sua attività, nel pieno rispetto delle libertà individuali e delle capacità dei singoli.

Rischiare quando si è garantiti dallo Stato porta a una falsa crescita e a una illusione. Alcune attuali circostanze ci suggeriscono, in conclusione, di  riproporre queste parole pronunciate profeticamente da Sturzo il 4 novembre 1951:“Oggi si è arrivati all’assurdo di voler eliminare il rischio per attenuare le responsabilità fino ad annullarle…Gli amministratori degli enti statali sanno in partenza che se occorrono prestiti, garantisce lo Stato; se occorre lavoro, dovrà trovarlo lo Stato; se si avranno perdite, si ricorre allo Stato; se si produce male, ripara lo Stato; se non si conclude un granché, i prezzi li mantiene alti lo Stato. Dov’è il rischio? Svaporato. E la responsabilità? Svanita. E l’economia? Compromessa. In Italia oggi solo le aziende dei poveri diavoli possono fallire; le altre sono degne di salvataggio. Il rischio è coperto in partenza, anche per le aziende che non sono statali, ma che hanno avuto gli appoggi dello Stato.

In un Paese, dove la classe politica va divenendo impiegatizia, dove la classe economica si statalizza, dove molti lavoratori passano alle dipendenze dirette o indirette dello Stato, non solo va a morire la libertà economica, ma viene messa in pericolo la libertà politica”. Queste profetiche parole, pronunciate ben 60 anni fa, non hanno fatto altro che riflettere il progressivo degrado della politica e dell’economia in Italia  (per non parlare del clima morale), facendoci finire nella grave crisi attuale, dalla quale si può uscire solo con un deciso cambiamento di mentalità, innanzitutto a livello politico. Al nuovo partito ITALIANI LIBERI E FORTI va dato atto, se non altro, di voler rompere coraggiosamente uno ‘status quo’ nel quale il Paese si è pericolosamente adagiato e dalla cui trappola sono in molti a voler uscire.

C’è quindi bisogno di una nuova generazione di cattolici impegnati seriamente in politica, perché la vecchia generazione ha clamorosamente fallito. E ormai conosciamo tutti qual è stata la vera causa del fallimento: il mondo politico (compreso quello cattolico) si è servito per fini personali del potere piuttosto che servire, cioè essere utile alla società civile. E’ da sempre così, ma non è un motivo per rassegnarsi, è anzi un motivo per reagire e puntare decisamente al cambiamento.

Vito Piepoli