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L'opera Poetica di Ciro VitielloDi Carmen De Stasio – Un tempo emblematico assottiglia il confine tra le arti e la società contemporanea; esonda verso una nuova strutturazione di saperi, di albe e tramonti che avvengono nel poeta, surclassando e ottenebrando le albe e i tramonti di un giorno regolare. E nell’irregolarità si specchia la stupefacente innovazione della poesia di Ciro Vitiello: squassamento iperbolico e ossessivo alle contumacie di un periodare che sovente perde lustro in una strettoia nella quale si frange l’esistenza. Perduta la sollecitazione all’eventualità di un sogno, l’arte creativa di Ciro Vitiello assume i contorni e la contenutistica di un incessante confronto e perdura anche oltre il tempo quantificabile.

Ciro Vitiello ha lasciato il mondo delle cose concrete, ma concreta resta la sua poetica, che ancor oggi (a distanza di un anno circa dalla sua dipartita) ne contempla la figura consolidata nell’Olimpo della grande poesia contemporanea e oltre; s’inerpica lungo i muri di una realtà distribuita su piani intersecanti; ringiovanisce amara nelle crepe lasciate dal tremendo rumore provocato dal risveglio e si lascia calamitare verso l’unicità della sembianza per essere indagine e ricerca.

(…) Mentre
l’albume d’aria cola, diròttati, tienimi la mano – ricòrdati siamo tronchi di ciliegio, e copie d’api: (…)

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Ciro Vitiello, Jole (Corporazioni, 1975) in «L’Opera Poetica» (Vol. I), Guida Ed., Napoli, 2012, p. 9